Dimenticare il Triplete (Supercoppa di Lega, Coppa Italia, Scudetto), non senza però cullarsi ancora «nella gioia e nella felicità di aver centrato un risultato inedito nella storia del club». Quindi ripartire per una nuova avventura, con una squadra più nuova che confermata, con rilanciate ambizioni europee e con la necessità di darsi al più presto un’identità chiara. La stagione del basket, esaurendosi le amichevoli, è ai blocchi di partenza e Peppe Poeta è pronto a scattare con la sua Olimpia Armani . Forum di Assago, primo pomeriggio. Ronzano i tweet dell’ex play Lorenzo Brown, giubilato l’anno scorso dopo poco tempo («Free me» ha scritto su X: riferimento al fatto che non riesce a trovare squadra e che Milano, pur pagandolo, l’ha esentato dal ripresentarsi?), c’è poi la conferma che Giampaolo Ricci sarà di nuovo capitano (stavolta unico). Due notizie di contorno che accompagnano il Discorso di Peppe, chiaro, chiarissimo salvo un solo punto: non ha ancora deciso quale sarà il blocco dei 6 stranieri che nel campionato di serie A affiancherà i 6 italiani. Questa Milano per quali caratteristiche la sente maggiormente sua? «Premesso che con la precedente squadra mi sono trovato bene e che dopo un’annata di alti e bassi abbiamo chiuso in crescendo, l’Armani di questa stagione è diversa ed è nata da un mercato complicato. In che cosa la sento più mia? Preferisco dire che abbiamo cercato il giusto compromesso tra fame e leadership». Il mercato ha riportato a Milano Davon Hall dopo due anni al Fenerbahçe e vi ha fatto arrivare al “bresciano” Jason Burnell: lei li ha già allenati. «Sono due ragazzi eccezionali, con un’attitudine unica per il lavoro. Davon ha vinto l’Eurolega e ci porterà leadership ed esperienza; Jason, esordiente a questo livello, ci darà l’energia di chi ha qualcosa da dimostrare». L’anno scorso uno dei maggiori problemi è stato quello del playmaker. Adesso di registi ne avete due, Darius Thompson e R.J. Cole, con un terzo, Diego Flaccadori, di back up. «Siamo andati in questa direzione per una serie di ragioni, la prima delle quali è disporre di un pacchetto di play e di guardie che ci possano garantire una regia più strutturata e, soprattutto, la capacità di resistere in Eurolega. Ecco, in Europa “resistenza” sarà un temine fondamentale». Garrison Mathews e Moses Wright: senza trascurare Alec Peters, fresco di vittoria nell’Eurolega con l’Olympiacos, sono due acquisti che hanno segnato il vostro mercato. Soprattutto il secondo, soffiato al Barcellona. «Mathews deve ancora adattarsi al nostro basket, ma è un giocatore intelligente che potrà “generare gravità” intorno al perimetro e che aiuterà ad aprire il campo, soprattutto nei quintetti con Peters. Quanto a Wright, è stato bravissimo Daniele Baiesi (il ds) a inserirsi nella trattativa tra il giocatore e il Barcellona. Moses, in modo diverso, colmerà il vuoto lasciato dalla partenza di Josh Nebo (che i blaugrana catalani, invece, sono riusciti a firmare, ndr)». L’Eurolega sembra sempre più dura e selettiva: quale passo in avanti dovete compiere per riconquistare i playoff che vi sfuggono ormai da anni? «Ci sono 6-7 squadre che puntano a fare un altro campionato. Noi dovremo essere la miglior versione di noi stessi in ogni partita, cercando di avere un’identità che possa pagare in termini di regolarità ed emozionare la gente. È l’aspetto da costruire il più velocemente possibile: ogni giocatore dovrà essere consapevole del suo ruolo». L’Europa richiede energia, continuità, testa: Milano sarà competitiva? «Sì se avremo fame, identità, durezza e la capacità di mascherare alcune potenziali lacune. Dovremo diventare noiosi per gli avversari, una squadra contro cui non sarà mai facile giocare». Il 5 ottobre a Cernobbio, su organizzazione curata proprio dall’Olimpia, il board dei proprietari dell’Eurolega deciderà sull’eventuale fusione con la nascitura Nba Europe: lei per quale soluzione tifa? «Io non tifo, alleno. Faccio la Svizzera, sono neutrale (risata). Tuttavia spero che si trovi un accordo: l’Eurolega è una grande realtà, ma una partnership con la Nba darebbe vita a un prodotto di altissimo livello». Torniamo all’Armani Olimpia: quale sarà la sua identità? Si dice che l’attacco faccia vendere i biglietti, ma che è con la difesa che si vincono le partite. In un basket molto cambiato, però, l’attacco guida la difesa. «Il segreto sarà trovare equilibrio e bilanciamento. Magari ci manca il realizzatore puro, la prima punta, ma pensiamo di sopperire con il gioco di squadra e con il fatto che abbiamo un ottimo “IQ” cestistico in tanti giocatori». Al Poeta allenatore che cosa chiede nell’ambito del suo processo di crescita? «I miei primi due anni da head coach, rispettivamente a Brescia e poi qui quando sono subentrato a Ettore Messina, sono andati oltre i miei sogni: a Milano ho centrato addirittura un triplete storico. Quindi l’unica cosa che chiedo è proseguire questo sogno: ho ancora tanto da imparare e mi sto abituando a gestire un organico con tanti giocatori, in questa missione metterò tutto me stesso». Marko Guduric in un’intervista ha detto che Poeta è troppo buono e che l’ha consigliato a volte di sgridare pure lui… «Tanti mi hanno detto che avrei dovuto incavolarmi con Marko er aver detto che sono troppo buono… Invece sono contento se me lo dicono: è un complimento. Significa che ho il mio modo di allenare e che so smussare. Vorrà dire che mi arrabbierò di più, però con i miei modi: in fondo ci sono varie strade per arrivare a Roma…». Impegno, tolleranza, entusiasmo: sono sempre le sue parole chiave? «Su quei tre concetti non transigo e non scendo a compromessi: ecco, se vedo che non sono seguiti, allora sì divento cattivo. L’entusiasmo è fondamentale e contagioso; la tolleranza è pure basilare; l’impegno non può non esserci perché io sono pronto ad aiutare e a dare tempo, ma dall’altra parte devo vedere una persona disposta a dare tutto quello che ha». Ha una squadra molto nuova ma non del tutto nuova. Che cosa si aspetta da chi c’era già nella scorsa annata? «Mi aspetto che questi giocatori portino la cattiveria agonistica con la quale abbiamo concluso l’ultima stagione». Il Triplete come piacevole ricordo… «Ma da accantonare subito, dopo aver ricordato che siamo felici e orgogliosi perché è successo una sola volta nei 90 anni di vita del club. Dovremo ragionare partita dopo partita, giorno per giorno, calcolando che nel campionato italiano, dove tante squadre hanno investito e si sono rafforzate, l’asticella s’è alzata».