Il tempo passa e la giustizia, anche se lenta, il conto prima o poi lo presenta , e in questo caso si tratta proprio di una sommatoria di condanne passate in giudicato imputabili a Riccardo Bossi, 47 anni, primogenito del fondatore della Lega, Umberto, scomparso il 19 marzo scorso a Varese. Condanne per reati di varia natura e diventate definitive per via della pronuncia della Cassazione. Così mercoledì i carabinieri hanno suonato alla porta di Bossi jr , che vive in città a Busto Arsizio, notificandogli un provvedimento di cumulo di condanne firmato dal procuratore della repubblica Carlo Nocerino: 5 anni e 9 mesi da scontare per distinti procedimenti nei quali venivano contestati i reati di «appropriazione indebita», «truffa» e «indebita percezione del reddito di cittadinanza». Episodi assai indietro nel tempo, alcuni risalenti addirittura al 2011, altri più recenti, ma sempre legati ad un atteggiamento poco avvezzo a saldare i debiti: non importa se dal gioielliere o dal benzinaio — per conti a tre zeri —, o ancora per gli episodi legati all’ insolvenza in ristoranti a Milano e Firenze, per citare quelli arrivati all’onore delle cronache. Fatti in alcuni casi approdati anche nelle aule di giustizia, come la vicenda del reddito di cittadinanza dove la Procura gli contestava di aver percepito oltre 12 mila euro dal 2020 al 2023: somme legate alla misura statale di contrasto alla povertà, in particolare per coprire i costi del canone di locazione di un appartamento dal quale, però, Bossi era già stato sfrattato da un anno in quanto moroso. Il cumulo di condanne definitive non ha a che vedere con un ulteriore procedimento per il quale il difensore di Riccardo Bossi sta attendendo la fissazione dell’udienza in Cassazione : riguarda un processo celebratosi a Varese, e poi a Milano in Appello dove è stata confermata la condanna a un anno e 4 mesi per maltrattamenti in famiglia rivolti alla madre , Gigliola Guidali, prima moglie di Umberto Bossi. Giovedì in giornata è arrivata una presa di distanza da parte del secondogenito del Senatùr, Renzo, avuto con la seconda moglie Manuela Marrone nel 1988. «Ho appreso dagli organi di stampa quanto accaduto a Riccardo. Credo che, nella vita, ognuno sia figlio delle proprie scelte e debba assumersi personalmente la responsabilità delle proprie azioni », ha affermato Renzo Bossi. «Riccardo è figlio del primo matrimonio di nostro padre Umberto e ha avuto, da sempre, un percorso di vita separato da quello mio e dei miei fratelli, figli di Manuela». Non si tratta di una distanza nata oggi o conseguente alle sue vicende giudiziarie, aggiunge Renzo, «semplicemente, tra noi non si è mai costruito un vero rapporto familiare: abbiamo vissuto vite differenti, frequentato ambienti differenti e non abbiamo mai condiviso quella quotidianità che normalmente esiste tra fratelli, nemmeno nelle tradizionali occasioni familiari come il Natale».
Riccardo Bossi arrestato: dai gioielli non pagati alle truffe. Il fratello Renzo: «Noi mai insieme, neanche a Natale»
Il tempo passa e la giustizia, anche se lenta, il conto prima o poi lo presenta , e in questo caso si tratta proprio di una sommatoria di condanne passate in giudicato imputabili a Riccardo Bossi, 47 anni, primogenito del fondatore della Lega, Umberto, scomparso il 19 marzo scorso a Varese. Condanne per reati di varia natura e diventate definitive per via della pronuncia della Cassazione. Così mercoledì i carabinieri hanno suonato alla porta di Bossi jr , che vive in città a Busto Arsizio, notificandogli un provvedimento di cumulo di condanne firmato dal procuratore della repubblica Carlo Nocerino: 5 anni e 9 mesi da scontare per distinti procedimenti nei quali venivano contestati i reati di «appropriazione indebita», «truffa» e «indebita percezione del reddito di cittadinanza». Episodi assai indietro nel tempo, alcuni risalenti addirittura al 2011, altri più recenti, ma sempre legati ad un atteggiamento poco avvezzo a saldare i debiti: non importa se dal gioielliere o dal benzinaio — per conti a tre zeri —, o ancora per gli episodi legati all’ insolvenza in ristoranti a Milano e Firenze, per citare quelli arrivati all’onore delle cronache. Fatti in alcuni casi approdati anche nelle aule di giustizia, come la vicenda del reddito di cittadinanza dove la Procura gli contestava di aver percepito oltre 12 mila euro dal 2020 al 2023: somme legate alla misura statale di contrasto alla povertà, in particolare per coprire i costi del canone di locazione di un appartamento dal quale, però, Bossi era già stato sfrattato da un anno in quanto moroso. Il cumulo di condanne definitive non ha a che vedere con un ulteriore procedimento per il quale il difensore di Riccardo Bossi sta attendendo la fissazione dell’udienza in Cassazione : riguarda un processo celebratosi a Varese, e poi a Milano in Appello dove è stata confermata la condanna a un anno e 4 mesi per maltrattamenti in famiglia rivolti alla madre , Gigliola Guidali, prima moglie di Umberto Bossi. Giovedì in giornata è arrivata una presa di distanza da parte del secondogenito del Senatùr, Renzo, avuto con la seconda moglie Manuela Marrone nel 1988. «Ho appreso dagli organi di stampa quanto accaduto a Riccardo. Credo che, nella vita, ognuno sia figlio delle proprie scelte e debba assumersi personalmente la responsabilità delle proprie azioni », ha affermato Renzo Bossi. «Riccardo è figlio del primo matrimonio di nostro padre Umberto e ha avuto, da sempre, un percorso di vita separato da quello mio e dei miei fratelli, figli di Manuela». Non si tratta di una distanza nata oggi o conseguente alle sue vicende giudiziarie, aggiunge Renzo, «semplicemente, tra noi non si è mai costruito un vero rapporto familiare: abbiamo vissuto vite differenti, frequentato ambienti differenti e non abbiamo mai condiviso quella quotidianità che normalmente esiste tra fratelli, nemmeno nelle tradizionali occasioni familiari come il Natale».

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