Sei patteggiamenti per il disastro nel deposito carburante Eni di Calenzano del dicembre 2024 e tre richieste di rinvio a giudizio. All’esito dell’incidente probatorio e dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari la Procura di Prato ha dato il consenso per sei dipendenti di Eni indagati per omicidio colposo plurimo e disastro colposo per un totale di 14 anni e sei mesi di reclusione.  L’esplosione nel deposito causò 5 morti e 27 feriti.   I difensori hanno presentato richiesta di patteggiamento per Luigi Cullurà , dirigente del deposito due anni e nove mesi di reclusione, Carlo Di Perna , responsabile manutenzione del deposito, due anni e mezzo, Emanuela Proietti , responsabile servizio di prevenzione e protezione Eni, due anni e cinque mesi, Marco Bini , preposto Eni, due anni e tre mesi; Andrea Strafelini , coordinatore giornaliero preposto, due anni e tre mesi; per tutti e cinque con sostituzione del lavoro di pubblica utilità. La difesa di Elio Ferrara ha richiesto la pena finale di due anni, con sospensione condizionale della pena e non menzione della condanna nel casellario giudiziale.  Per Francesco Cirone , datore di lavoro della Sergen, impresa esecutrice dei lavori per la realizzazione di una nuova linea di carburante nel deposito, Enrico Cerbino , responsabile del progetto di Eni, Luigi Murno, preposto della Sergen, è stato chiesto il rinvio a giudizio. La Procura, ha spiegato il procuratore Luca Tescaroli, ha dato parere favorevole «in regione della congruità delle pene proposte rispetto alla gravità complessiva del fatto , tenuto conto che l'applicazione ditale rito consente l'abbattimento delle pene sino a un terzo, che è stato documentato il risarcimento del danno ai familiari delle vittime e che il ristoro che è stato fin da subito condiviso e attivamente sollecitato dai sei imputati. Il consenso espresso si è basato anche su uno studio comparativo delle sanzioni irrogate a seguito dei processi celebrati negli uffici giudiziari del Paese per fatti della stessa tipologia delittuosa e tiene conto, per Ferrara, che lo stesso riveste anche la posizione di persona offesa, avendo subito gravi lesioni a seguito dell'esplosione». La definizione del processo con il rito speciale del patteggiamento, spiega la Procura di Prato, nel caso in cui il giudice dovesse condividere le condizioni, permetterebbe di ottenere una risposta di giustizia entro il biennio dai fatti,  «evitando la celebrazione di un lungo e defatigante dibattimento, che si preannuncia particolarmente complesso nella realtà pratese, ove il Tribunale penale è caratterizzato da gravissime criticità di organico».