L ’ inverno di Kiev non è ancora arrivato ma il suo spettro corre già sotto terra, nei trasformatori blindati in fretta, nelle sottostazioni della rete elettrica che restano un bersaglio dei droni russi che ora sfrecciano a 600 chilometri l’ora. Il grande incubo della capitale ucraina è solo uno: sopravvivere al freddo se salta la luce. Da aprile governo e compagnie energetiche hanno avviato un piano di resilienza basato su quattro priorità: aumentare la capacità di generazione locale, proteggere i nodi essenziali della rete, decentralizzare il riscaldamento e decentralizzare la fornitura elettrica . A questo si aggiunge un programma per le riserve idriche. «Metà dei lavori» è già stata completata e il Paese dovrebbe affrontare l’inverno con «capacità di generazione in eccesso», «14 miliardi di metri cubi di riserve di gas» e un obiettivo di «19,6 gigawatt» disponibili entro novembre, fanno sapere i tecnici di Kiev. Guerra Ucraina-Russia, le notizie in diretta Su questo fronte pesa anche il profilo del nuovo primo ministro Serhii Koretskyi, arrivato dal colosso ucraino Naftogaz e scelto proprio per rimettere mano al dossier energetico dopo scandali, ritardi e tensioni sulla gestione del settore. La sua nomina segnala quanto, per Kiev, la sicurezza dell’energia sia diventata una questione politica centrale oltre che militare. Nella capitale ucraina il nodo decisivo sono i trasformatori da 110 kilovolt, quelli che portano l’elettricità dalle linee ad alta tensione alle case. Fino a quest’anno, nessuno risultava protetto. Ora una ventina di trasformatori sono stati messi in sicurezza con reti e rinforzi in cemento. Ed entro dicembre i tecnici promettono di fare il triplo degli sforzi rispetto all’anno precedente. Il problema è che la minaccia russa corre più veloce . Mosca avrebbe portato la produzione di missili balistici a circa 100 al mese, proprio mentre Kiev soffre la carenza di intercettori. L’Ucraina spera di ottenere altri 300 missili Patriot entro l’inverno, ma senza garanzie. Maxim Timchenko, ceo di Dtek, altro colosso ucraino energetico, avverte che «gli attacchi hanno raggiunto livelli record mensili negli ultimi quattro mesi» e riassume così la vulnerabilità del sistema: «Un attacco balistico concentrato può distruggere una qualsiasi delle nostre centrali elettriche». Accanto ai missili cresce la minaccia dei nuovi droni a reazione, lanciati a centinaia negli attacchi più recenti. Se i droni Shahed a elica venivano abbattuti in oltre nove casi su dieci, i nuovi modelli volano a 600 km/h anziché 200 km/h. Secondo una fonte della difesa aerea ucraina, la combinazione di caccia, missili portatili e cannoni automatici ha abbattuto solo il 30% di questi velivoli. Il loro costo unitario sarebbe già sceso a 50.000-70.000 dollari. È qui che il fronte energetico incrocia quello economico. Il piano nazionale di resilienza annunciato in primavera vale 5,4 miliardi di euro, ma resta incompleto per mancanza di fondi, attrezzature, difese aeree e personale specializzato. Kiev, inoltre, non può spostare risorse dal prestito europeo da 90 miliardi di euro senza tagliare altre voci, come le pensioni o i satelliti per i soldati. La capitale resta esposta: alcune sottostazioni non hanno sistemi di riserva e 2.500 dei 15.000 edifici di Kiev non dispongono di una fonte di riscaldamento alternativa. A gennaio gli attacchi hanno fatto precipitare oltre un milione di residenti nel buio , con migliaia di edifici senza riscaldamento e temperature fino 25 gradi sotto zero. Per questa ragione la città sta predisponendo rifugi temporanei per oltre 200.000 residenti, ma a fronte di una popolazione superiore ai 3 milioni la copertura resta parziale. L’amministrazione di Kiev sta accumulando riserve di cibo e acqua potabile per affrontare blackout prolungati . La città afferma di poter garantire pasti caldi fino a 25.000 persone e prevede l’acquisto di 20.000 kit alimentari di emergenza. Più gas, più cemento e più scorte non bastano se mancano intercettori, fondi, specialisti e reti di backup. Un alto funzionario governativo non vede «alcun motivo» per cui questo inverno debba essere migliore del precedente e prevede che la capitale sarà «tormentata» quando arriverà il gelo. E sospirando dice: «Possiamo solo sperare nel cambiamento climatico». Kiev entra così nella stagione più dura più preparata di ieri, ma ancora lontana dal sentirsi davvero al sicuro.
Su Kiev l'incubo dell'inverno: «Mosca ha sempre più droni-jet e missili, dovremo resistere al gelo»
L ’ inverno di Kiev non è ancora arrivato ma il suo spettro corre già sotto terra, nei trasformatori blindati in fretta, nelle sottostazioni della rete elettrica che restano un bersaglio dei droni russi che ora sfrecciano a 600 chilometri l’ora. Il grande incubo della capitale ucraina è solo uno: sopravvivere al freddo se salta la luce. Da aprile governo e compagnie energetiche hanno avviato un piano di resilienza basato su quattro priorità: aumentare la capacità di generazione locale, proteggere i nodi essenziali della rete, decentralizzare il riscaldamento e decentralizzare la fornitura elettrica . A questo si aggiunge un programma per le riserve idriche. «Metà dei lavori» è già stata completata e il Paese dovrebbe affrontare l’inverno con «capacità di generazione in eccesso», «14 miliardi di metri cubi di riserve di gas» e un obiettivo di «19,6 gigawatt» disponibili entro novembre, fanno sapere i tecnici di Kiev. Guerra Ucraina-Russia, le notizie in diretta Su questo fronte pesa anche il profilo del nuovo primo ministro Serhii Koretskyi, arrivato dal colosso ucraino Naftogaz e scelto proprio per rimettere mano al dossier energetico dopo scandali, ritardi e tensioni sulla gestione del settore. La sua nomina segnala quanto, per Kiev, la sicurezza dell’energia sia diventata una questione politica centrale oltre che militare. Nella capitale ucraina il nodo decisivo sono i trasformatori da 110 kilovolt, quelli che portano l’elettricità dalle linee ad alta tensione alle case. Fino a quest’anno, nessuno risultava protetto. Ora una ventina di trasformatori sono stati messi in sicurezza con reti e rinforzi in cemento. Ed entro dicembre i tecnici promettono di fare il triplo degli sforzi rispetto all’anno precedente. Il problema è che la minaccia russa corre più veloce . Mosca avrebbe portato la produzione di missili balistici a circa 100 al mese, proprio mentre Kiev soffre la carenza di intercettori. L’Ucraina spera di ottenere altri 300 missili Patriot entro l’inverno, ma senza garanzie. Maxim Timchenko, ceo di Dtek, altro colosso ucraino energetico, avverte che «gli attacchi hanno raggiunto livelli record mensili negli ultimi quattro mesi» e riassume così la vulnerabilità del sistema: «Un attacco balistico concentrato può distruggere una qualsiasi delle nostre centrali elettriche». Accanto ai missili cresce la minaccia dei nuovi droni a reazione, lanciati a centinaia negli attacchi più recenti. Se i droni Shahed a elica venivano abbattuti in oltre nove casi su dieci, i nuovi modelli volano a 600 km/h anziché 200 km/h. Secondo una fonte della difesa aerea ucraina, la combinazione di caccia, missili portatili e cannoni automatici ha abbattuto solo il 30% di questi velivoli. Il loro costo unitario sarebbe già sceso a 50.000-70.000 dollari. È qui che il fronte energetico incrocia quello economico. Il piano nazionale di resilienza annunciato in primavera vale 5,4 miliardi di euro, ma resta incompleto per mancanza di fondi, attrezzature, difese aeree e personale specializzato. Kiev, inoltre, non può spostare risorse dal prestito europeo da 90 miliardi di euro senza tagliare altre voci, come le pensioni o i satelliti per i soldati. La capitale resta esposta: alcune sottostazioni non hanno sistemi di riserva e 2.500 dei 15.000 edifici di Kiev non dispongono di una fonte di riscaldamento alternativa. A gennaio gli attacchi hanno fatto precipitare oltre un milione di residenti nel buio , con migliaia di edifici senza riscaldamento e temperature fino 25 gradi sotto zero. Per questa ragione la città sta predisponendo rifugi temporanei per oltre 200.000 residenti, ma a fronte di una popolazione superiore ai 3 milioni la copertura resta parziale. L’amministrazione di Kiev sta accumulando riserve di cibo e acqua potabile per affrontare blackout prolungati . La città afferma di poter garantire pasti caldi fino a 25.000 persone e prevede l’acquisto di 20.000 kit alimentari di emergenza. Più gas, più cemento e più scorte non bastano se mancano intercettori, fondi, specialisti e reti di backup. Un alto funzionario governativo non vede «alcun motivo» per cui questo inverno debba essere migliore del precedente e prevede che la capitale sarà «tormentata» quando arriverà il gelo. E sospirando dice: «Possiamo solo sperare nel cambiamento climatico». Kiev entra così nella stagione più dura più preparata di ieri, ma ancora lontana dal sentirsi davvero al sicuro.

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