A livello monet ario , oltre che politico, quanto potrebbe valere per i deputati al primo mandato il via libera definitivo alla nuova legge elettorale , in programma oggi alla Camera? Un migliaio di euro netti di pensione , che gli onorevoli percepirebbero quando avranno raggiunto i 65 anni.  Ai piani alti del centrodestra , per settimane, la possibilità di perdere questo emolumento è stata uno spauracchio mica da poco. I deputati (ma anche i senatori) hanno fatto calcoli e scongiuri affinché lo Stabilicum venga approvato senza intoppi e la legislatura prosegua senza strappi, almeno fino al nuovo anno . E tanti eletti hanno metaforicamente (ma anche no) cerchiato di rosso una data sui propri calendari: 14 aprile 2027. Che poi è il giorno in cui 184 deputati su 400 e 81 senatori su 200 matureranno la prima pensione da parlamentare , in quanto circa la metà degli eletti è alla prima elezione in assoluto. Per raggiungere questo traguardo, occorre infatti aver esercitato il proprio mandato da parlamentare per 4 anni, 6 mesi e un giorno , calcolati partendo dal 13 ottobre 2022, giorno di insediamento delle Camere.  A consultare nel dettaglio la Costituzione e i regolamenti interni di Montecitorio, si scopre però che non raggiungere la pensione a questo punto della XIX legislatura è piuttosto difficile . Anche se oggi il governo cadesse sul voto segreto, la «tagliola» sui tempi per la pensione non scatterebbe infatti subito , perché un eletto rimarrebbe in carica fino al giorno prima dell’insediamento del prossimo Parlamento.  C’è anche uno scenario meno drastico , che i capi dei gruppi parlamentari (da destra a sinistra) hanno calcolato. Questa prospettiva si basa su uno scioglimento anticipato delle Camere attorno al 15 gennaio . A partire da questa data, tra i tempi indicati dall’articolo 61 della Costituzioni e incastri pratici, i primi giorni utili per le elezioni sarebbero 4 e 5 aprile , primo weekend dopo Pasqua. E comunque si andrebbe ben oltre il 14 aprile, considerando i tempi per l’insediamento a Montecitorio e Palazzo Madama. Ma come si è arrivati a questo sistema pensionistico parlamentare? Con il decreto Salva-Italia del governo Monti, il Parlamento aveva abolito il vecchio sistema di calcolo retributivo dei vitalizi. E dal 1° gennaio 2012, i nuovi parlamentari versano i contributi e ricevono una pensione parametrata con il metodo contributivo, uguale a quella dei lavoratori comuni, percepibile solo al raggiungimento della «vecchiaia» (65 anni). Mentre nel 2018, sotto la spinta del M5S e la presidenza di Roberto Fico alla Camera, è stata approvata la delibera per ricalcolare con il metodo contributivo anche i vecchi vitalizi già erogati agli ex parlamentari , riducendone gli importi a partire dal 1° gennaio 2019. Non è stata abolita la pensione: dal 1° gennaio 2012 gli eletti maturano una pensione contributiva, calcolata sui contributi versati durante il mandato.  Ma ora, superato lo spauracchio di perdere la pensione, la vera sfida sono gli accordi per tentare la rielezione . E le acque più agitate di tutte sono in casa Lega, dove, se i sondaggi venissero confermati, sarebbe una Caporetto rispetto al 2022, quando il partito di Salvini incassò ben 66 deputati e 29 senatori.