Gianluca Soncin ha porto le sue «sincere scuse» alla famiglia di Pamela Genini in apertura dell’udienza del processo in cui è imputato per omicidio aggravato della compagna, uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 . Soncin ha preso la parola di fronte ai giudici della Corte d’assise per una brevissima dichiarazione spontanea. Si alza in piedi dal banco della difesa: «In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela. Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate. So che il perdono non si può pretendere ». Poi ha aggiunto: « Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori. Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità ». Soncin, sul banco degli imputati, di fianco ai suoi legali, prima ancora dell'audizione dei testimoni ha chiesto di poter rendere dichiarazioni spontanee. E a voce bassa e piatta, leggendo poche righe scritte a mano su un foglio, per la prima volta ha parlato e fatto una sorta di « confessione ». Il 52enne, la sera del 14 ottobre dell'anno scorso, dopo essersi procurato un doppione delle chiavi di casa della giovane ragazza, ha fatto irruzione nell'appartamento di lei di via Iglesias, periferia milanese e, mentre Pamela era al telefono con l'ex, l'ha colpita con 76 fendenti prima sul terrazzino dell'abitazione e poi in casa. Per lui l'accusa è omicidio pluriaggravato.
Pamela Genini, l'omicida in aula: «Comprendo il peso delle mie azioni, mi assumo le conseguenze»
Gianluca Soncin ha porto le sue «sincere scuse» alla famiglia di Pamela Genini in apertura dell’udienza del processo in cui è imputato per omicidio aggravato della compagna, uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 . Soncin ha preso la parola di fronte ai giudici della Corte d’assise per una brevissima dichiarazione spontanea. Si alza in piedi dal banco della difesa: «In questo momento di grande dolore e profonda tristezza porgo le mie scuse alla famiglia di Pamela. Da quel giorno le nostre vite sono profondamente cambiate. So che il perdono non si può pretendere ». Poi ha aggiunto: « Comprendo il peso delle mie azioni e il ricordo di Pamela resterà indelebile nei nostri cuori. Non mi resta che assumermi fino in fondo le conseguenze per il dolore che ho causato con senso di responsabilità ». Soncin, sul banco degli imputati, di fianco ai suoi legali, prima ancora dell'audizione dei testimoni ha chiesto di poter rendere dichiarazioni spontanee. E a voce bassa e piatta, leggendo poche righe scritte a mano su un foglio, per la prima volta ha parlato e fatto una sorta di « confessione ». Il 52enne, la sera del 14 ottobre dell'anno scorso, dopo essersi procurato un doppione delle chiavi di casa della giovane ragazza, ha fatto irruzione nell'appartamento di lei di via Iglesias, periferia milanese e, mentre Pamela era al telefono con l'ex, l'ha colpita con 76 fendenti prima sul terrazzino dell'abitazione e poi in casa. Per lui l'accusa è omicidio pluriaggravato.

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