La battaglia di Alex Schwazer non è ancora finita: il marciatore altoatesino infatti ha deciso di chiedere le controanalisi dopo essere risultato positivo ad un controllo antidoping a giugno scorso. A fare il punto sulla decisione di Schwazer di procedere con le controanalisi è l’avvocato Gerhard Branstätter che da anni accompagna le battaglie legali dell’atleta altoatesino. Il legale riconduce l’esame del campione B alle esigenze della difesa e ai possibili sviluppi del procedimento. Sul futuro sportivo, invece, non lascia aperture. Un ritorno alle gare? «Lo escludo». La notizia della decisione di Schwazer arriva dopo mesi segnati dalla sfiducia dell’atleta nei confronti dei controlli antidoping. A giugno, quando era stata resa pubblica la positività riscontrata dopo i campionati tedeschi di marcia su strada del 26 aprile, l’altoatesino aveva infatti ribadito la propria innocenza, ma anche la grande stanchezza di fronte alla prospettiva di un’altra battaglia. Non aveva più la forza per difenders i, aveva detto, dichiarando conclusa la propria attività agonistica. «Non ci aspettiamo nulla dalle controanalisi, ma lo abbiamo convinto a procedere per poter confrontare e contestare i risultati» , spiega Brandstätter. Sempre a giugno, Schwazer aveva subordinato l’esame del campione B alla verifica della cosiddetta «terza provetta», contenente l’urina residuale dello stesso controllo, ma la Nada tedesca aveva respinto questa richiesta poiché l’esame non rientrava nelle procedure previste e mancava una catena di custodia documentata. Quanto alla richiesta ufficiale, l’avvocato chiarisce che non si tratta di un’iniziativa appena avviata: «La domanda è stata presentata tempo fa. Abbiamo chiesto anche un’analisi comparativa» . Un percorso che la difesa intende portare avanti mantenendo ferme le proprie ragioni: Brandstätter contesta le modalità con cui sono stati effettuati gli accertamenti e ribadisce la convinzione che l’atleta non abbia fatto uso di sostanze dopanti: «Abbiamo la certezza che non ci sia doping». Dal Coni Alto Adige, intanto, arriva una posizione più distaccata. Il presidente Alex Tabarelli premette di non conoscere i dettagli degli ultimi sviluppi, ma riconosce a Schwazer il diritto di chiedere le controanalisi: «Se ritiene che i controlli siano stati fatti male, lo faccia. Poi si vedrà che cosa emerge». Il punto, per Tabarelli, è anche il rispetto delle decisioni degli organismi competenti: «C’è un organo di controllo che fa il proprio lavoro e prende delle decisioni. Abbiamo il dovere di accettarle». È una vicenda che si trascina da anni, osserva poi con sincerità il presidente, e sulla quale fatica a esprimere ulteriori valutazioni. Quanto alla scelta di proseguire dopo la stanchezza manifestata a giugno, aggiunge: «Aveva detto di non voler più combattere. Avrà le sue ragioni per farlo adesso».
Schwazer, la difesa: «Vogliamo contestare i risultati, sicuri che non ci sia doping. Un ritorno alle gare? È escluso»
La battaglia di Alex Schwazer non è ancora finita: il marciatore altoatesino infatti ha deciso di chiedere le controanalisi dopo essere risultato positivo ad un controllo antidoping a giugno scorso. A fare il punto sulla decisione di Schwazer di procedere con le controanalisi è l’avvocato Gerhard Branstätter che da anni accompagna le battaglie legali dell’atleta altoatesino. Il legale riconduce l’esame del campione B alle esigenze della difesa e ai possibili sviluppi del procedimento. Sul futuro sportivo, invece, non lascia aperture. Un ritorno alle gare? «Lo escludo». La notizia della decisione di Schwazer arriva dopo mesi segnati dalla sfiducia dell’atleta nei confronti dei controlli antidoping. A giugno, quando era stata resa pubblica la positività riscontrata dopo i campionati tedeschi di marcia su strada del 26 aprile, l’altoatesino aveva infatti ribadito la propria innocenza, ma anche la grande stanchezza di fronte alla prospettiva di un’altra battaglia. Non aveva più la forza per difenders i, aveva detto, dichiarando conclusa la propria attività agonistica. «Non ci aspettiamo nulla dalle controanalisi, ma lo abbiamo convinto a procedere per poter confrontare e contestare i risultati» , spiega Brandstätter. Sempre a giugno, Schwazer aveva subordinato l’esame del campione B alla verifica della cosiddetta «terza provetta», contenente l’urina residuale dello stesso controllo, ma la Nada tedesca aveva respinto questa richiesta poiché l’esame non rientrava nelle procedure previste e mancava una catena di custodia documentata. Quanto alla richiesta ufficiale, l’avvocato chiarisce che non si tratta di un’iniziativa appena avviata: «La domanda è stata presentata tempo fa. Abbiamo chiesto anche un’analisi comparativa» . Un percorso che la difesa intende portare avanti mantenendo ferme le proprie ragioni: Brandstätter contesta le modalità con cui sono stati effettuati gli accertamenti e ribadisce la convinzione che l’atleta non abbia fatto uso di sostanze dopanti: «Abbiamo la certezza che non ci sia doping». Dal Coni Alto Adige, intanto, arriva una posizione più distaccata. Il presidente Alex Tabarelli premette di non conoscere i dettagli degli ultimi sviluppi, ma riconosce a Schwazer il diritto di chiedere le controanalisi: «Se ritiene che i controlli siano stati fatti male, lo faccia. Poi si vedrà che cosa emerge». Il punto, per Tabarelli, è anche il rispetto delle decisioni degli organismi competenti: «C’è un organo di controllo che fa il proprio lavoro e prende delle decisioni. Abbiamo il dovere di accettarle». È una vicenda che si trascina da anni, osserva poi con sincerità il presidente, e sulla quale fatica a esprimere ulteriori valutazioni. Quanto alla scelta di proseguire dopo la stanchezza manifestata a giugno, aggiunge: «Aveva detto di non voler più combattere. Avrà le sue ragioni per farlo adesso».

SOURCE TRANSPARENCY