Nella vita quanto è iena da 1 a 10? «Zero. Non ho la vocazione della iena, ahimè, anche se potrebbe avere una certa utilità nella vita. Mi piacerebbe fare racconti mitologici su questa mia parte crudele, ma non è proprio nel mio dna. Al massimo sono una iena buona». Veronica Gentili ogni giovedì torna a condurre «Le Iene» su Italia 1 (mentre ogni domenica vanno in onda gli speciali «Le Iene presentano: Inside»). Quando i vertici di Mediaset le proposero il programma quattro anni fa, la sua prima reazione fu: ma siete matti? «Assorbita la follia, posso dire che è stata una gran bella idea. Ci sono programmi che tu devi pensare ex novo, che devi modellare su di te, qui invece dovevo trovare il modo giusto di entrare nella dinamica, mettendoci del mio, dosando il mio pensiero alla fine di ogni servizio». «Le Iene» sono un programma di inchiesta che però deve anche intrattenere. Non c’è il rischio di spingere sulla spettacolarizzazione per rendere certi temi più appetibili? «Coinvolgere gli spettatori e allo stesso tempo essere fedeli al racconto e alla realtà è un confine sottilissimo. Alle Iene è un equilibrio su cui lavorano benissimo Davide Parenti (l’ideatore) e singolarmente tutti gli inviati». Quest’anno i comici al suo fianco sono addirittura quattro: Carmine Del Grosso, Daniele Gattano, Vincenzo Comunale e Nathan Kiboba. «Anche in questo caso cerchiamo equilibrio, la giusta alternanza di registro: i miei commenti al servizio andato in onda cercano di non creare una cesura rispetto all’atmosfera in studio che è più ludica e leggera». Firma del «Fatto Quotidiano», opinionista politica su Rete4, conduttrice di un programma di infotainment: non sono troppe cose? «Mi piace diversificare, mi piace spaziare. Anche se la mia passione rimane la politica: mio papà mi ha cresciuta a pane e politica, credo di essere l’ultima in Italia a comprare cinque quotidiani di carta tutti i giorni». Ha condotto «L’Isola dei Famosi», che ora invece è stata affidata a Selvaggia Lucarelli. Le è dispiaciuto non essere stata riconfermata? «Assolutamente no. Oggi L’Isola ha una nuova veste che non è nel solco della continuità, è un programma fatto in modo completamente diverso: è registrato, è tutto in differita, con il conduttore in loco. Ma continuo comunque a pensare che tutte le esperienze, anche le più diverse, siano molto formative». Su Ranucci che posizione ha? «Mi è sembrato che la Rai lo aspettasse al varco. Lui non è sicuramente esente da una certa naïveté. Se lavori in un programma come Report che richiede attenzione e cura a tutto ciò che non è cristallino, determinati tipi di relazioni rischiano di inquinare il tuo lavoro. Però non si cacciano i conduttori dalla Rai in questo modo». TeleMeloni quindi non è una narrazione giornalistica come sostiene qualcuno? «La Rai tende a pendere dal lato del governo in carica, è successo tante volte. Ma credo che in questo momento si sia andati oltre, basta vedere tutta una serie di programmi, soprattutto di Rai3, che sono stati fallimentari in termini di ascolti rispetto ad altri che andavano meglio ma sono stati chiusi». A Mediaset invece il clima qual è? «Mediaset si salva da ogni genere di ragionamento di questo tipo perché gli ascolti hanno sempre ragione più di tutto il resto». È diplomata all’Accademia nazionale d’arte drammatica, il teatro cosa le ha insegnato? «Mi ha dato uno scudo e una corazza importanti prima di prendere la dimestichezza che arriva con l’esperienza. La politica è uno degli ambienti più complessi, il pregiudizio di partenza nei confronti di una giovane donna è molto forte. Con la recitazione impari a gestire l’emotività e la vocalità, ti permette di apparire più tranquilla di quello che sei». Il primo pregiudizio? «Appena ti affacci in video, prima che tu apra bocca, lo vedi subito il pensiero degli altri: “Ma questa chi è?”». Quanto bisogna essere egocentrici per fare tv? «Molto». Lo è anche nella vita? «Non succede praticamente mai che a una cena io sia quella che ti racconta tutto di sé, non ho la smania di essere al centro dell’attenzione. La telecamera nutre il mio egocentrismo, quindi se nella vita “normale” sto un passo indietro. Piuttosto sono molto curiosa, sono una grande ascoltatrice. Il teatro mi ha aiutato anche in questo: a volte bisogna mettersi al servizio dell’opera, non sempre puoi fare il Veronica Show».