«All'inizio dell'anno scolastico non auguriamo soltanto buoni risultati. Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità, luoghi in cui nessuno si senta escluso». Così il cardinale Matteo Zuppi , presidente dei vescovi italiani, ha indirizzato il suo messaggio agli studenti e agli insegnanti, aprendo il Consiglio episcopale permanente a Roma e ha ricordato le sfide educative di questo momento: l' inclusività, che è diventato un tema d'attualità dopo che la premier Giorgia Meloni ha rilanciato domenica la proposta di mettere un tetto al numero di stranieri nelle classi, ma anche la tecnologia dilagante («le scuole siano laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia»). A tutti ha ricordato come andare a scuola sia un modo «di custodire il tempo lento dell'ascolto, dello studio, della meraviglia, del confronto vero, senza i quali nessuna libertà interiore può crescere. La scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune ». Tre i temi trattati dal cardinale nel suo discorso sull'educazione: «In questi giorni le scuole hanno riaperto i cancelli: tornano domande che riguardano tutti, non solo chi insegna o studia. La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza. Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo. I recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo», ha detto citando la «Magnifica Humanitas» in cui Leone XIV ha indicato quelle educative come «sfide non più rinviabili».  «La prima sfida è quella delle disuguaglianze educative - ha detto Zuppi - Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace».  «La seconda è pedagogica e riguarda anche il cambiamento tecnologico . L' intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l'opera educativa - ha ricordato il cardinale prendendo a prestito le parole contenute nell'enciclica di Leone XIV - La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna. A questo sguardo (degli insegnanti) va un grande riconoscimento.  «La terza sfida è forse la più profonda custodire la capacità di pensare . In un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni, servono luoghi dove imparare a sostare, ad approfondire, a distinguere il vero dal falso, l'essenziale dal superficiale. I giovani hanno bisogno di adulti che testimonino che la vera conoscenza non è accumulo di dati, ma sapienza per la vita».