DALLA NOSTRA INVIATA NEW YORK —  Il problema — non solo del tennis — sono gli uomini che non si affrancano mai dal ruolo di figli. Non vogliono. Non possono. Non ci riescono. Jannik Sinner , il sole attorno a cui ruotano gli altri pianeti made in Italy, ha tagliato il cordone ombelicale con la famiglia a 13 anni, quando ha preferito il budello sintetico alla sciolina ed è derapato a valle dall'Alto Adige. Una rivoluzione interiore, non senza dolore: la rinuncia alla protezione genitoriale comporta un'assunzione di responsabilità . Vinco per merito mio, perdo per colpa mia . Ecco perché per Jannik era così importante dimostrare ai suoi di aver fatto la scelta giusta: il tennis non era un capriccio di bambino, come ci hanno dimostrato i fatti. Senza il numero uno, fermo ai box per la tendinite al ginocchio che gli impedisce di giocare da Wimbledon , alla nouvelle vague della pattuglia azzurra (dieci italiani in tabellone a New York) era richiesto il salto di qualità, nonché una presa di coscienza: affrontare uno Slam all'ombra di Jannik è sfida ben diversa dall'esporsi in prima persona , ritrovandosi nudi e nemmeno alla meta. E così, con l'eliminazione di Luciano Darderi , l'Open Usa diventa il primo Major da Melbourne 2024 senza azzurri ai quarti . Solo tre mesi fa, sulla rive droite , in contumacia di Sinner crollato sotto il solleone , tra gli ultimi otto ce n'erano tre : Matteo Berrettini, Matteo Arnaldi e Flavio Cobolli, finalista con Zverev . A New York Flavio è arrivato esausto per sua ammissione, Lorenzo Musetti ha avuto un drastico calo fisico che ha paragonato a quello di Sinner a Parigi, Luciano Darderi è andato a sbattere contro il favorito, Zverev , in una notte in cui ha pagato cara l'inesperienza su questi palcoscenici. «Gente, movimento, confusione — ha spiegato —. Non ho molte partite disputate su campi come l'Arthur Ashe: ero tesissimo». Il debutto sul centrale di Flushing, l'arena in cui Federer ha vinto 78 volte e Sampras 112, non si scorda mai. Cosa chiedere di più a Darderi, che si aspetta una (meritata) convocazione in Davis per le finali di Bologna? Nella stagione che lo ha innalzato al suo best ranking (n.16 a maggio), ha perso da Sinner a Melbourne e da Zverev a New York, i numeri 1 e 2. Sono gli altri classe 2002 di un attacco a tre punte nato nell'arco di ottantuno giorni, Musetti e Cobolli, ad aver deluso. Ancora una volta, Lorenzo e Flavio sono sembrati condividere la stessa ritrosia a crescere . Diventare grandi a 24 anni comporterebbe la scelta di mettere la giusta distanza tra sé e le figure paterne: il padre tennistico di Musetti, Simone Tartarini, e il padre biologico di Flavio, Stefano Cobolli. Anche Darderi è allenato da papà Gino, a cui l'altra sera ha intimato di cambiare posto per scaramanzia, tra le risate di tutto lo stadio. Ma l'ottimo Tartarini, che era un maestro di club, ha portato Musetti al n.5 e Cobolli senior ha accompagnato il figlio al n.7 attuale : licenziarli non è concepibile e affiancare loro un'altra voce esterna complicatissimo, perché i padri che sentono sfuggire la presa hanno mille strategie emotive, consce ed inconsce, per rimettersi al centro del villaggio. La situazione non è semplice.  Per l'impossibilità di separarsi dal padre, il ragazzo che a vent'anni correva i 100 metri sotto i 10", Filippo Tortu, ha buttato al vento una carriera da sprinter. Procrastinare o mantenere il ruolo di figlio garantisce un rifugio sicuro, solleva dal peso delle responsabilità adulte, concede scuse: faceva caldo, faceva freddo, l'avversario tirava sulle righe, non mi hai dato la strategia giusta, non hai creduto abbastanza in me e quindi, per punirti, perdo. Freud, più che Bollettieri, ci andrebbe a nozze. Meglio allenare orfani, diceva il grande Nick. O Jannik Sinner, che non è ancora tornato ad impugnare la racchetta e ad allenarsi con continuità ma spera di rientrare a Pechino a fine mese. Sarebbe ossigeno per sé, per tutti.