La notizia è questa: il generale Roberto Vannacci intende multare 3 milioni di romani, intesi come abitanti di Roma e dintorni. A pagina 83, capitolo 13, del fantasmagorico programma elettorale di Futuro Nazionale, il suo nuovo partito d’estrema destra, sotto la voce “Valori non negoziabili” è infatti scritto che, nella grande caserma in cui immagina di poter trasformare presto il nostro Paese, dovrà essere applicato senza indugi anche l’articolo 724 del Codice penale: il quale prevede, per la bestemmia e le manifestazioni oltraggiose verso i defunti, una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 51 a 309 euro. Sulla bestemmia, siamo d’accordo. Il problema è l’oltraggio ai defunti. Perché, a Roma, l’espressione “mortacci tua” ha un valore speciale, unico, primordiale. I romani ne fanno, fin dalle scuole elementari, un uso diffuso, quotidiano, randomico e, quasi mai, malevolo. Esempi. Incontrando per caso un vecchio amico (con slancio di affetto): “Mortacci tua, ma che fine hai fatto?”. Scendendo da un’auto elettrica prodotta in Cina (tra stupore e ammirazione): “Mortacci loro, questi stanno avanti…”. Davanti al grande albero di Natale allestito a piazza Venezia: “Mortacci vostra… ma quant’è bello, quest’anno?”. Al concerto di Antonello Venditti (quando canta “Notte prima degli esami”): “Mortacci tua, Antoné, me fai venì sempre i brividi”. A cena, da amici, assaggiando gli spaghetti aglio e olio: “Mortacci, oh! Ma quanto peperoncino c’avete messo?”. Rivolgendosi ai calciatori della Roma quando segnano un gol (con un senso di liberazione e pura felicità): “Mortacci vostra, mortacci!”. Spiegando il proprio stato influenzale a un amico (con riferimento alla gola): “Mortacci sua, nun riesco a deglutì…”. Alla moglie che programma le vacanze (in tono amorevole): “Mortacci tua, nun c’hai pace…”. Lei, voltandosi: “Mortacci quanto sei pesante…”. Parlando del figlio che va male a scuola (tra tenerezza e rassegnazione): “Mortacci sua, a questo nun je va proprio de studià”. Rivedendo le immagini di Adriano Panatta che vince la Davis (con nostalgia): “Mortacci quant’era forte…”. E poi, generale, mi creda: qui ci diciamo “mortacci” anche quando leggiamo certi programmi elettorali fascistoidi e ci viene da ridere, ma tanto, e proprio ridiamo a crepapelle come matti, mortacci nostri.
«Non si oltraggiano i defunti». Così Vannacci vuole multare tre milioni di romani
La notizia è questa: il generale Roberto Vannacci intende multare 3 milioni di romani, intesi come abitanti di Roma e dintorni. A pagina 83, capitolo 13, del fantasmagorico programma elettorale di Futuro Nazionale, il suo nuovo partito d’estrema destra, sotto la voce “Valori non negoziabili” è infatti scritto che, nella grande caserma in cui immagina di poter trasformare presto il nostro Paese, dovrà essere applicato senza indugi anche l’articolo 724 del Codice penale: il quale prevede, per la bestemmia e le manifestazioni oltraggiose verso i defunti, una sanzione amministrativa pecuniaria che va da 51 a 309 euro. Sulla bestemmia, siamo d’accordo. Il problema è l’oltraggio ai defunti. Perché, a Roma, l’espressione “mortacci tua” ha un valore speciale, unico, primordiale. I romani ne fanno, fin dalle scuole elementari, un uso diffuso, quotidiano, randomico e, quasi mai, malevolo. Esempi. Incontrando per caso un vecchio amico (con slancio di affetto): “Mortacci tua, ma che fine hai fatto?”. Scendendo da un’auto elettrica prodotta in Cina (tra stupore e ammirazione): “Mortacci loro, questi stanno avanti…”. Davanti al grande albero di Natale allestito a piazza Venezia: “Mortacci vostra… ma quant’è bello, quest’anno?”. Al concerto di Antonello Venditti (quando canta “Notte prima degli esami”): “Mortacci tua, Antoné, me fai venì sempre i brividi”. A cena, da amici, assaggiando gli spaghetti aglio e olio: “Mortacci, oh! Ma quanto peperoncino c’avete messo?”. Rivolgendosi ai calciatori della Roma quando segnano un gol (con un senso di liberazione e pura felicità): “Mortacci vostra, mortacci!”. Spiegando il proprio stato influenzale a un amico (con riferimento alla gola): “Mortacci sua, nun riesco a deglutì…”. Alla moglie che programma le vacanze (in tono amorevole): “Mortacci tua, nun c’hai pace…”. Lei, voltandosi: “Mortacci quanto sei pesante…”. Parlando del figlio che va male a scuola (tra tenerezza e rassegnazione): “Mortacci sua, a questo nun je va proprio de studià”. Rivedendo le immagini di Adriano Panatta che vince la Davis (con nostalgia): “Mortacci quant’era forte…”. E poi, generale, mi creda: qui ci diciamo “mortacci” anche quando leggiamo certi programmi elettorali fascistoidi e ci viene da ridere, ma tanto, e proprio ridiamo a crepapelle come matti, mortacci nostri.

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