Ministro Paolo Zangrillo, passerà la legge elettorale ? «Sì. Ha avuto un percorso molto travagliato, ma ora apprezzo il richiamo alla responsabilità». Da FdI c’è chi ipotizza elezioni a maggio . Concorda? «È una fase complicata. Lavorare con continuità fino alla scadenza penso sia utile». Saranno le prime elezioni senza Berlusconi (a meno che non scenda in campo Marina. O Pier Silvio). Sarà la FI di Tajani? «Saranno senza Berlusconi. Sostituirlo è impossibile. Nessuno ha le sue caratteristiche. In questa fase di transizione non è sufficiente la leadership di Tajani se vogliamo raggiungere quel 20%, che considero un obiettivo alla portata della nostra forza politica. Occorre far sentire tutti partecipi. E tutti dobbiamo sentirci responsabili». Parla da capo corrente? «No. La mia corrente è Forza Italia. Non metto in discussione la leadership di Tajani ma la priorità è la capacità di fare squadra». Ora manca? «Quando ci si esprime con franchezza nei corridoi, e non nella sede in cui si prendono le decisioni, un problema c’è. Credo che il dissenso sia un valore. Occorre saper ascoltare anche le ricette degli altri». Quale sua ricetta non è stata ascoltata? «Per esempio abbiamo gestito i congressi secondo i pacchetti di tessere. Berlusconi non ha mai voluto sentir parlare di tessere e congressi. Non perché non siano importanti, perché sono una forma di finanziamento. E sono grato a tutti coloro che hanno lavorato per il tesseramento. Ma FdI ha la metà delle nostre tessere e il quadruplo di elettori e la classe dirigente non può essere fatta sulla base di pacchetti di voti». Tajani ce l’aveva con lei dicendo che in politica non si ragiona da manager? «Lui e anche altri mi hanno detto che la politica è diversa dalla gestione aziendale. Me ne sono accorto, alla grandissima. Ma neanche in azienda c’è uno solo che comanda. Da manager sceglievo le persone in cui credevo, per rispettare gli impegni. Se fare politica è circondarsi di persone di cui non sono convinto siano all’altezza, faccio un passo indietro». Per questo ha lasciato la segreteria FI del Piemonte? «Sono stato segretario regionale per otto anni. E in Piemonte FI ha espresso due ministri, il presidente della Regione, il capogruppo della Camera, il vicecapogruppo del Senato e il miglior risultato nel Centro Nord alle ultime Europee. Ho sostenuto la necessità di un rinnovamento e ho fatto un passo di lato. Ora però mi aspetto che la propensione al rinnovamento sia molto più spinta degli ultimi due mesi». Ai congressi ce n’era poca? «Sono stati confermati tutti i segretari uscenti. Per acclamazione. Una prova di forza dettata dalle tessere». Occhiuto propone 10 punti per innovare è d’accordo ? «Sì, ma è sempre necessario discutere. Per esempio sui diritti civili. Parla di adozioni agli omosessuali. Io ho molte perplessità ma sono d’accordo a confrontarci. Come sul fine vita. Non è nelle corde di FI: forza cattolica. Io credo nell’indisponibilità del valore della vita, ma anche nel valore della dignità. Occorre dare spazio alla discussione». Ma chi la impedisce? «L’ultima segreteria nazionale è stata fatta tre mesi fa. Mi aspetterei più coinvolgimento. Berlusconi ascoltava tutti, dopodiché si assumeva lui la responsabilità delle decisioni». Auspica più coinvolgimento o più potere? «L’unico potere che mi interessa è il potere di fare accadere le cose. È stato il mio mantra da ministro: la pubblica amministrazione è tornata a crescere. Abbiamo immesso 800 mila persone, il 60% sotto i 40 anni . L’età media è scesa da 52 a 48 anni. Abbiamo rinnovato tutti i contratti, ieri anche quello dei medici, stanziato 30 miliardi e introdotto il merito, il metodo digitale e 500 semplificazioni».