Dall’armatura di Iron Man, geniale scienziato immortalato 18 anni fa dal regista Jon Favreau proprio ispirandosi a lui, ai panni dell’ oligarca che minaccia la democrazia del nuovo documentario di Alex Gibney: un Elon Musk capace di influenzare l’esito di un’elezione con la sua ricchezza senza limiti mentre accumula un enorme potere anche politico, centralizzando e controllando un gigantesco volume di dati. La sua immagine è cambiata in pochi anni in modo radicale, drammatico, come è accaduto a pochi personaggi nella storia. E la cinematografia — film, documentari, anche l’animazione dei Simpsons — è stata il sismografo più sensibile di questi cambiamenti: il Tony Stark interpretato nel 2008 da Robert Downey Jr. aveva l’alone dell’eroe che contribuì a fare di Musk un idolo della cultura pop . Mentre l’Elon degli ultimi anni, ricchissimo ma stralunato, con idee politiche estreme e la pretesa di diffonderle ovunque, dagli Usa, all’Europa, non affascina più, ma allarma. Ha pesato, soprattutto, la sua inquietante avventura nel governo Trump come capo di un organismo, il Doge , che avrebbe dovuto rivoluzionare l’amministrazione, azzerandone intere parti. Non è accaduto ma, secondo Alex Gibney, regista di un megadocumentario realizzato per Hbo e che verrà proiettato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia martedì prossimo, quell’esperienza potrebbe rivelarsi in prospettiva ancor più pericolosa per la democrazia americana, visto che gli informatici collocati da Musk nel Doge hanno avuto la possibilità di accedere ai dati personali di tutti i cittadini depositati presso le varie amministrazioni federali, dal Tesoro al Fisco, alla Sanità. Gibney, 72 anni, è un monumento vivente delle videoinchieste: Hollywood Reporter, che ha anticipato i contenuti di un’opera anch’essa monumentale (quasi quattro anni di lavorazione, per una proiezione di quasi quattro ore), lo definisce il Bob Woodward dei documentari, paragonandolo al giornalista che, insieme a Carl Bernstein , scoperchiò lo scandalo Watergate costringendo Nixon alle dimissioni. Suoi molti storici lungometraggi su Scientology, gli scandali Enron e Theranos, ma anche quelli della Chiesa cattolica, di Wall Street. E i viaggi nei labirinti del Pentagono e in quelli della mente di Putin. Musk, il suo nuovo documentario, susciterà polemiche e anche conflitti, per vari motivi. A parte alcuni episodi della vita privata di Elon — la sua freddezza da bambino mentre un amico di famiglia moriva davanti a lui (racconto del padre), bullismo e accordi di segretezza imposti a donne con le quali ha concepito figli — l’opera non contiene grandi rivelazioni. Gibney aveva a lungo resistito all’idea di occuparsi di Musk: personaggio troppo noto, descritto quotidianamente da media di ogni genere, soggetto di numerose pellicole. Cosa proporre di nuovo? Si è convinto nel 2023 quando ha maturato l’idea di descrivere Elon come l’incarnazione della gestione del potere nel Ventunesimo secolo. Gibney ha raccolto e sceneggiato il tanto di estremo che su di lui era già emerso soprattutto grazie al Wall Street Journal e alla rivista Wired (un modo di ridurre anche il rischio di querele di Musk) realizzando un’opera che mescola il lato più oscuro del potere col lato più potente della tecnologia. Potrebbe essere un flop da overdose di Elon o un grande successo tra polemiche incandescenti, corsa all’Oscar, il tentativo di fare epoca come accadde alla Scomoda Verità di Al Gore, e anche una certa suspense : Hbo presto sarà della Paramount di David Ellison, grande alleato di Trump e in buoni rapporti con Musk. E il documentario, in anteprima a Venezia e a Toronto, arriverà sugli schermi Hbo solo nel 2027.
Quando gli uomini di Musk hanno potuto vedere i dati di tutti i cittadini: il film su «Iron Man» che diventa un oligarca
Dall’armatura di Iron Man, geniale scienziato immortalato 18 anni fa dal regista Jon Favreau proprio ispirandosi a lui, ai panni dell’ oligarca che minaccia la democrazia del nuovo documentario di Alex Gibney: un Elon Musk capace di influenzare l’esito di un’elezione con la sua ricchezza senza limiti mentre accumula un enorme potere anche politico, centralizzando e controllando un gigantesco volume di dati. La sua immagine è cambiata in pochi anni in modo radicale, drammatico, come è accaduto a pochi personaggi nella storia. E la cinematografia — film, documentari, anche l’animazione dei Simpsons — è stata il sismografo più sensibile di questi cambiamenti: il Tony Stark interpretato nel 2008 da Robert Downey Jr. aveva l’alone dell’eroe che contribuì a fare di Musk un idolo della cultura pop . Mentre l’Elon degli ultimi anni, ricchissimo ma stralunato, con idee politiche estreme e la pretesa di diffonderle ovunque, dagli Usa, all’Europa, non affascina più, ma allarma. Ha pesato, soprattutto, la sua inquietante avventura nel governo Trump come capo di un organismo, il Doge , che avrebbe dovuto rivoluzionare l’amministrazione, azzerandone intere parti. Non è accaduto ma, secondo Alex Gibney, regista di un megadocumentario realizzato per Hbo e che verrà proiettato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia martedì prossimo, quell’esperienza potrebbe rivelarsi in prospettiva ancor più pericolosa per la democrazia americana, visto che gli informatici collocati da Musk nel Doge hanno avuto la possibilità di accedere ai dati personali di tutti i cittadini depositati presso le varie amministrazioni federali, dal Tesoro al Fisco, alla Sanità. Gibney, 72 anni, è un monumento vivente delle videoinchieste: Hollywood Reporter, che ha anticipato i contenuti di un’opera anch’essa monumentale (quasi quattro anni di lavorazione, per una proiezione di quasi quattro ore), lo definisce il Bob Woodward dei documentari, paragonandolo al giornalista che, insieme a Carl Bernstein , scoperchiò lo scandalo Watergate costringendo Nixon alle dimissioni. Suoi molti storici lungometraggi su Scientology, gli scandali Enron e Theranos, ma anche quelli della Chiesa cattolica, di Wall Street. E i viaggi nei labirinti del Pentagono e in quelli della mente di Putin. Musk, il suo nuovo documentario, susciterà polemiche e anche conflitti, per vari motivi. A parte alcuni episodi della vita privata di Elon — la sua freddezza da bambino mentre un amico di famiglia moriva davanti a lui (racconto del padre), bullismo e accordi di segretezza imposti a donne con le quali ha concepito figli — l’opera non contiene grandi rivelazioni. Gibney aveva a lungo resistito all’idea di occuparsi di Musk: personaggio troppo noto, descritto quotidianamente da media di ogni genere, soggetto di numerose pellicole. Cosa proporre di nuovo? Si è convinto nel 2023 quando ha maturato l’idea di descrivere Elon come l’incarnazione della gestione del potere nel Ventunesimo secolo. Gibney ha raccolto e sceneggiato il tanto di estremo che su di lui era già emerso soprattutto grazie al Wall Street Journal e alla rivista Wired (un modo di ridurre anche il rischio di querele di Musk) realizzando un’opera che mescola il lato più oscuro del potere col lato più potente della tecnologia. Potrebbe essere un flop da overdose di Elon o un grande successo tra polemiche incandescenti, corsa all’Oscar, il tentativo di fare epoca come accadde alla Scomoda Verità di Al Gore, e anche una certa suspense : Hbo presto sarà della Paramount di David Ellison, grande alleato di Trump e in buoni rapporti con Musk. E il documentario, in anteprima a Venezia e a Toronto, arriverà sugli schermi Hbo solo nel 2027.

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