DAL NOSTRO INVIATO  MADRID - L’assemblea del pomeriggio di ieri a Puerta del Sol si è conclusa con un voto per acclamazione . «Volete continuare l’occupazione della piazza?». Parte il «sì» tra gli applausi. Mozione approvata come ogni giorno dal 26 settembre a questa parte. Carmen, Pedro, Ana, Juan e gli altri non mollano. Erano cento la prima notte, sono già più di 2.500. La piazza al centro di Madrid dove si mangia l’uva a Capodanno, non basta più. Calle Alcalà, una via pedonale a fianco, è già stata invasa dalle prime tendine. Plaza Major, il Mercato di San Miguel, la Gran Via, tutte destinazioni turistiche, sono cinque minuti a piedi. Sotto tentoni blu da mercato appesi tra un lampione e l’altro, c’era chi poneva l’obbiettivo di arrivare con le tende a Piazza Callao . «Portatele tutte, anche quelle dimenticate in cantina». I ragazzi di Puerta del Sol si sono scelti una stagione più complicata dei loro fratelli maggiori per fare la storia. Il 15 maggio 2011 era cominciato un altro camping di protesta . Da là uscirono leader e partiti che terremotarono la politica spagnola. Allora avevano da affrontare il caldo dell’estate, ora li aspetta l’inverno. Erano i vari indignados, studenti e professori, dell’onda uno-vale-uno ormai relegati attorno al 5 per cento. I nuovi contestatori devono ancora farsi conoscere, ma ne seguono le orme. Anche allora al governo c’era un socialista che non usò la forza per sgomberarli. Accettò il confronto col risultato di farsi drenare voti dalla sinistra-sinistra che uscì dalla piazza con un partito nuovo di zecca: Podemos. Ora Pedro Sánchez spera di cooptarli. «Non ce ne andremo fino a che non avremo risolto il problema della casa » dice Raquel del «Collettivo dei danneggiati dalla linea del metro». Nel 2011 il tema sembrava la rifondazione della sinistra , ora la revoca dell’affitto. Il copione però è identico. Al mattino i ragazzi fanno i turni di pulizia a favore di social media. Al pomeriggio i negozianti si lamentano davanti alle tv per lo sporco e il calo dei turisti. «Una calamità per tutta Madrid» esagera il direttore di un hotel a due passi. Se la politica è comunicazione, gli acampados (gli accampati) hanno cominciato bene. In una settimana hanno già prodotto buoni slogan . Per la difficoltà dei giovani a trovare un tetto, tutti con un mazzo di chiavi in mano : «Non sono le mie chiavi, ma quelle di mia madre». Oppure la definizione dei «Fondi avvoltoio» per le immobiliari che comprano, sfrattano e affittano ai turisti. La destra che esprime il sindaco e il presidente della Comunidad, l’equivalente della nostra Regione, chiede le maniere forti e, visto che il governo non reagisce, si rivolge alla magistratura. La prova del pericolo sono i coltelli con cui gli acampados tagliano meloni e salami. I meme per farsi beffe del sindaco sono stati più rapidi della sentenza. «La nostra è una lotta pacifica » assicurano i ragazzi. Pochi ieri sera avevano sopra i trent’anni. In effetti, sabato notte è toccato alla polizia difenderli da un corteo di estrema destra. Oltre 400 nero vestiti e col braccio teso nel saluto romano hanno marciato su Puerta del Sol. La Guardia Civil ha fatto scudo alle tende illegali, sparato lacrimogeni e arrestato alcune teste rasate. Ha avuto più successo la pioggia. Ieri alle 20.30 sotto un acquazzone i contestatori sono sciamati fuori dagli igloo della Decathlon e sono andati a dormire. A lottare sono rimaste praticamente solo le tende. «Siamo mezzo milione in tutta Spagna» dicono. Il prossimo passo è misurarsi con lo sciopero generale .