Caro Federico, ho ricevuto moltissimi messaggi sul fenomeno dell’overtourism. Da una parte, non dobbiamo stupirci né del numero dei turisti — siamo o non siamo il Belpaese? Con il Medio Oriente e il Nordafrica quasi chiusi, un nordico dove trova il sole in autunno? —, né della reazione seccata di molti italiani. Il turismo arricchisce pochi — a cominciare dalle compagnie aeree e dalle catene alberghiere, quasi tutte estere — e infastidisce molti. Ad esempio a me colpisce che gli stranieri vadano in giro per i centri storici delle nostre città in infradito, canotta e bermuda pure a ottobre, e che tendano a comportarsi peggio che a casa loro (mentre a noi accade il contrario). L’Italia allenta i freni inibitori: gli stranieri vedono che qui ognuno fa come gli pare, e si adeguano con entusiasmo. I centri storici si svuotano non solo in Italia. Ci sono città bellissime letteralmente massacrate dal turismo, ad esempio Barcellona. Le grandi agenzie immobiliari internazionali comprano appartamenti in blocco e li mettono a reddito: accade ad esempio a Berlino. È un altro aspetto della crisi del ceto medio. Quand’ero ragazzo, la piccola borghesia poteva permettersi qualche giorno di vacanza in una pensione di Roma, Venezia, Firenze. Oggi non accade più. Il vero problema non è l’overtourism; ovunque, persino a Venezia nei giorni di massimo afflusso, basta uscire dai sentieri battuti e dalle rotte usuali per ritrovarsi da solo. Il vero problema è che il turismo è organizzato per gli stranieri. A cominciare dai prezzi. Ci sono alberghi che non molto tempo fa costavano cento euro a notte e ora ne costano mille. E mille euro per una camera un italiano non li spende, anche i pochi che potrebbero permetterselo. Provate a prenotare un treno per Venezia: molti sono esauriti, o si trovano tariffe da 170 euro in su. Lo stesso vale per le località di mare. Ci stiamo ritrovando estranei, esclusi, spaesati nel nostro stesso Paese. Infatti in molti alberghi e negozi parlano in inglese anche ai rari italiani di passaggio. Gli stranieri siamo noi. Aldo Cazzullo
Overtourism e prezzi ci ritroviamo stranieri in patria
Caro Federico, ho ricevuto moltissimi messaggi sul fenomeno dell’overtourism. Da una parte, non dobbiamo stupirci né del numero dei turisti — siamo o non siamo il Belpaese? Con il Medio Oriente e il Nordafrica quasi chiusi, un nordico dove trova il sole in autunno? —, né della reazione seccata di molti italiani. Il turismo arricchisce pochi — a cominciare dalle compagnie aeree e dalle catene alberghiere, quasi tutte estere — e infastidisce molti. Ad esempio a me colpisce che gli stranieri vadano in giro per i centri storici delle nostre città in infradito, canotta e bermuda pure a ottobre, e che tendano a comportarsi peggio che a casa loro (mentre a noi accade il contrario). L’Italia allenta i freni inibitori: gli stranieri vedono che qui ognuno fa come gli pare, e si adeguano con entusiasmo. I centri storici si svuotano non solo in Italia. Ci sono città bellissime letteralmente massacrate dal turismo, ad esempio Barcellona. Le grandi agenzie immobiliari internazionali comprano appartamenti in blocco e li mettono a reddito: accade ad esempio a Berlino. È un altro aspetto della crisi del ceto medio. Quand’ero ragazzo, la piccola borghesia poteva permettersi qualche giorno di vacanza in una pensione di Roma, Venezia, Firenze. Oggi non accade più. Il vero problema non è l’overtourism; ovunque, persino a Venezia nei giorni di massimo afflusso, basta uscire dai sentieri battuti e dalle rotte usuali per ritrovarsi da solo. Il vero problema è che il turismo è organizzato per gli stranieri. A cominciare dai prezzi. Ci sono alberghi che non molto tempo fa costavano cento euro a notte e ora ne costano mille. E mille euro per una camera un italiano non li spende, anche i pochi che potrebbero permetterselo. Provate a prenotare un treno per Venezia: molti sono esauriti, o si trovano tariffe da 170 euro in su. Lo stesso vale per le località di mare. Ci stiamo ritrovando estranei, esclusi, spaesati nel nostro stesso Paese. Infatti in molti alberghi e negozi parlano in inglese anche ai rari italiani di passaggio. Gli stranieri siamo noi. Aldo Cazzullo

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