Giorgia Meloni ci è riuscita. Il suo è il governo che dura da più tempo nella storia della Repubblica . Ha una maggioranza numericamente molto solida, figlia della sfida elettorale del 2022 e con la complicità di un’opposizione che allora si presentò alle urne in ordine sparso . Ma tenere insieme la coalizione non era affatto scontato, altri governi, con maggioranze sulla carta a prova di bomba, si sono persi per strada. Il dialogo è stato pressoché inesistente , vuoi perché la maggioranza ha giocato da sola, vuoi per l’assoluta indisponibilità delle opposizioni al confronto. Tenuta dei conti pubblici. È uno dei risultati più apprezzabili del governo . La premier, col ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, leghista, è riuscita a contenere le pressioni anche da parte degli alleati, che avrebbero fatto lievitare la spesa pubblica. E si sono guadagnati la patente di affidabilità della Commissione Ue e dei mercati finanziari : esito tutt’altro che scontato, nel 2022, quando si temeva l’isolamento del governo di destra in Europa. La critica delle opposizioni è di averlo fatto a scapito della crescita, limitandosi a galleggiare su una situazione di crisi . E, dall’estrema destra, di avere soltanto proseguito la politica di Mario Draghi. L’incognita, adesso, è se le elezioni porteranno a un cedimento per guadagnare consensi . Alla politica estera Giorgia Meloni , in accordo con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dedicato tanta parte del suo impegno istituzionale . Soprattutto sulla difesa dell’Ucraina , aggredita dall’imperialismo di Putin, ha tenuto dritta la barra, pur avendo in maggioranza una forza, la Lega di Matteo Salvini, ostile all’unione europea e ai sostegni militari a Zelensky . Difficile il rapporto con Donald Trump : forse la delusione più bruciante degli ultimi mesi. Anche se le accuse scomposte del presidente Usa e la dura risposta della premier le sono valse tanta solidarietà internazionale , dopo che non ha messo a disposizione le basi italiane per i bombardamenti contro l’Iran. Le tensioni con la Casa Bianca hanno accentuato il suo profilo europeo . Le riforme istituzionali si sono rivelate un terreno particolarmente ostico per il governo. Eppure, sul cambiamento della forma di governo, la maggioranza e la presidente del Consiglio in prima persona, si erano molto spesi, già al momento della presentazione del programma. Il premierato ha incontrato molti ostacoli , non solo per la contrarietà delle opposizioni, ma anche per la difficoltà oggettiva di disegnare un sistema credibile e capace di funzionare, visto il complesso equilibrio, fatto di pesi e contrappesi, che la riforma porterebbe con sé. L’impossibilità poi di approvare una legge costituzionale senza passare per il referendum ha fatto il resto , e il progetto, al momento, pare accantonato. La riforma della Giustizia , senza dubbio, ha rappresentato la battuta d’arresto più evidente e bruciante per il governo . Lo scontro con la magistratura, pur frequente anche con altri esecutivi, ha toccato livelli mai raggiunti, preoccupando, per i toni, anche il presidente della Repubblica . La vittoria netta del No al referendum sulla separazione delle carriere ha fatto fibrillare la maggioranza, e per un attimo ha fatto anche pensare alla possibilità di elezioni anticipate. Giorgia Meloni, subito dopo, ha chiesto e ottenuto le dimissioni di Santanchè e Delmastro . Ma anche in Forza Italia ci sono state ricadute importanti, prima tra tutte la sostituzione dei capigruppo di Camera e Senato. La nota dolente riguarda le liste di attesa . Perché i fondi stanziati, a fronte di una società che invecchia, non sono stati sufficienti a riformare un sistema che — vista la competenza regionale in materia — doveva partire dal sistema sanitario nazionale. La riforma è rimasta al palo e secondo gli ultimi dati la spesa pubblica nel settore si attesta al 6,2% del Pil . Tentativi e ritardi per il progetto che prevede la creazione di case di comunità con la presenza di medici di varie specializzazioni in grado di assistere chi non ha la necessità di andare in ospedale. Da rivedere il taglio dei fondi per prevenire e curare la salute mentale, soprattutto tra i ragazzi. Occupazione. Secondo l’Istat, l’Istituto di statistica , i livelli di occupazione rimangono stabili al 63,2 per cento, mentre la disoccupazione è al 5,8 . Rispetto al 2025 c’è una crescita del numero degli occupati, che dipende soprattutto dal fatto che sono diminuite le persone non attive. Ma il miglioramento che si registra non è ancora tale da evitare al l’Italia il ruolo di fanalino di coda rispetto agli altri Paesi europei . Pesano tuttora la differenza tra uomini e donne, nonostante le iniziative in questa direzione, e lo scarto tra Nord e Sud. Il punto dolente rimane la disoccupazione giovanile, che sfiora il 20 per cento arrivando al 18,9. C’è poi il problema dei salari, che continuano a non crescere. La scelta di aprire in Albania alcuni centri per i migranti ha ricevuto consenso in Europa, ma sul piano pratico non ha sortito effetti in Italia . L’accusa ai giudici di averne impedito il funzionamento, non ha retto al vaglio della corte europea. E ha costretto il governo a rimediare trasformandoli in strutture di accoglienza . Il decreto Cutro ha impedito a molti stranieri già presenti in Italia di rimanere, e ha favorito i flussi di chi invece arriva in maniera regolare. Il regolamento contro le Ong ha fermato gli sbarchi ma le partenze dall’Africa continuano . È rimasta invece sulla carta – perché vietata, dunque irrealizzabile – la promessa fatta in campagna elettorale di istituire un blocco navale contro le imbarcazioni dirette a Lampedusa. È stato sin da subito uno dei temi indicati come priorità , ma ha anche scontato il rischio, talvolta, di sfiorare la propaganda. La politica di far seguire, a ogni episodio che colpisce l’opinione pubblica, un provvedimento normativo, si è rivelata di difficile attuazione. È vero che i reati — nella maggior parte delle fattispecie — sono in calo, ma la percezione di insicurezza dei cittadini rimane alta. Le norme contenute nei tre decreti — che avevano come obiettivo primario fermare le violenze durante le manifestazioni di piazza — hanno puntato su misure come il fermo preventivo, molto difficile da eseguire nella pratica . Tagli ai fondi dei centri antiviolenza sulle donne. Anni particolarmente duri, non solo per l’Italia, sul fronte dell’energia. Le guerre in Ucraina e in Iran si ripercuotono pesantemente sui conti delle famiglie. Il governo Meloni si è mosso su più fronti, compreso il taglio delle accise per calmierare il prezzo della benzina e i decreti sulle bollette per famiglie e imprese. Avviata la legge delega per il ritorno al nucleare di ultima generazione, battaglia sugli extra profitti dei grandi gruppi energetici, un progetto per gli approvvigionamenti dopo lo stop alle forniture russe e <a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/25_giugno_20/piano-mattei-meloni-italiani-ed-europei-chiamati-a
Il governo batte il record di longevità. I punti forti (e quelli deboli): il bilancio di 1.413 giorni | I conti pubblici | La politica estera | Le riforme | Il lavoro
Giorgia Meloni ci è riuscita. Il suo è il governo che dura da più tempo nella storia della Repubblica . Ha una maggioranza numericamente molto solida, figlia della sfida elettorale del 2022 e con la complicità di un’opposizione che allora si presentò alle urne in ordine sparso . Ma tenere insieme la coalizione non era affatto scontato, altri governi, con maggioranze sulla carta a prova di bomba, si sono persi per strada. Il dialogo è stato pressoché inesistente , vuoi perché la maggioranza ha giocato da sola, vuoi per l’assoluta indisponibilità delle opposizioni al confronto. Tenuta dei conti pubblici. È uno dei risultati più apprezzabili del governo . La premier, col ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, leghista, è riuscita a contenere le pressioni anche da parte degli alleati, che avrebbero fatto lievitare la spesa pubblica. E si sono guadagnati la patente di affidabilità della Commissione Ue e dei mercati finanziari : esito tutt’altro che scontato, nel 2022, quando si temeva l’isolamento del governo di destra in Europa. La critica delle opposizioni è di averlo fatto a scapito della crescita, limitandosi a galleggiare su una situazione di crisi . E, dall’estrema destra, di avere soltanto proseguito la politica di Mario Draghi. L’incognita, adesso, è se le elezioni porteranno a un cedimento per guadagnare consensi . Alla politica estera Giorgia Meloni , in accordo con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dedicato tanta parte del suo impegno istituzionale . Soprattutto sulla difesa dell’Ucraina , aggredita dall’imperialismo di Putin, ha tenuto dritta la barra, pur avendo in maggioranza una forza, la Lega di Matteo Salvini, ostile all’unione europea e ai sostegni militari a Zelensky . Difficile il rapporto con Donald Trump : forse la delusione più bruciante degli ultimi mesi. Anche se le accuse scomposte del presidente Usa e la dura risposta della premier le sono valse tanta solidarietà internazionale , dopo che non ha messo a disposizione le basi italiane per i bombardamenti contro l’Iran. Le tensioni con la Casa Bianca hanno accentuato il suo profilo europeo . Le riforme istituzionali si sono rivelate un terreno particolarmente ostico per il governo. Eppure, sul cambiamento della forma di governo, la maggioranza e la presidente del Consiglio in prima persona, si erano molto spesi, già al momento della presentazione del programma. Il premierato ha incontrato molti ostacoli , non solo per la contrarietà delle opposizioni, ma anche per la difficoltà oggettiva di disegnare un sistema credibile e capace di funzionare, visto il complesso equilibrio, fatto di pesi e contrappesi, che la riforma porterebbe con sé. L’impossibilità poi di approvare una legge costituzionale senza passare per il referendum ha fatto il resto , e il progetto, al momento, pare accantonato. La riforma della Giustizia , senza dubbio, ha rappresentato la battuta d’arresto più evidente e bruciante per il governo . Lo scontro con la magistratura, pur frequente anche con altri esecutivi, ha toccato livelli mai raggiunti, preoccupando, per i toni, anche il presidente della Repubblica . La vittoria netta del No al referendum sulla separazione delle carriere ha fatto fibrillare la maggioranza, e per un attimo ha fatto anche pensare alla possibilità di elezioni anticipate. Giorgia Meloni, subito dopo, ha chiesto e ottenuto le dimissioni di Santanchè e Delmastro . Ma anche in Forza Italia ci sono state ricadute importanti, prima tra tutte la sostituzione dei capigruppo di Camera e Senato. La nota dolente riguarda le liste di attesa . Perché i fondi stanziati, a fronte di una società che invecchia, non sono stati sufficienti a riformare un sistema che — vista la competenza regionale in materia — doveva partire dal sistema sanitario nazionale. La riforma è rimasta al palo e secondo gli ultimi dati la spesa pubblica nel settore si attesta al 6,2% del Pil . Tentativi e ritardi per il progetto che prevede la creazione di case di comunità con la presenza di medici di varie specializzazioni in grado di assistere chi non ha la necessità di andare in ospedale. Da rivedere il taglio dei fondi per prevenire e curare la salute mentale, soprattutto tra i ragazzi. Occupazione. Secondo l’Istat, l’Istituto di statistica , i livelli di occupazione rimangono stabili al 63,2 per cento, mentre la disoccupazione è al 5,8 . Rispetto al 2025 c’è una crescita del numero degli occupati, che dipende soprattutto dal fatto che sono diminuite le persone non attive. Ma il miglioramento che si registra non è ancora tale da evitare al l’Italia il ruolo di fanalino di coda rispetto agli altri Paesi europei . Pesano tuttora la differenza tra uomini e donne, nonostante le iniziative in questa direzione, e lo scarto tra Nord e Sud. Il punto dolente rimane la disoccupazione giovanile, che sfiora il 20 per cento arrivando al 18,9. C’è poi il problema dei salari, che continuano a non crescere. La scelta di aprire in Albania alcuni centri per i migranti ha ricevuto consenso in Europa, ma sul piano pratico non ha sortito effetti in Italia . L’accusa ai giudici di averne impedito il funzionamento, non ha retto al vaglio della corte europea. E ha costretto il governo a rimediare trasformandoli in strutture di accoglienza . Il decreto Cutro ha impedito a molti stranieri già presenti in Italia di rimanere, e ha favorito i flussi di chi invece arriva in maniera regolare. Il regolamento contro le Ong ha fermato gli sbarchi ma le partenze dall’Africa continuano . È rimasta invece sulla carta – perché vietata, dunque irrealizzabile – la promessa fatta in campagna elettorale di istituire un blocco navale contro le imbarcazioni dirette a Lampedusa. È stato sin da subito uno dei temi indicati come priorità , ma ha anche scontato il rischio, talvolta, di sfiorare la propaganda. La politica di far seguire, a ogni episodio che colpisce l’opinione pubblica, un provvedimento normativo, si è rivelata di difficile attuazione. È vero che i reati — nella maggior parte delle fattispecie — sono in calo, ma la percezione di insicurezza dei cittadini rimane alta. Le norme contenute nei tre decreti — che avevano come obiettivo primario fermare le violenze durante le manifestazioni di piazza — hanno puntato su misure come il fermo preventivo, molto difficile da eseguire nella pratica . Tagli ai fondi dei centri antiviolenza sulle donne. Anni particolarmente duri, non solo per l’Italia, sul fronte dell’energia. Le guerre in Ucraina e in Iran si ripercuotono pesantemente sui conti delle famiglie. Il governo Meloni si è mosso su più fronti, compreso il taglio delle accise per calmierare il prezzo della benzina e i decreti sulle bollette per famiglie e imprese. Avviata la legge delega per il ritorno al nucleare di ultima generazione, battaglia sugli extra profitti dei grandi gruppi energetici, un progetto per gli approvvigionamenti dopo lo stop alle forniture russe e <a href="https://roma.corriere.it/notizie/politica/25_giugno_20/piano-mattei-meloni-italiani-ed-europei-chiamati-a

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