«A me non siete mai stati simpatici, non ho paura a dirlo. Ho avuto i miei problemi. Ma oggi so che siamo dalla stessa part e, vi siamo grati. Voi avete le mani legate, arrestate le persone e poi i giudici le rimandano fuori. Noi le mani le abbiamo libere. Questa gente ve la portiamo noi...». Chi parla ha meno di quarant’anni, una bambina e una vita piena di problemi. Davanti a lui ci sono i carabinieri schierati. Ascoltano, non dicono una parola. È ormai passata la mezzanotte, dagli organizzatori della «ronda» è arrivato il rompete le righe. Prima di tornare a casa un gruppetto s’avvicina ad alcuni investigatori: «Là, vicino all’ospedale c’è un capannone abbandonato. Dormono tutti lì, noi ve lo diciamo. Andateci voi prima che ci vadano altri ». Nel buio di piazza Foglia, con le luci tricolore che illuminano la facciata del municipio, il cortocircuito in cui da giorni è precipitata Rozzano — unica città del Nord inserita nel decreto Caivano, «zona rossa» della prefettura, giunta di centrodestra — diventa un racconto surreale. Pregiudicati (per loro stessa ammissione) che scendono i piazza per «cacciar i pusher maghrebini che portano degrado» . L’hanno fatto già mercoledì sera, erano un centinaio, e non è andata benissimo: due immigrati aggrediti in strada. L’altra notte, invece, mentre in duecento sfilavano intorno al quartiere Aler (20 mila abitanti, 6 mila case, il quartiere popolare più grande d’Europa), una mano ignota ha dato fuoco a un giaciglio in un cantiere. In mezzo c’è l’esasperazione per microcriminalità e degrado fuori controllo, ma anche altro. Lo dice a mezza voce chi qui, negli anni Novanta, ha partecipato alle guerre (a suon di kalashnikov) per le piazze di spaccio: «Questa storia può finire soltanto in due modi: qualcuno in galera e qualcun altro al cimitero». Il sospetto di polizia e carabinieri è che dietro la strumentalizzazione della sicurezza (con la politica in prima fila, anche se il sindaco Mattia Ferretti ha preso le distanze dalle ronde) ci sia il tentativo di liberare le piazze dai nordafricani e riprendersi il mercato. Chissà. Ma Rozzano è una polveriera e il timore è che possa bastare una scintilla . Magari come successo dieci giorni fa, quando una banda di pusher ha sparato di mattina, vicino a una scuola, contro un 25enne nato in Marocco, ferito a una gamba. Vittima poi sequestrata in un appartamento del quartiere Gratosoglio di Milano e liberata due giorni dopo dai carabinieri (arrestato un marocchino 34enne). Altre gambizzazioni (almeno 7) in questi anni tra pusher nordafricani. Prima la rivolta sui social, poi la rabbia nelle strade. Altra scintilla mercoledì mattina: una donna sta salendo in macchina, un ragazzo di origini marocchine cerca di aggredirla. Scendono in tre dai palazzi, c’è anche il compagno. Botte e il 24enne finisce in ospedale dopo essere stato fermato dai carabinieri. «Voleva stuprarla. Lo hanno rilasciato subito» , dicono in piazza. La sera stessa, dopo essere stato dimesso, il 24enne viene individuato durante la ronda. Salvato dal linciaggio dai vigili. Un altro nordafricano, ubriaco, viene invece picchiato da due fratelli, entrambi pregiudicati. «Ma quali ronde! Siamo pacifici» , dice il compagno della donna, uno dei capipopolo. E le violenze? «Se stuprano la tua donna cosa devi fare? La polizia ha le mani legate. Guardati intorno: oggi non c’è nessuno in giro. Stasera abbiamo fermato il mercato».
Rozzano, nelle ronde «per la sicurezza» anche pregiudicati. Le parole ai carabinieri: «Voi avete le mani legate»
«A me non siete mai stati simpatici, non ho paura a dirlo. Ho avuto i miei problemi. Ma oggi so che siamo dalla stessa part e, vi siamo grati. Voi avete le mani legate, arrestate le persone e poi i giudici le rimandano fuori. Noi le mani le abbiamo libere. Questa gente ve la portiamo noi...». Chi parla ha meno di quarant’anni, una bambina e una vita piena di problemi. Davanti a lui ci sono i carabinieri schierati. Ascoltano, non dicono una parola. È ormai passata la mezzanotte, dagli organizzatori della «ronda» è arrivato il rompete le righe. Prima di tornare a casa un gruppetto s’avvicina ad alcuni investigatori: «Là, vicino all’ospedale c’è un capannone abbandonato. Dormono tutti lì, noi ve lo diciamo. Andateci voi prima che ci vadano altri ». Nel buio di piazza Foglia, con le luci tricolore che illuminano la facciata del municipio, il cortocircuito in cui da giorni è precipitata Rozzano — unica città del Nord inserita nel decreto Caivano, «zona rossa» della prefettura, giunta di centrodestra — diventa un racconto surreale. Pregiudicati (per loro stessa ammissione) che scendono i piazza per «cacciar i pusher maghrebini che portano degrado» . L’hanno fatto già mercoledì sera, erano un centinaio, e non è andata benissimo: due immigrati aggrediti in strada. L’altra notte, invece, mentre in duecento sfilavano intorno al quartiere Aler (20 mila abitanti, 6 mila case, il quartiere popolare più grande d’Europa), una mano ignota ha dato fuoco a un giaciglio in un cantiere. In mezzo c’è l’esasperazione per microcriminalità e degrado fuori controllo, ma anche altro. Lo dice a mezza voce chi qui, negli anni Novanta, ha partecipato alle guerre (a suon di kalashnikov) per le piazze di spaccio: «Questa storia può finire soltanto in due modi: qualcuno in galera e qualcun altro al cimitero». Il sospetto di polizia e carabinieri è che dietro la strumentalizzazione della sicurezza (con la politica in prima fila, anche se il sindaco Mattia Ferretti ha preso le distanze dalle ronde) ci sia il tentativo di liberare le piazze dai nordafricani e riprendersi il mercato. Chissà. Ma Rozzano è una polveriera e il timore è che possa bastare una scintilla . Magari come successo dieci giorni fa, quando una banda di pusher ha sparato di mattina, vicino a una scuola, contro un 25enne nato in Marocco, ferito a una gamba. Vittima poi sequestrata in un appartamento del quartiere Gratosoglio di Milano e liberata due giorni dopo dai carabinieri (arrestato un marocchino 34enne). Altre gambizzazioni (almeno 7) in questi anni tra pusher nordafricani. Prima la rivolta sui social, poi la rabbia nelle strade. Altra scintilla mercoledì mattina: una donna sta salendo in macchina, un ragazzo di origini marocchine cerca di aggredirla. Scendono in tre dai palazzi, c’è anche il compagno. Botte e il 24enne finisce in ospedale dopo essere stato fermato dai carabinieri. «Voleva stuprarla. Lo hanno rilasciato subito» , dicono in piazza. La sera stessa, dopo essere stato dimesso, il 24enne viene individuato durante la ronda. Salvato dal linciaggio dai vigili. Un altro nordafricano, ubriaco, viene invece picchiato da due fratelli, entrambi pregiudicati. «Ma quali ronde! Siamo pacifici» , dice il compagno della donna, uno dei capipopolo. E le violenze? «Se stuprano la tua donna cosa devi fare? La polizia ha le mani legate. Guardati intorno: oggi non c’è nessuno in giro. Stasera abbiamo fermato il mercato».

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