Perché milioni e milioni di italiani non pagano tasse o ne pagano così poche? Ce lo stiamo chiedendo tutti, davanti ai dati contenuti nell’ultimo rapporto del centro studi Itinerari previdenziali presieduto da Alberto Brambilla : su 43,8 milioni di cittadini che l’anno scorso hanno presentato la dichiarazione dei redditi, ben 8,7 milioni non hanno pagato un euro di Irpef . Entrando più nel dettaglio, quasi 8 milioni di italiani hanno dichiarato redditi da zero a 7.500 euro lordi l’anno e hanno versato in media 19 euro di Irpef . È evidente che la prima spiegazione che viene in mente è l’alto livello di evasione fiscale che, secondo le stime contenute nei documenti ufficiali del governo, sottrae ogni anno circa 100 miliardi di euro alle casse dello Stato. Ma non c’è solo questo. Incidono almeno altri tre fattori: la no tax area ; la giungla di deduzioni e detrazioni ; la flat tax e le altre forme di tassazione forfettaria, come la cedolare secca sugli affitti . La no tax area è fissata per legge a 8.500 euro per i lavoratori dipendenti e i pensionati e a 5.500 euro per i lavoratori autonomi . Significa che sotto queste soglie di reddito non si paga Irpef . Quanto agli sgravi fiscali , le cosiddette tax expenditure , si tratta di una giungla di 625 voci formatasi nei decenni che, secondo le stime del ministero dell’Economia , vale 119 miliardi di tasse in meno ogni anno. Per la grande parte questi sconti non sono eliminabili perché si riferiscono a sgravi riguardanti carichi familiari e spese sanitarie. In ogni caso, si legge nel rapporto di Itinerari previdenziali, i cittadini che attraverso deduzioni e detrazioni hanno dichiarato un reddito negativo sono ben 1.148.697. Infine, la flat tax . In particolare quella a favore dei lavoratori autonomi, che pagano un’ imposta sostitutiva unica (assorbe le addizionali Irpef regionali e comunali) del 15% sul reddito imponibile (al netto quindi dei «coefficienti di abbattimento» previsti per ogni attività) fino a 85 mila euro. Imposta che scende al 5% per le start up (nei primi 5 anni dell’impresa). La flat tax, «che presenta ampi profili di incostituzionalità», si legge nel Rapporto, è «un potente «motore per il nero, cioè per l’ evasione fiscale e contributiva» per una serie di motivi: il primo è che se si fattura oltre gli 85 mila euro si passa a tassazione ordinaria e quindi si farà di tutto (sotto dichiarazioni) per non superare questo livello; il secondo è che poiché non si può detrarre nulla, tutti gli acquisti e le spese, a partire dai pasti, lavori di ufficio e acquisti vari, si cercherà di farli in modo irregolare (nero) per pagare il meno possibile». Completa il quadro «la cedolare secca sugli affitti con tassazione al 21% o agevolata al 10% che è in continuo aumento e vale circa 4 miliardi, praticamente raddoppiata rispetto ai 2 miliardi del 2015». Tutto questo porta il Rapporto Brambilla a porsi una domanda retorica: «Siamo così poveri? È povero un popolo che si gioca 177 miliardi nel 2025 al gioco d’azzardo? È povero un popolo che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a Pay TV, possesso di smartphone, animali da compagnia, secondo in chirurgia estetica, unghie e molto altro. No! e infatti siamo i primi nella classifica Ocse per evasione fiscale».
Tasse, perché così tanti italiani ne pagano così poche? Evasione e non solo: cosa divide il Paese | Chi guadagna di più e quanti non hanno redditi
Perché milioni e milioni di italiani non pagano tasse o ne pagano così poche? Ce lo stiamo chiedendo tutti, davanti ai dati contenuti nell’ultimo rapporto del centro studi Itinerari previdenziali presieduto da Alberto Brambilla : su 43,8 milioni di cittadini che l’anno scorso hanno presentato la dichiarazione dei redditi, ben 8,7 milioni non hanno pagato un euro di Irpef . Entrando più nel dettaglio, quasi 8 milioni di italiani hanno dichiarato redditi da zero a 7.500 euro lordi l’anno e hanno versato in media 19 euro di Irpef . È evidente che la prima spiegazione che viene in mente è l’alto livello di evasione fiscale che, secondo le stime contenute nei documenti ufficiali del governo, sottrae ogni anno circa 100 miliardi di euro alle casse dello Stato. Ma non c’è solo questo. Incidono almeno altri tre fattori: la no tax area ; la giungla di deduzioni e detrazioni ; la flat tax e le altre forme di tassazione forfettaria, come la cedolare secca sugli affitti . La no tax area è fissata per legge a 8.500 euro per i lavoratori dipendenti e i pensionati e a 5.500 euro per i lavoratori autonomi . Significa che sotto queste soglie di reddito non si paga Irpef . Quanto agli sgravi fiscali , le cosiddette tax expenditure , si tratta di una giungla di 625 voci formatasi nei decenni che, secondo le stime del ministero dell’Economia , vale 119 miliardi di tasse in meno ogni anno. Per la grande parte questi sconti non sono eliminabili perché si riferiscono a sgravi riguardanti carichi familiari e spese sanitarie. In ogni caso, si legge nel rapporto di Itinerari previdenziali, i cittadini che attraverso deduzioni e detrazioni hanno dichiarato un reddito negativo sono ben 1.148.697. Infine, la flat tax . In particolare quella a favore dei lavoratori autonomi, che pagano un’ imposta sostitutiva unica (assorbe le addizionali Irpef regionali e comunali) del 15% sul reddito imponibile (al netto quindi dei «coefficienti di abbattimento» previsti per ogni attività) fino a 85 mila euro. Imposta che scende al 5% per le start up (nei primi 5 anni dell’impresa). La flat tax, «che presenta ampi profili di incostituzionalità», si legge nel Rapporto, è «un potente «motore per il nero, cioè per l’ evasione fiscale e contributiva» per una serie di motivi: il primo è che se si fattura oltre gli 85 mila euro si passa a tassazione ordinaria e quindi si farà di tutto (sotto dichiarazioni) per non superare questo livello; il secondo è che poiché non si può detrarre nulla, tutti gli acquisti e le spese, a partire dai pasti, lavori di ufficio e acquisti vari, si cercherà di farli in modo irregolare (nero) per pagare il meno possibile». Completa il quadro «la cedolare secca sugli affitti con tassazione al 21% o agevolata al 10% che è in continuo aumento e vale circa 4 miliardi, praticamente raddoppiata rispetto ai 2 miliardi del 2015». Tutto questo porta il Rapporto Brambilla a porsi una domanda retorica: «Siamo così poveri? È povero un popolo che si gioca 177 miliardi nel 2025 al gioco d’azzardo? È povero un popolo che nelle classifiche internazionali primeggia per abbonamenti a Pay TV, possesso di smartphone, animali da compagnia, secondo in chirurgia estetica, unghie e molto altro. No! e infatti siamo i primi nella classifica Ocse per evasione fiscale».

RELATED SIGNALS
Latest Trending News
SOURCE TRANSPARENCY