L’ultima scoperta riguarda un secondo campione realizzato sui pedali della bici di Alberto Stasi sul quale, il 26 settembre 2007, venne trovato del «Dna maschile», ma «non rinvenibile nelle relazioni tecniche o verbali di operazioni tecniche consultate», come scrivono i consulenti genetici della Procura, Pierangela Grignani e Carlo Previderé. Un esame di cui nessuno al Ris ha mai dato informazione alle parti. Così come era già emerso per il «doppio negativo» sui pedali, dove inizialmente era stato isolato il Dna di Chiara Poggi, e — fatto che sarebbe ancora più grave — per il risultato «negativo» all’Obti test (per la ricerca del sangue) su quel campione che il Ris ufficialmente ha detto di non aver mai eseguito. Analisi che è emersa solo dagli appunti di lavoro dell’allora capitano Alberto Marino , allora consulente della procura di Vigevano, acquisiti nelle scorse settimane dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e dalla Procura di Pavia. L’inchiesta bis sul caso Garlasco punta adesso a capire eventuali profili di responsabilità penale per chi eseguì quelle analisi e per chi decise di «occultarne» i risultati anche alla stessa Procura. Tutti esami che ebbero, nonostante i tentativi di oggi di sminuirne il peso dell’ex comandante Luciano Garofano e dei consulenti dei Poggi, un peso notevole nelle sentenze di condanna dell’ex fidanzato. Lunedì il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, aveva annunciato «totale collaborazione, massima trasparenza e assoluta fermezza» dell’Arma: «Eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri, né tantomeno il valore del Ris, ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede». Per questo adesso si apre un ulteriore fronte, quello dei provvedimenti interni. Alberto Marino, oggi tenente colonnello, è a capo delle sezione di Biologia del Ris di Parma. Quella che si occupa quotidianamente delle indagini genetiche per conto di decine di Procure. Circostanza che sta provocando più di un «malumore» all’interno dei Ris, proprio per l’esposizione negativa di tutto il reparto rispetto a quanto emerso in questi giorni. Il suo interrogatorio davanti ai magistrati pavesi non ha convinto gli inquirenti. Troppi «non ricordo» a fronte di testimonianze più precise dei colleghi sul clima di quei giorni — il 19 e 20 settembre 2007 — in cui il Ris era convinto di aver trovato la soluzione del giallo. C’è poi il tema delle possibili «coperture», come la mancata consegna ai legali di Stasi di tutti i tracciati elettroforetici e dei dati grezzi negati negli anni scorsi anche dal successore di Garofano alla guida dei Ris, il generale Giampietro Lago. Quei risultati sono stati consegnati solo un anno fa dal nuovo comandante Matteo Donghi su richiesta dei pm della Procura di Pavia diretti da Fabio Napoleone. Lo stesso Donghi è stato poi autore di una nota interna in cui dava conto che — sulla base delle testimonianze di due colleghi — i reperti erano stati distrutti nel 2016 (sei anni prima dell’ok dei giudici) su ordine proprio di Marino. Sul caso dei risultati «spariti» dal fascicolo , la legale di Alberto Stasi, Giada Bocellari è lapidaria: «Io mi astengo da qualunque valutazione perché è meglio in questo momento. Ve lo posso garantire, è meglio che io stia zitta ». I legali dell’ex fidanzato hanno depositato questa estate ai pm pavesi un esposto sulla questione della mancata comunicazione degli esiti negativi dei pedali. Da qui è nato un fascicolo bis ancora senza indagati né ipotesi di reato.
Occultato un test che rilevò Dna maschile sui pedali della bici di Stasi. Un altro caso sulle analisi di Garlasco scuote il Ris di Parma
L’ultima scoperta riguarda un secondo campione realizzato sui pedali della bici di Alberto Stasi sul quale, il 26 settembre 2007, venne trovato del «Dna maschile», ma «non rinvenibile nelle relazioni tecniche o verbali di operazioni tecniche consultate», come scrivono i consulenti genetici della Procura, Pierangela Grignani e Carlo Previderé. Un esame di cui nessuno al Ris ha mai dato informazione alle parti. Così come era già emerso per il «doppio negativo» sui pedali, dove inizialmente era stato isolato il Dna di Chiara Poggi, e — fatto che sarebbe ancora più grave — per il risultato «negativo» all’Obti test (per la ricerca del sangue) su quel campione che il Ris ufficialmente ha detto di non aver mai eseguito. Analisi che è emersa solo dagli appunti di lavoro dell’allora capitano Alberto Marino , allora consulente della procura di Vigevano, acquisiti nelle scorse settimane dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano e dalla Procura di Pavia. L’inchiesta bis sul caso Garlasco punta adesso a capire eventuali profili di responsabilità penale per chi eseguì quelle analisi e per chi decise di «occultarne» i risultati anche alla stessa Procura. Tutti esami che ebbero, nonostante i tentativi di oggi di sminuirne il peso dell’ex comandante Luciano Garofano e dei consulenti dei Poggi, un peso notevole nelle sentenze di condanna dell’ex fidanzato. Lunedì il comandante generale dei carabinieri, Salvatore Luongo, aveva annunciato «totale collaborazione, massima trasparenza e assoluta fermezza» dell’Arma: «Eventuali errori o condotte illecite dei singoli non devono intaccare l’onorabilità di migliaia di carabinieri, né tantomeno il valore del Ris, ma chi ha sbagliato ne risponderà in ogni sede». Per questo adesso si apre un ulteriore fronte, quello dei provvedimenti interni. Alberto Marino, oggi tenente colonnello, è a capo delle sezione di Biologia del Ris di Parma. Quella che si occupa quotidianamente delle indagini genetiche per conto di decine di Procure. Circostanza che sta provocando più di un «malumore» all’interno dei Ris, proprio per l’esposizione negativa di tutto il reparto rispetto a quanto emerso in questi giorni. Il suo interrogatorio davanti ai magistrati pavesi non ha convinto gli inquirenti. Troppi «non ricordo» a fronte di testimonianze più precise dei colleghi sul clima di quei giorni — il 19 e 20 settembre 2007 — in cui il Ris era convinto di aver trovato la soluzione del giallo. C’è poi il tema delle possibili «coperture», come la mancata consegna ai legali di Stasi di tutti i tracciati elettroforetici e dei dati grezzi negati negli anni scorsi anche dal successore di Garofano alla guida dei Ris, il generale Giampietro Lago. Quei risultati sono stati consegnati solo un anno fa dal nuovo comandante Matteo Donghi su richiesta dei pm della Procura di Pavia diretti da Fabio Napoleone. Lo stesso Donghi è stato poi autore di una nota interna in cui dava conto che — sulla base delle testimonianze di due colleghi — i reperti erano stati distrutti nel 2016 (sei anni prima dell’ok dei giudici) su ordine proprio di Marino. Sul caso dei risultati «spariti» dal fascicolo , la legale di Alberto Stasi, Giada Bocellari è lapidaria: «Io mi astengo da qualunque valutazione perché è meglio in questo momento. Ve lo posso garantire, è meglio che io stia zitta ». I legali dell’ex fidanzato hanno depositato questa estate ai pm pavesi un esposto sulla questione della mancata comunicazione degli esiti negativi dei pedali. Da qui è nato un fascicolo bis ancora senza indagati né ipotesi di reato.

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