«Con gli amici conosciuti online parlavo in inglese. Per capirli usavo il traduttore». Il 13enne di Centocelle non lo nasconde . E con le sue dichiarazioni iniziali, sotto choc, nei momenti successivi all’accoltellamento della prof della media «Giovanni Verga», ha dato una prima svolta alle indagini dei carabinieri: è straniera la pista che potrebbe portare all’identificazione dei cinque contatti sulla chat di Telegram dove è finito il video dell’aggressione a Isabella Marsilio venerdì scorso. Il 13enne lo ha girato con lo smartphone incastrato nell’elmetto che indossava mentre impugnava due coltelli da sub, prima di essere fermato da un compagno congolese. Quest’ultimo «ha fatto una grandissima cosa», ha commentato ieri la premier Giorgia Meloni. La pista in questione porta a un utente russo del sito splatter Watchpeopledie (Wpd) che il minorenne romano frequentava nonostante il divieto sotto i 18 anni, sul quale l’altro ieri — con l’adolescente ricoverato senza telefonino in Neuropsichiatria infantile al policlinico Umberto I con la madre sempre accanto — il video del ferimento è stato postato e quindi ripostato più volte. Parlava con lui e con altri in inglese durante le sessioni in chat da casa? È una possibilità, come anche che la rete suprematista e accelerazionista che lo avrebbe istigato a pianificare l’azione abbia un sottolivello, con account russi o similrussi, dedicati alla diffusione del video prima su TikTok e poi su Wpd . Il 13enne non li ha mai conosciuti di persona come del resto i 22 iscritti alla chat che aveva su TikTok — italiani, francesi e russi — dove le immagini non sono state pubblicate, ma dove lui prima di agire ha scritto: «Guys, guardate il tg dopo». Non si può escludere a questo punto che il minorenne possa essere stato adescato proprio su Wpd che propone un’ampia libreria video di omicidi ed esecuzioni relativi al conflitto russo-ucraino (c’è un canale dedicato): il sospetto è che il minore fosse un frequentatore di queste pagine , come di uno pseudo forum dal titolo inquietante: «Cosa ti fa davvero arrabbiare?». Il moderatore invita in inglese gli utenti a rivelare i motivi di «una rabbia così forte da spingervi a uccidere qualcuno. Sentitevi liberi, senza vergogna, senza imbarazzo. Sentitevi a vostro agio, con me e con gli altri, così potremo conoscerci meglio». E assicura: «Qualunque cosa diciate la accetterò e la amerò per quello che è». È un trucco usato dai reclutatori? Può darsi. Di sicuro il 13enne, che ha più volte manifestato la sua rabbia, online e a scuola, ha deluso le aspettative: sulle chat di ieri compare in alcuni meme e viene definito «larp» da utenti italiani e dell’Est Europa, ossia un giocatore di ruolo e non un vero killer. Quindi, scrivono, «incapace di vendicarsi» per aver fallito l’omicidio della prof. A cui ieri sono arrivate per mail le scuse dei genitori.