Un delitto che sembra inspiegabile e che ha lasciato sotto choc un’intera comunità. Un sessantenne marocchino è stato trovato morto in casa nella notte tra martedì 8 e mercoledì 9 settembre a Marano Vicentino , comune nella zona Nord della provincia berica. A ucciderlo il figlio quindicenne, che lo ha accoltellato più volte al culmine di una lite avvenuta nel cuore della notte. Il cadavere è stato trovato nel loro appartamento al primo piano di una palazzina che si trova a due passi dal municipio. A far scattare l’allarme, poco dopo l’una di notte, è stata la figlia quattordicenne della vittima, che ha assistito all’aggressione. Intervenuti davanti alla palazzina, i carabinieri hanno intercettato immediatamente il figlio, il quale ha ammesso di aver avuto, pochi istanti prima, un violento alterco con il padre, sfociato nell’aggressione a quest’ultimo con l’impiego di un’arma da taglio. I carabinieri allora sono entrati subito in casa, trovando sul pavimento della cucina il corpo privo di vita del papà del ragazzo, che presentava ferite multiple compatibili con un’aggressione da arma da taglio. Per assicurare un quadro probatorio completo e rigoroso, spiegano i militari, sono iniziate subito le indagini portate avanti dagli specialisti del Nucleo investigativo, che hanno curato i rilievi tecnico-scientifici. Il quindicenne è stato arrestato , mentre la salma è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria minorile di Venezia, per le successive indagini. Le operazioni dei militari sono andate avanti fino all’alba. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, è stata la secondogenita della vittima a lanciare l’allarme, avvertendo la madre , che vive a Dubai. Quest’ultima si è messa in contatto con alcuni parenti emigrati in Germania, che hanno immediatamente contattato un amico di famiglia residente proprio a Marano Vicentino, il quale ha telefonato ai carabinieri. L’uomo si dice sconvolto per quello che è successo e non riesce a darsi una spiegazione: « Non c’erano stati problemi in passato, il ragazzo non è mai stato violento. Da quello che so aveva solo dei problemi con l’utilizzo del telefonino e dei social negli ultimi tempi, ci era sempre attaccato, ma al di là di questo, null’altro. Si tratta veramente di un gesto assurdo, non mi sarei mai aspettato una cosa del genere, arrivare alla morte. Parliamo di un ragazzino magrissimo, eppure è capitata la tragedia». Anche tra i vicini di casa il sentimento che regna è l’incredulità. Stando ai loro racconti, tra padre e figlio non si erano mai registrati particolari problemi. «Il padre l’ho conosciuto — racconta una donna che per quarant’anni ha gestito un salone di parrucchieri nelle vicinanze — e devo dire che era una degna persona . Mai avrei pensato che potesse capitare un dramma del genere. Questo è un quartiere residenziale , incrociavamo spesso la famiglia coinvolta nei fatti e la vittima mi sembrava veramente una bella persona. Me lo vedo qui, davanti agli occhi, non posso ancora crederci». Arrivato in Italia da Dubai lo scorso ottobre insieme alla sorella, il quindicenne frequentava le scuole medie di Marano Vicentino. Nemmeno a scuola, spiegano dall’istituto, aveva mai manifestato i segni di un possibile squilibrio. «Sostanzialmente l’alunno non aveva dato problemi — conferma il preside — era stato inserito molto bene nella sua classe. Ovviamente era stato attivato supporto linguistico, perché quando è arrivato parlava pochissimo l’italiano. Comunque non c’era mai stato bisogno di procedere con altri tipi di sostegno, non era mai stato segnalato nessun problema con compagni e insegnanti. Aveva un atteggiamento collaborativo dal punto di vista sociale e nemmeno all’esterno della scuola aveva mai fatto nulla che non andasse. Non era mai stato aggressivo con i compagni, come spesso succede. Siamo tutti esterrefatti». Anche nella azienda edile in cui lavorava il padre, a Montecchio Maggiore, il sentimento che regna è l’incredulità. «Lavorava con noi — spiega il titolare — era un bravo operaio . L’unica preoccupazione che ricordo è legata all’arrivo dei due figli. Gli aveva causato un po’ di problemi, che però non sembravano riflettersi sulla sua professionalità. Al lavoro era tutto normale, era una persona che si impegnava sempre».
Tragedia nel Vicentino, 15enne uccide il padre: la lite furibonda e le coltellate in casa. A dare l'allarme la sorella 13enne
Un delitto che sembra inspiegabile e che ha lasciato sotto choc un’intera comunità. Un sessantenne marocchino è stato trovato morto in casa nella notte tra martedì 8 e mercoledì 9 settembre a Marano Vicentino , comune nella zona Nord della provincia berica. A ucciderlo il figlio quindicenne, che lo ha accoltellato più volte al culmine di una lite avvenuta nel cuore della notte. Il cadavere è stato trovato nel loro appartamento al primo piano di una palazzina che si trova a due passi dal municipio. A far scattare l’allarme, poco dopo l’una di notte, è stata la figlia quattordicenne della vittima, che ha assistito all’aggressione. Intervenuti davanti alla palazzina, i carabinieri hanno intercettato immediatamente il figlio, il quale ha ammesso di aver avuto, pochi istanti prima, un violento alterco con il padre, sfociato nell’aggressione a quest’ultimo con l’impiego di un’arma da taglio. I carabinieri allora sono entrati subito in casa, trovando sul pavimento della cucina il corpo privo di vita del papà del ragazzo, che presentava ferite multiple compatibili con un’aggressione da arma da taglio. Per assicurare un quadro probatorio completo e rigoroso, spiegano i militari, sono iniziate subito le indagini portate avanti dagli specialisti del Nucleo investigativo, che hanno curato i rilievi tecnico-scientifici. Il quindicenne è stato arrestato , mentre la salma è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria minorile di Venezia, per le successive indagini. Le operazioni dei militari sono andate avanti fino all’alba. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, è stata la secondogenita della vittima a lanciare l’allarme, avvertendo la madre , che vive a Dubai. Quest’ultima si è messa in contatto con alcuni parenti emigrati in Germania, che hanno immediatamente contattato un amico di famiglia residente proprio a Marano Vicentino, il quale ha telefonato ai carabinieri. L’uomo si dice sconvolto per quello che è successo e non riesce a darsi una spiegazione: « Non c’erano stati problemi in passato, il ragazzo non è mai stato violento. Da quello che so aveva solo dei problemi con l’utilizzo del telefonino e dei social negli ultimi tempi, ci era sempre attaccato, ma al di là di questo, null’altro. Si tratta veramente di un gesto assurdo, non mi sarei mai aspettato una cosa del genere, arrivare alla morte. Parliamo di un ragazzino magrissimo, eppure è capitata la tragedia». Anche tra i vicini di casa il sentimento che regna è l’incredulità. Stando ai loro racconti, tra padre e figlio non si erano mai registrati particolari problemi. «Il padre l’ho conosciuto — racconta una donna che per quarant’anni ha gestito un salone di parrucchieri nelle vicinanze — e devo dire che era una degna persona . Mai avrei pensato che potesse capitare un dramma del genere. Questo è un quartiere residenziale , incrociavamo spesso la famiglia coinvolta nei fatti e la vittima mi sembrava veramente una bella persona. Me lo vedo qui, davanti agli occhi, non posso ancora crederci». Arrivato in Italia da Dubai lo scorso ottobre insieme alla sorella, il quindicenne frequentava le scuole medie di Marano Vicentino. Nemmeno a scuola, spiegano dall’istituto, aveva mai manifestato i segni di un possibile squilibrio. «Sostanzialmente l’alunno non aveva dato problemi — conferma il preside — era stato inserito molto bene nella sua classe. Ovviamente era stato attivato supporto linguistico, perché quando è arrivato parlava pochissimo l’italiano. Comunque non c’era mai stato bisogno di procedere con altri tipi di sostegno, non era mai stato segnalato nessun problema con compagni e insegnanti. Aveva un atteggiamento collaborativo dal punto di vista sociale e nemmeno all’esterno della scuola aveva mai fatto nulla che non andasse. Non era mai stato aggressivo con i compagni, come spesso succede. Siamo tutti esterrefatti». Anche nella azienda edile in cui lavorava il padre, a Montecchio Maggiore, il sentimento che regna è l’incredulità. «Lavorava con noi — spiega il titolare — era un bravo operaio . L’unica preoccupazione che ricordo è legata all’arrivo dei due figli. Gli aveva causato un po’ di problemi, che però non sembravano riflettersi sulla sua professionalità. Al lavoro era tutto normale, era una persona che si impegnava sempre».

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