Basterebbe guardarsi intorno: nessun palazzo delle nostre città è immune dalla presenza di condizionatori sulle facciate. Rispetto a quando venne definitivamente adottata per legge nel 1966 (in Italia fu precedentemente utilizzata come misura di guerra nel 1916 e poi dal 1940 al 1942) l’ ora legale si ritrova oggi in un contesto completamente differente rispetto a quando nacque per ridurre i consumi di energia elettrica .  A questa conclusione evidente è arrivata anche un’ indagine conoscitiva della Camera approvata all’unanimità in Commissione attività produttive.   Dall’analisi della Confcommercio , presentata nella sua audizione, emerge «come i profili di consumo elettrico risultino oggi significativamente mutati rispetto al passato. La diffusione delle tecnologie di illuminazione ad alta efficienza energetica ha infatti progressivamente ridotto il peso della componente legata all’illuminazione artificiale sui consumi complessivi, mentre assumono crescente rilevanza i fabbisogni energetici connessi alla climatizzazione estiva e ai sistemi elettrici di riscaldamento. In tale quadro, il beneficio energetico derivante dall’estensione dell’ora legale deve essere valutato tenendo conto della mutata composizione della domanda elettrica e delle differenti dinamiche stagionali dei consumi».  Nasce da qui il dibattito, anche in Italia, sul superamento del doppio cambio annuale dell’ora , tanto più in queste settimane in cui ci avviciniamo all’ennesimo cambio di orario: nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026 tornerà l’ora solare e ciò significa che alle 3 del mattino le lancette dovranno essere riportate indietro di un’ora, tornando alle 2, consentendo così di dormire un’ora in più durante quella notte.  La discussione sull’opportunità del mantenimento del cambio dell’ora, in realtà, va vanti da anni e trae origine dalla consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea nel 2018, alla quale parteciparono 4,6 milioni di cittadini europei: l’84% si espresse a favore dell’abolizione del cambio d’ora . Nel 2019 il Parlamento Europeo approvò una proposta di direttiva per lasciare ai singoli Stati la libertà di scegliere tra ora legale o solare permanente ma il processo si è poi arenato a causa della pandemia e delle divergenze tra i Paesi membri, lasciando il tema sospeso.  Un dato fondamentale da tener presente nel dibattito è l’impatto economico. Gli ultimi dati ufficiali forniti da Terna e riferiti all’Italia attestano tra il 2004 e il 2025 «un minor consumo di energia elettrica dovuto all’ora legale di oltre 12 miliardi di kWh» che ha comportato, in termini economici, «un risparmio per i cittadini di circa 2,3 miliardi di euro», mentre la Società italiana di medicina ambientale ha evidenziato come, grazie all’ora legale, le emissioni di anidride carbonica in atmosfera «si riducano tra le 160 mila e le 200 mila tonnellate all’anno», una quantità pari a quella assorbita piantando dai 2 ai 6 milioni di nuovi alberi. Ma le audizioni alla Camera hanno ridimensionato questo storico argomento dei risparmi energetici, e non solo con le considerazioni evidenziate da Confcommercio : secondo Terna , rendendo permanente l’ora legale i consumi elettrici si ridurrebbero dello 0,15%, percentuale inferiore alle attese proprio perché, nel tempo, ai risparmi potenziali (perché di questo si tratta: stime su quanto si sarebbe consumato in più con un’ora di luce in meno) per il minor utilizzo della luce artificiale , si sono dovuti sottrarre i consumi più elevati per il maggior utilizzo dei condizionatori . Oggi sempre più diffusi e sempre meno costosi, quindi più facilmente accessibili per tutti e per qualunque ambiente.  Tutti d’accordo, quindi, sull’opportunità del superamento del doppio cambio annuale dell’ora, anche in Parlamento, come evidenziato dall’approvazione all’unanimità dell’indagine conoscitiva della Camera in Commissione attività produttive . E ne è convinto, ovviamente, il deputato Andrea Barabotti della Lega, che dell’indagine è stato il promotore: premesso che «per la prima volta il Parlamento ha affrontato in maniera organica, attraverso dati, studi e audizioni, un tema che interessa direttamente la vita quotidiana di milioni di italiani», Barabotti evidenzia come dalle audizioni svolte sia «emerso con forza un dato: il superamento del doppio cambio annuale dell’ora rappresenta un beneficio certo sotto il profilo della salute, perché elimina gli effetti legati alla modifica forzata e ripetuta dei ritmi biologici e circadiani. A questo si aggiungono i possibili benefici sul piano energetico, economico e ambientale: minori consumi, riduzione delle emissioni, effetti positivi per commercio, ristorazione, turismo, trasporti e organizzazione delle attività quotidiane». Alla luce di queste evidenze, insiste il parlamentare, «il voto unanime dimostra che su questo tema è possibile andare oltre gli schieramenti e costruire una posizione largamente condivisa».  Ma meglio mantenere per sempre l’ ora legale o quella solare ? Barabotti non ha dubbi sulla preferenza per l’ora legale e annuncia che intende andare avanti in questa direzione: «Nei prossimi giorni è mia intenzione riunire Consumerismo No Profit e la Società italiana di medicina ambientale, promotori della petizione "Ora legale per sempre" che ha già raccolto oltre 350 mila firme verificate su Change.org , per condividere con loro il risultato raggiunto e soprattutto ragionare sui prossimi passi». «Dopo il lavoro conoscitivo svolto dalla Commissione - assicura il leghista - credo esistano oggi le condizioni per compiere un ulteriore passo avanti: lavorare a un documento di indirizzo politico condiviso che consenta al Parlamento di indicare con chiarezza la strada da seguire e al governo di sostenere questa posizione anche nel confronto europeo. L’indagine - questo il suo auspicio - non deve rappresentare un punto di arrivo, ma la base dalla quale passare finalmente dall’approfondimento alle decisioni».  Anche dall’altra parte dell’Atlantico Donald Trump è favorevole all’estensione dell’ora legale. «Il buio è deprimente - ha dichiarato venerdì scorso il presidente degli Stati Uniti - e con la luce c’è meno criminalità: cambiare tutti gli orologi crea il caos e le persone arrivano in ritardo agli appuntamenti». Per questo Trump ha un nuovo obiettivo: rendere permanente l’ora legale con un disegno di legge approvato a larga maggioranza alla Camera ma fermo al Senato per l’opposizione di alcuni rappresentanti degli Stati settentrionali come Arkansas , South Dakota e  Montana . I senatori di queste zone, infatti, sostengono che spostando un’ora di luce dalla mattina alla sera in alcune città del nord l’alba non arriverebbe prima delle 8,30 e 9,30 del mattino, e in certi casi persino più tardi. Questo costringerebbe milioni di bambini ad andare a scuola o ad aspettare l’autobus al buio pesto, aumentando il rischio di incidenti stradali. Anche i lavoratori del mattino presto si troverebbero a fare il tragitto in condizioni di totale oscurità. Una parte di esperti e psicologi si sono schierati a favore di questa tesi concordando che iniziare la giornata nel buio può avere un impatto negativo sulla salute.  Ma a Trump questo poco interessa. O, meglio, interesserebbe meno di un aspetto che ha più a che fare con un business da ricchi. Secondo una ricostruzione di The Hill , al tycoon più che lo stato d’animo degli americani o la loro puntualità agli appuntamenti, starebbe a cuore il profitto che i proprietari di golf club potrebbero ricavare dalla riforma. Brian Rolapp , il ceo del torneo di golf più importante del mondo, il Pga Tour , ha inviato una lettera ufficiale a Trump spiegando che un’ora in più di luce serale potrebbe generare 23 milioni di partite di golf aggiuntive e 1 miliardo di dollari di nuovi ricavi annuali per il settore. Anche la maggior parte dei club che aderiscono alla National Golf Course Owners Association si dice favorevole all’adozione dell’ora legale permanente. «I campi potrebbero restare aperti più a lungo e di conseguenza incrementare i guadagni», ha spiegato il presidente dell’Associazione Jay Karen precisando tuttavia che ci sono campi, soprattutto del nord, che d’inverno chiudono comunque e quindi non avrebbero nessun vantaggio dalla nuova legge. E la questione del nord è rilevante anche in Italia: in caso di ora legale permanente, a Torino si registrerebbero 81 giorni con alba successiva alle 8 del m