È come se alla storia del tennis fosse caduto di tasca il portafoglio. Jannik Sinner e il suo alter ego Carlos Alcaraz hanno riempito quest’anno con le loro vittorie, che sono state tantissime nel caso del nostro campione, ma soprattutto con le loro assenze. Mai si era avuto un periodo dove i due più forti tennisti del mondo stessero lontani dai campi per così tanto tempo, e quando c’era uno mancava l’altro, e questo riempiva ogni evento di asterischi e di rimpianti per quel che avrebbe potuto e dovuto essere, lo scontro diretto tra i due unici marziani attualmente in circolazione, quelli che rispetto agli altri fanno proprio un altro sport. Abbiamo vissuto una ben strana stagione. Come altro si potrebbe definire quella dove un quasi quarantenne ex numero uno del mondo in soli tre giorni batte più avversari tra i primi dieci della classifica di quanti ne abbia sconfitti negli ultimi dodici mesi colui che il prossimo novembre a Torino verrà incoronato come nuovo numero uno del mondo? E tutto questo avviene nello stesso giorno in cui un Alcaraz palesemente a mezzo servizio domina in quel di Tokyo , mostrando al resto del gruppo quale sarebbe lo stato delle cose, se solo madre natura lo permettesse. La prima parte del 2026 di Jannik sembrava il 2011 di Novak Djokovic. C’era stato lo scivolone nella semifinale dell’Australian Open contro il mostro serbo, ma a partire da quel momento il passo marziale era stato lo stesso, con avversari battuti facilmente, compreso Alcaraz in quel di Montecarlo, il loro primo e unico incrocio dell’anno. Poi, più nulla. Lo spagnolo usciva di scena la settimana seguente , e così per i malpensanti è diventato lecito apporre una nota a margine persino all’incredibile cavalcata di cinque Master 1000 consecutivi fatta dal fuoriclasse italiano, e anche al suo secondo Wimbledon. Poi è avvenuto l’opposto . Dentro Carlos, fuori Jannik. Oppure tutti e due, come al Roland Garros, per le ragioni che purtroppo conosciamo. Questa altalena ha provocato specialmente da noi un impazzimento collettivo che finalmente Jannik ha messo a tacere con un video da un minuto. La scelta migliore: tre mesi tranquillo senza nessuno che gli chieda a ogni ora quando tornerà. A volte basterebbe poco, ma bisogna che qualcuno intorno a lui ci pensi. Prima, e non dopo. Ci sono già state stagioni matte, ma il 2026 lo è ancora di più. Perché a raccogliere quel portafoglio è stata per due volte la stessa persona. Alexander Zverev ha approfittato al meglio della situazione : non si può né si deve fargliene una colpa. Ma è vero che il tedesco arriva al traguardo di una vita con un record disastroso nel 2026 contro i top 10 (2 vittorie e undici sconfitte) e un bilancio di 0-7 contro Sinner, Alcaraz e Djokovic. Gli va riconosciuto però il merito di una presenza costante. L’integrità fisica si è rivelata un bene rifugio di valore più alto rispetto all’essere più forte di tutti gli altri.   E se adesso stiamo già tutti guardando al 2027 come all’anno della vendetta, ricordiamoci di questo lungo travaglio, quando Jannik deciderà di saltare qualche torneo importante. La salute prima di tutto. Altro che record dei nove Master 1000 di fila, come favoleggiavano in molti. Ed era appena tre mesi fa.