In questo lungo finale di legislatura, scosso da tensioni e veleni, Sergio Mattarella prova a contenere lo scontro tra governo e opposizione . Per il presidente la campagna elettorale con le urne ancora lontane è « intempestiva e prematura ». Lo disse a luglio in pubblico davanti ai giornalisti e lo pensa in queste ore, in cui un tema cruciale e delicato come la scuola viene usato per la battaglia politica . Lo descrivono stupito per l a sfida che Giorgia Meloni gli ha lanciato , ma in realtà il presidente non è solito far trapelare emozioni politicamente interpretabili. Mattarella sa bene che, quando il voto si avvicina , il Quirinale può diventare un bersaglio, ma i consiglieri assicurano che non lo vive come un assedio. Il Consiglio dei ministri si riunirà oggi per licenziare il contestatissimo provvedimento che imporrà nelle classi il tetto del 30% di studenti stranieri che non parlano bene l’italiano . Mattarella ha chiesto saggezza e buonsenso e il governo ha risposto con la promessa di deroghe. Ma il treno della «nuova» scuola non si ferma. Giorgia Meloni, che a sentire gli oppositori è lanciata alla rincorsa di Vannacci , non intende ripensarci. Il ministro Valditara conferma la tabella di marcia: «Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno e quindi entrerà direttamente in vigore». Stop a niqab e burqa nelle classi, anche se i casi sono pochissimi. E via libera al numero chiuso per bambini e ragazzi che faticano con la nostra lingua. Tra Palazzo Chigi e il ministero si lavora di lima. E sul Colle si aspetta: «Il presidente non ha ancora visto il testo nella sua interezza». Le interlocuzioni tra presidenza del Consiglio, Istruzione e uffici giuridici del Quirinale però vanno avanti da giorni. E se quanti contestano la riforma sperano che il presidente non firmi, la storia degli ultimi quattro anni insegna che Mattarella ha sempre preferito dialogare preventivamente, per non trovarsi sul tavolo norme palesemente incostituzionali. Sulla scelta del decreto non ha obiezioni, dal momento che il tempo stringe e bisogna stanziare i fondi. Il messaggio che il capo dello Stato ha fatto recapitare a Palazzo Chigi è che le regole siano soppesate e scritte bene, nel pieno rispetto dell’articolo 34 della Costituzione: « La scuola è aperta a tutti». L’espressione che Mattarella mise nero su bianco in quella circolare del 1990, quando il ministro era lui, resta la chiave, la bussola offerta al governo per non rischiare un doloroso stop: il tetto agli studenti stranieri si può imporre «ove possibile» e dunque senza provocare strappi , senza alzare barriere, senza causare esclusioni. L’imperativo è che le norme siano «realizzabili» e che il decreto non neghi il diritto fondamentale all’istruzione: rischio destinato ad aumentare se il governo si impuntasse e scrivesse regole draconiane, rigide e intransigenti. Al Quirinale si sono chiesti, ad esempio, come applicare il tetto del 30% in una scuola che fosse l’unica su una piccola isola e che avesse come alunni, per dire, dieci bambini italiani e venti nordafricani. Un problema che potrebbe presentarsi con caratteristiche simili in molti quartieri periferici di città , ad alto tasso di stranieri. Si comprende allora l a richiesta di essere «ragionevole», rivolta a Valditara. Vale per il tetto, vale per la definizione di concetti come «prossimità» e «straniero» e vale per burqa e niqab vietati in classe : è possibile impedire a una mamma musulmana di indossarlo, se va a parlare con un insegnante maschio? Eventuali sanzioni per i genitori che non riuscissero a seguire i corsi di lingua devono essere modulate ed è necessario prevedere eccezioni o permessi per chi, come i badanti, non può assentarsi dal lavoro. L’avviso del Colle è non fare norme che potrebbero allentare i rapporti con le famiglie o allontanare ragazzi e bambini immigrati dalle scuole: sarebbe il contrario dell’integrazione, che per Mattarella è un valore per la società. Meloni ha lasciato trapelare quanto alto sia il livello di insofferenza per la formula che il presidente ha pronunciato ad Amatrice: «La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi...». Parole che a destra sono state lette con sospetto da chi, magari fingendo di non ricordare quante volte Mattarella ha tolto le castagne dal fuoco al governo, continua a indicarlo come «il capo dell’opposizione».
Scuola, tetto agli stranieri in classe: oggi il decreto. L'avviso del Colle sui criteri «ragionevoli»
In questo lungo finale di legislatura, scosso da tensioni e veleni, Sergio Mattarella prova a contenere lo scontro tra governo e opposizione . Per il presidente la campagna elettorale con le urne ancora lontane è « intempestiva e prematura ». Lo disse a luglio in pubblico davanti ai giornalisti e lo pensa in queste ore, in cui un tema cruciale e delicato come la scuola viene usato per la battaglia politica . Lo descrivono stupito per l a sfida che Giorgia Meloni gli ha lanciato , ma in realtà il presidente non è solito far trapelare emozioni politicamente interpretabili. Mattarella sa bene che, quando il voto si avvicina , il Quirinale può diventare un bersaglio, ma i consiglieri assicurano che non lo vive come un assedio. Il Consiglio dei ministri si riunirà oggi per licenziare il contestatissimo provvedimento che imporrà nelle classi il tetto del 30% di studenti stranieri che non parlano bene l’italiano . Mattarella ha chiesto saggezza e buonsenso e il governo ha risposto con la promessa di deroghe. Ma il treno della «nuova» scuola non si ferma. Giorgia Meloni, che a sentire gli oppositori è lanciata alla rincorsa di Vannacci , non intende ripensarci. Il ministro Valditara conferma la tabella di marcia: «Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno e quindi entrerà direttamente in vigore». Stop a niqab e burqa nelle classi, anche se i casi sono pochissimi. E via libera al numero chiuso per bambini e ragazzi che faticano con la nostra lingua. Tra Palazzo Chigi e il ministero si lavora di lima. E sul Colle si aspetta: «Il presidente non ha ancora visto il testo nella sua interezza». Le interlocuzioni tra presidenza del Consiglio, Istruzione e uffici giuridici del Quirinale però vanno avanti da giorni. E se quanti contestano la riforma sperano che il presidente non firmi, la storia degli ultimi quattro anni insegna che Mattarella ha sempre preferito dialogare preventivamente, per non trovarsi sul tavolo norme palesemente incostituzionali. Sulla scelta del decreto non ha obiezioni, dal momento che il tempo stringe e bisogna stanziare i fondi. Il messaggio che il capo dello Stato ha fatto recapitare a Palazzo Chigi è che le regole siano soppesate e scritte bene, nel pieno rispetto dell’articolo 34 della Costituzione: « La scuola è aperta a tutti». L’espressione che Mattarella mise nero su bianco in quella circolare del 1990, quando il ministro era lui, resta la chiave, la bussola offerta al governo per non rischiare un doloroso stop: il tetto agli studenti stranieri si può imporre «ove possibile» e dunque senza provocare strappi , senza alzare barriere, senza causare esclusioni. L’imperativo è che le norme siano «realizzabili» e che il decreto non neghi il diritto fondamentale all’istruzione: rischio destinato ad aumentare se il governo si impuntasse e scrivesse regole draconiane, rigide e intransigenti. Al Quirinale si sono chiesti, ad esempio, come applicare il tetto del 30% in una scuola che fosse l’unica su una piccola isola e che avesse come alunni, per dire, dieci bambini italiani e venti nordafricani. Un problema che potrebbe presentarsi con caratteristiche simili in molti quartieri periferici di città , ad alto tasso di stranieri. Si comprende allora l a richiesta di essere «ragionevole», rivolta a Valditara. Vale per il tetto, vale per la definizione di concetti come «prossimità» e «straniero» e vale per burqa e niqab vietati in classe : è possibile impedire a una mamma musulmana di indossarlo, se va a parlare con un insegnante maschio? Eventuali sanzioni per i genitori che non riuscissero a seguire i corsi di lingua devono essere modulate ed è necessario prevedere eccezioni o permessi per chi, come i badanti, non può assentarsi dal lavoro. L’avviso del Colle è non fare norme che potrebbero allentare i rapporti con le famiglie o allontanare ragazzi e bambini immigrati dalle scuole: sarebbe il contrario dell’integrazione, che per Mattarella è un valore per la società. Meloni ha lasciato trapelare quanto alto sia il livello di insofferenza per la formula che il presidente ha pronunciato ad Amatrice: «La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi...». Parole che a destra sono state lette con sospetto da chi, magari fingendo di non ricordare quante volte Mattarella ha tolto le castagne dal fuoco al governo, continua a indicarlo come «il capo dell’opposizione».

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