DAL NOSTRO INVIATO  FIRENZE — Le stelle stanno a guardare. In panchina. Tutte le nazionali ferite cambiano guida e si affidano ai grandi nomi, ben sapendo che se andrà male saranno Zidane o Klopp, Van Bommel o Xavi, Bilic o Jesus a fare da parafulmine . Perché tutti sognano di essere come la Spagna, campione d'Europa e del mondo in carica, ma nessuno si azzarda a promuovere un ct federale delle giovanili come hanno fatto a Madrid quattro anni fa con De La Fuente . E allora come in un romanzo di Dumas riecco vent'anni dopo Zinedine Zidane a Clairefontaine e presto anche contro l'Italia, il 2 ottobre allo Stade de France. Da quell'11 luglio 2006 a Berlino Zizou non aveva più messo piede nei luoghi sacri dei Bleus . E adesso scopre la vita da ct , dopo essere diventato l' unico a vincere tre Champions di fila e anche l'unico disposto ad aspettare sul trespolo, finché Deschamps se ne è andato come previsto dal contratto. Quello che non era in programma era la débâcle contro la Spagna in semifinale , che aumenta l'attesa attorno a Zidane, desideroso di cambiare un po' di cose, sia in campo sia fuori: con un 4-3-3 che darà più equilibrio all'attacco stellare visto negli Usa e con la raccomandazione di non parlare di politica , alla quale si deve attenere anche capitan Mbappé , il campione meno restio a esporsi sulle vicende più delicate. Zidane non ama esternare e vuole una Francia a sua immagine, nella quale lo stesso Mbappé sarà il riferimento, ma sulla fascia sinistra, con Dembélé falso nove. Per Jürgen Klopp con la Germania il lavoro sarà più complesso, perché il flop con il Paraguay è l'ultimo di una discreta serie. Il primo impatto del tecnico che si era ritirato e al Mondiale commentava le partite della squadra di Nagelsmann è stato forte, come il messaggio politico che ha voluto dare nei giorni dell'ascesa dell'AfD: «Non lasciamo la bandiera nelle mani sbagliate». Per farlo, oltre a trovare un grande centravanti, bisogna riportare entusiasmo e disciplina, perché «full metal Klopp» non vuole più ritardi a tavola, cellulari ovunque, barbieri nel ritiro e nemmeno i familiari. Xavi e Van Bommel (avversario dell'Italia domani ) sono stati due grandi giocatori, ma da allenatori devono confermare quello che hanno fatto vedere con Barcellona e Psv. Ripartire da ct stranieri può facilitare le cose, ma Olanda e Belgio sono due ecosistemi complessi. Xavi si è presentato come erede nella linea dinastica di Cruyff , che è poi il motivo per cui è stato chiamato dopo Koeman, che ha osato proporre la difesa a tre.  Se gli Oranje sono usciti ai sedicesimi contro il Marocco , il Belgio non è arrivato distante dalla semifinale con Garcia, eliminato dalla Spagna. Ma Van Bommel si è presentato a De Bruyne e compagni in tackle , come quando giocava: «Il Mondiale potevate vincerlo voi» ha detto ai suoi. Il portoghese Jesus dall'alto dei suoi 72 anni ha già chiarito che « Cr7 gioca solo se è in forma ». Mentre Bilic riprende la Croazia dopo i 9 anni di Dalic , ma con un Modric 41enne. Carisma e leadership abbondano. Ma non a tutti basteranno.