In questi giorni si è aperta un’ampia discussione sulla situazione di un Paese che ancora, nonostante una sentenza delle Corte Costituzionale addirittura risalente al 2019, che sanciva una depenalizzazione degli operatori sanitari sul Fine Vita, individuando le quattro ben note condizioni (patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di assumere decisioni), ancora non emana una legislazione a riguardo , come hanno già fatto da tempo quasi tutti i Paesi Europei, ove peraltro circa solo il 4% dei pazienti eleggibili richiedono di potervi ricorrere. Certo la soluzione peggiore è quella che di fatto si sta realizzando, con quattro Regioni, pur lodevoli e da apprezzare per aver deciso di vicariare un ruolo che è del Governo centrale e del Parlamento, stanno emanando provvedimenti normativi che creano però inevitabilmente una situazione molto anomala d i forti disuguaglianze su una materia così delicata. Oltretutto la reiterata richiesta di potenziamento del sistema delle cure palliative, giustamente evocata da tutti, trova il nostro Paese in una condizione di gravissima difficoltà con solo 1/3 dei circa 500.000 pazienti adulti che ogni anno necessitano di cure palliative, che possono accedere a reti strutturate. Infatti secondo l’ultimo Rapporto Agenas dello scorso anno solo 9 Regioni hanno adeguato strutture e servizi per garantire un’assistenza diffusa a questi pazienti, sia in strutture residenziali (hospice) ed anche di assistenza domiciliare. Inoltre ciò è molto grave per l’assistenza alle cure palliative pediatriche per circa 30 mila bambini e adolescenti, cure che sono praticamente inesistenti su tutto il territorio nazionale. Tutto ciò è principalmente dovuto alla mancanza di circa i 2/3 degli infermieri necessari soprattutto per le cure domiciliari ed anche di medici in relazione al basso numero di iscrizioni alle scuole di specializzazione in medicina e cure palliative rispetto ai posti banditi negli anni scorsi (circa solo il 41%). In termini di risorse finanziarie utilizzate per sostenere queste attività assistenziali, il Governo rivendica 10 milioni di euro aggiuntivi nel 2024 e ulteriori 10 milioni dal 2025 con un finanziamento complessivo di circa 120 milioni di euro l’anno . Inoltre a partire dal 2026 sono stati previsti ulteriori 20 milioni per un totale di 140, evidentemente risorse ancora largamente insufficienti e/o male utilizzate a giudicare dai bassi livelli di assistenza forniti. In ogni caso la necessità di assicurare servizi adeguati di Cure Palliative è assolutamente da perseguire con immediatezza e non può essere competitiva con la promulgazione di una Legge Nazionale sul Fine Vita, come dimostrano i dati provenienti dal Sistema Sanitario Spagnolo dal Belgio e dal Canada con una netta minoranza di pazienti che formalmente richiedono il suicidio assistito senza aver ricevuto precedentemente durante il corso della loro malattia, cure palliative, quando anche indicate. E quindi è una chiara responsabilità dello Stato perseguire e finalizzare entrambi i provvedimenti e non possiamo affidare la risposta a una questione quale quella del suicidio assistito così delicata e profonda a discipline differenti da Regione a Regione, con molte Regioni addirittura prive di normative al riguardo , su un tema sul quale più forte deve essere l’uguaglianza dei cittadini davanti allo Stato.
«Ora una legge sul fine vita, no a discipline differenti da regione a regione»
In questi giorni si è aperta un’ampia discussione sulla situazione di un Paese che ancora, nonostante una sentenza delle Corte Costituzionale addirittura risalente al 2019, che sanciva una depenalizzazione degli operatori sanitari sul Fine Vita, individuando le quattro ben note condizioni (patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e piena capacità di assumere decisioni), ancora non emana una legislazione a riguardo , come hanno già fatto da tempo quasi tutti i Paesi Europei, ove peraltro circa solo il 4% dei pazienti eleggibili richiedono di potervi ricorrere. Certo la soluzione peggiore è quella che di fatto si sta realizzando, con quattro Regioni, pur lodevoli e da apprezzare per aver deciso di vicariare un ruolo che è del Governo centrale e del Parlamento, stanno emanando provvedimenti normativi che creano però inevitabilmente una situazione molto anomala d i forti disuguaglianze su una materia così delicata. Oltretutto la reiterata richiesta di potenziamento del sistema delle cure palliative, giustamente evocata da tutti, trova il nostro Paese in una condizione di gravissima difficoltà con solo 1/3 dei circa 500.000 pazienti adulti che ogni anno necessitano di cure palliative, che possono accedere a reti strutturate. Infatti secondo l’ultimo Rapporto Agenas dello scorso anno solo 9 Regioni hanno adeguato strutture e servizi per garantire un’assistenza diffusa a questi pazienti, sia in strutture residenziali (hospice) ed anche di assistenza domiciliare. Inoltre ciò è molto grave per l’assistenza alle cure palliative pediatriche per circa 30 mila bambini e adolescenti, cure che sono praticamente inesistenti su tutto il territorio nazionale. Tutto ciò è principalmente dovuto alla mancanza di circa i 2/3 degli infermieri necessari soprattutto per le cure domiciliari ed anche di medici in relazione al basso numero di iscrizioni alle scuole di specializzazione in medicina e cure palliative rispetto ai posti banditi negli anni scorsi (circa solo il 41%). In termini di risorse finanziarie utilizzate per sostenere queste attività assistenziali, il Governo rivendica 10 milioni di euro aggiuntivi nel 2024 e ulteriori 10 milioni dal 2025 con un finanziamento complessivo di circa 120 milioni di euro l’anno . Inoltre a partire dal 2026 sono stati previsti ulteriori 20 milioni per un totale di 140, evidentemente risorse ancora largamente insufficienti e/o male utilizzate a giudicare dai bassi livelli di assistenza forniti. In ogni caso la necessità di assicurare servizi adeguati di Cure Palliative è assolutamente da perseguire con immediatezza e non può essere competitiva con la promulgazione di una Legge Nazionale sul Fine Vita, come dimostrano i dati provenienti dal Sistema Sanitario Spagnolo dal Belgio e dal Canada con una netta minoranza di pazienti che formalmente richiedono il suicidio assistito senza aver ricevuto precedentemente durante il corso della loro malattia, cure palliative, quando anche indicate. E quindi è una chiara responsabilità dello Stato perseguire e finalizzare entrambi i provvedimenti e non possiamo affidare la risposta a una questione quale quella del suicidio assistito così delicata e profonda a discipline differenti da Regione a Regione, con molte Regioni addirittura prive di normative al riguardo , su un tema sul quale più forte deve essere l’uguaglianza dei cittadini davanti allo Stato.

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