«Cristian parlava da allenatore già quando era un calciatore. Stavamo sempre in ritiro insieme, abbiamo trascorso centinaia di ore alla Pinetina. Sapevo che avrebbe avuto una grande carriera in panchina». Wesley Sneijder , uno degli eroi del triplete, l’uomo che ha cambiato la storia del derby nel debutto in serie A nel 2009 e fedelissimo di Mourinho arriva in città a poche ore dal primo big match della stagione per un evento ad un evento di Betsson : «Ero in camera con Chivu ai tempi. Non direi che fosse divertente … parlava solo di calcio o al telefono con la moglie». L’olandese in un ottimo italiano («ho trascorso le ultime ore con Materazzi, ho fatto esercizio») racconta della relazione speciale con l’attuale allenatore dell’Inter: « Che avesse personalità si sapeva già all’epoca, del resto è stato capitano dell’Ajax a 20 anni. Poi lui è stato certamente bravo e ha mostrato qualità: non basta essere stato un grande giocatore per poi diventare un tecnico affidabile. Peraltro, è arrivato all’Inter in un momento psicologicamente complesso, dopo la finale persa a Monaco». Nel giro di pochi giorni l’Inter si gioca la testa del campionato e si prepara all’esordio in Champions nella tana di Mourinho: «Per Chivu sarà bello rivedere Mou, ma al contempo credo che anche per Josè sarà una soddisfazione osservare la crescita di un proprio allievo. Mi immagino una gara piena di gol, uno spettacolo, tipo 2-2 o 3-3». Nel frattempo il presente è il Napoli: « Secondo me è positivo affrontare prima una grande squadra italiana, in preparazione al big match del Bernabeu. Ma sia il Napoli che l’Inter vorranno vincere. Se l'Inter vince domani e fa un buon risultato a Madrid, tutti penseranno che l'Inter potrà magari andare in finale di Champions e lottare per lo scudetto». Wesley parla della squadra del 2010 con enorme affetto: «Eravamo fortissimi, la nostra rosa aveva tutto». Nemmeno un interista attuale, secondo Snejder, troverebbe posto nello squadrone del Triplete: «No, no, impossibile. Forse Lautaro? Eh forse, nel mio ruolo». A Madrid Snejder ha vissuto il momento più alto: «Il ricordo più vivo è quando sollevo la coppa dei campioni». Eppure, secondo Wesley, il pre-partita non era stato più ricco di tensione rispetto al passato: «La riunione tecnica era durata 15’, come al solito. Solo prima della sfida con il Barcellona in semifinale per darci la carica e iniettare fiducia Josè ci aveva parlato 45’». Wesley è stato una sorta di amuleto per Mou: «Sono arrivato e mi ha mandato in campo subito. Era il derby. A metà stagione mi vide stanco e mi disse di prendere 4-5 giorni di vacanza. Io dissi che volevo giocare la domenica. Lui ha replicato "appunto, vai, stacchi la spina e poi torni". Nella gara successiva segnai a Siena. Un tecnico unico”. Ora a Madrid c’è Dumfries : «Dopo tanti anni all'Inter è facile andare al Real Madrid ma lì è un'altra cosa, devi fare anche meglio dell'Inter, Madrid è ancora più grande dell'Inter, c'è tanta pressione sulla squadra, ma lui ha qualità, ha fatto un buon lavoro a Milano, sa giocare ad alti livelli». La chiusura è su Piero Ausilio, un pezzo di Inter che se ne va: «Non so perché è andato, per me lui era bravo, mi ha aiutato sempre, potevo sempre chiamarlo. È un po' strano, proverò a capirlo domani».