Dal 1° gennaio 2027 anche chi percepisce la pensione di reversibilità, cioè chi rimane dopo il decesso di un coniuge o di un genitore pensionato, vedrà gli importi mensili aumentare. Con un decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze previsto per novembre , il governo fisserà l'incremento annuale per le pensioni, secondo il meccanismo che ogni anno adegua gli assegni all'inflazione. In attesa del dato ufficiale sulla perequazione per il 2026 l’inflazione viaggia su un +2,9%. Con questi numeri dal 1° gennaio del prossimo anno il trattamento minimo sulle pensioni ordinarie passerebbe da 611,85 a 629,59 euro al mese. Per chi non ha familiarità con il sistema pensionistico italiano, è importante capire che cosa sia la reversibilità e come funziona effettivamente per le famiglie. La pensione di reversibilità è una prestazione previdenziale destinata ai familiari di una persona che era già pensionata o che aveva maturato i requisiti per ottenere una pensione al momento del decesso. Non è una eredità nel senso comune del termine: è piuttosto un diritto riconosciuto dal sistema pensionistico italiano per garantire una continuità di reddito a chi dipendeva economicamente dal defunto. Il trattamento viene riconosciuto principalmente al coniuge superstite — il quale mantiene il diritto indipendentemente dall'età e dalla durata del matrimonio — ma può essere esteso anche ai figli, in determinate condizioni ai genitori, e talvolta ai fratelli e alle sorelle.  L'importo che ciascuno riceve non corrisponde all'intera pensione che il coniuge defunto percepiva. L'assegno è calcolato applicando specifiche percentuali alla pensione del defunto, e le aliquote variano significativamente a seconda di quanti familiari sono rimasti. Se rimane il coniuge, il coniuge solo riceve il 60% della pensione del defunto. Con un figlio a carico, la percentuale sale all'80%. Con due o più figli, la reversibilità viene erogata nella forma completa, cioè al 100%. Se non c'è il coniuge, ma ci sono figli, un figlio solo riceve il 70% della pensione originaria, due figli ricevono l'80%, tre o più figli il 100%. In situazioni più rare, quando mancano sia il coniuge che i figli, il diritto può passare a genitori o fratelli, ma le percentuali sono significativamente inferiori.   Una chiarificazione importante: il diritto alla reversibilità spetta anche ai coniugi separati o divorziati, sebbene con condizioni specifiche. Chi era stato separato conserva il diritto se aveva ricevuto un assegno di mantenimento; chi era divorziato lo mantiene solo se percepiva l'assegno divorzile. Inoltre, le coppie unite civilmente sono equiparate alle coppie matrimoniali a ogni effetto della reversibilità