«Secondo me quella del telefono e dei social è stata una delle cause. Lui continuava a lamentarsi di questa vicenda. Fra l’altro, il giorno dopo il ragazzo doveva iniziare la scuola quindi magari era un momento concitato. Io in primis ho aiutato a scrivere la mail con le richieste di aiuto alla scuola ma non abbiamo avuto risposte». Ne è sicuro l’amico del sessantenne di origini marocchine trovato morto in casa nella notte tra martedì e mercoledì a Marano Vicentino, Comune nella zona nord della provincia berica, dopo essere stato ucciso a coltellate dal figlio quindicenne. L’amico è colui che ha dato l’allarme ai carabinieri, in seguito alla chiamata ricevuta da alcuni parenti in Germania, a loro volta avvertiti dalla madre che vive a Dubai. A fare partire l’allarme era stata la figlia di 14 anni, presente in casa al momento del delitto. Secondo l’amico di famiglia, connazionale della vittima, l’intera vicenda ha un punto fermo: l’ossessione del ragazzo per il telefono e i social . Una situazione che era diventata insostenibile per il padre, tanto che era stato aiutato dall’amico nel redigere una mail alla scuola che frequentava il figlio per segnalare questo problema che ormai aveva assunto contorni giganteschi . Non può che essere questo quindi, secondo chi conosceva bene i due, almeno uno dei moventi che hanno portato quel ragazzino così magro a prendere in mano un coltello e a colpire a morte il padre. A scuola, però, questo suo disagio non pareva emergere. Il ragazzo, arrivato in Italia lo scorso ottobre, viene descritto come una persona che non aveva mai dimostrato segni di violenza, e l’unico supporto che si era reso necessario era stato quello linguistico. Diversamente dai compagni, hanno spiegato dalle scuole medie di Marano dove il quindicenne frequentava la classe terza, lui non aveva mai avuto particolari problemi nel rapportarsi con i coetanei o con gli insegnanti. Insomma, a sentire i professori nulla faceva presagire a quello che è poi successo l’altra notte, i cui contorni non sono ancora chiariti del tutto. A tal proposito, continuano intanto le indagini da parte dei carabinieri, impegnati a ricostruire tutti i dettagli di questa vicenda. In seguito all’allarme i carabinieri sono intervenuti davanti alla palazzina, intercettando immediatamente il figlio, il quale ha ammesso di aver avuto, pochi istanti prima, un violento alterco con il padre sfociato nell’aggressione a quest’ultimo con l’impiego di un’arma da taglio. I militari sono subito entrati nell’immobile, rinvenendo sul pavimento della cucina il corpo privo di vita dell’uomo . Il cadavere presentava ferite multiple, compatibili con un’aggressione con un’arma taglio. Per assicurare un quadro probatorio completo e rigoroso, hanno spiegato i militari, sono iniziate nell’immediato le attività d’indagine condotte dagli specialisti del Nucleo Investigativo, i quali hanno curato i dettagliati rilievi tecnico-scientifici. Il quindicenne è stato quindi arrestato dai carabinieri mentre la salma della vittima è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria minorile di Venezia per le successive indagini. Le operazioni dei militari sono andate avanti fino all’alba. Prima di ottobre dello scorso anno entrambi i figli vivevano con la madre, l’ex moglie della vittima, che risiede ancora a Dubai. Poi, per motivi familiari, fratello e sorella erano stati mandai a viver dal padre, il sessantenne che lavorava come operaio in una ditta di Montecchio Maggiore che si occupa di smaltimento dell’amianto. Arrivato in Italia nel 2019, l’uomo aveva avuto un passato da sceneggiatore per la televisione nel suo Paese, il Marocco. Oltre ai film si era molto occupato anche di teatro. Orgoglioso di essere marocchino, era un’amante dell’arte a tutto tondo, dalla fotografia alla pittura, e nel tempo libero si dedicava ai figli.