Molestie alla collega per anni nella ditta di piadine a Riccione , alla fine la donna esasperata racconta tutto al comitato di genere dell'azienda che licenzia l'uomo in tronco.  L'ex manutentore ha impugnato in tribunale il licenziamento ma sia i giudici di primo grado sia quelli di secondo grado hanno respinto le sue istanze, condannandolo anche a pagare le spese legali . Il licenziamento era legittimo .  Le insistenze inopportune e le molestie sono iniziate nel 2020 e si erano poi interrotte per due anni ma solo perché la dipendente era stata spostata in un altro stabilimento della ditta, per altri motivi, ma al suo rientro tutto era ricominciato come e peggio di prima. La 32enne non ha più retto la situazione e ha raccontato tutto all'azienda che dopo le verifiche ha licenziato il molestatore.  Nei giorni scorsi i giudici Mantovani, Pascarelli e Mascini della sezione Lavoro della corte d'Appello di Bologna , hanno confermato la sentenza di primo grado, giudicando i comportamenti dell'uomo  «pregiudizievoli e lesivi della salute della dipendente, in un’ottica di plurioffensività».  Per i giudici di secondo grado una valutazione in termini concreti della gravità dei comportamenti dell'uomo non può prescindere dalla considerazione «della relativa idoneità a umiliare e mortificare fortemente la collega quale lavoratrice nel contesto lavorativo, limitandone la libertà e violandone la dignità», nonché dalla considerazione della relativa idoneità a ingenerare uno stato d’animo di forte ansia e stress , cagionati da comportamenti del tutto indifferente ai manifestati rifiuti.  Tali condotte, peraltro, per i giudici bolognesi, hanno anche avuto incidenza sull’organizzazione lavorativa o comunque sulle disponibilità lavorative della collega, indotta a cambiare turno o ad evitare l’'uomo sul luogo di lavoro.  I tampinamenti continui fino al parcheggio, le richieste di uscire, e l'ossessione che aveva sviluppato nei confronti della giovane e bella collega, sono stati provati, secondo la corte d'Appello bolognese , anche da alcune testimonianze, che hanno raccontato il clima in cui ha vissuto la donna in quel periodo.  La fissazione per gli abbracci , era diventata una pretese: «Se non mi abbracci, qua dentro non duri», «qua dentro è pieno di ragazze, qualcuna serve e qualcuna no», si legge in sentenza. Abbracci che non erano del tutto innocui o innocenti, stando ad alcune testimonianze e a quella della stessa vittima che aveva sentito i commenti che l'uomo faceva ad altri colleghi maschi dopo aver abbracciato una collega.  Prosegue la vittima: « Lui abbracciava sempre tutte e poi si vantava di questo, si strusciava in realtà e poi andava a dire che la cosa lo eccitava molto sessualmente . Lui tentava spesso di abbracciarmi ma io non gli ho mai dato modo e non ho mai ricambiato l’abbraccio e mi sono sempre spostata».  Ai suoi rifiuti perentori il collega molestatore aveva risposto con atteggiamenti ancora più violenti «mimando il segno dello sputo a ogni suo passaggio».  Inesorabile la sentenza d'Appello che ha confermato il licenziamento dell'uomo condannandolo anche a 3mila euro di spese legali.