Principe del Sacro Romano Impero e di Soragna, marchese, Grande di Spagna, conte Palatino, patrizio veneto, nobile di Bologna. Per pronunciare tutti i titoli di Diofebo Meli Lupi di Soragna occorreva quasi prendere fiato. Lui, invece, amava liquidare la questione con una definizione assai più semplice: «Ma io rimango un contadino». È morto a 85 anni Diofebo Meli Lupi di Soragna, ultimo erede di una storia dinastica che per oltre otto secoli si è intrecciata con quella della Bassa parmense . Una storia custodita soprattutto nella Rocca di Soragna, la grande dimora di famiglia che continuava ad abitare e amministrare e della quale era, in qualche modo, diventato egli stesso parte dell’arredo: non era raro che i visitatori se lo trovassero davanti all’improvviso e che il principe in persona finisse per accompagnarli tra sale, affreschi e ritratti di antenati, raccontando aneddoti e leggende di famiglia. Nato a Varese nel 1941, laureato in Scienze politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano , Meli Lupi era stato ufficiale di complemento del VI Reggimento Alpini, conservando negli anni uno stretto legame con le penne nere. Parlava inglese, francese e tedesco, si era occupato di agricoltura e consulenza assicurativa ed era stato anche campione europeo di motonautica. Tra le sue passioni figuravano lo sci, il motociclismo, il ciclismo e la caccia . E poi la musica, in particolare la lirica: nella Rocca organizzava concerti e iniziative culturali. Ma è impossibile raccontare Diofebo senza raccontare la casa nella quale aveva scelto di continuare a vivere. L a Rocca Meli Lupi, costruita a partire dal 1385 e trasformata nei secoli da fortezza in sontuosa residenza, appartiene ancora alla famiglia . Oltre cento stanze, una biblioteca di migliaia di volumi e documenti storici, sale decorate dai Bibiena, mobili, dipinti, stucchi e un grande parco all’inglese: non soltanto una dimora privata, ma un pezzo della storia di Soragna che il principe aveva scelto di mantenere aperto al pubblico. Le radici dei Lupi nel territorio risalgono al Medioevo. Nel 1347 il feudo di Soragna ottenne il riconoscimento imperiale e nel 1385 Galeazzo Visconti autorizzò la costruzione della Rocca. Quando nel 1514 morì senza eredi diretti Diofebo I Lupi, il patrimonio passò al pronipote Giampaolo Meli . Fu Carlo V, nel 1530, a concedergli di unire al proprio cognome quello dei Lupi e di inserire l’aquila imperiale nello stemma di famiglia. Nel 1709 l’imperatore Giuseppe I elevò infine Soragna a Principato del Sacro Romano Impero, concedendo persino il diritto di battere moneta. Il potere feudale sarebbe terminato con l’età napoleonica, ma il titolo e soprattutto la Rocca sono rimasti alla famiglia. E Diofebo ne è stato per decenni il custode contemporaneo, con un rapporto con il castello assai meno museale di quanto ci si potrebbe aspettare da un uomo circondato da secoli di storia. Anche perché nella Rocca, insieme agli antenati dipinti, abitava una leggenda che lui amava raccontare ai visitatori: quella di Cassandra Marinoni, la «Donna Cenerina» , moglie del marchese Diofebo II Meli Lupi, morta nel 1573 dopo essere stata pugnalata. Secondo la tradizione il suo fantasma continuerebbe ad aggirarsi nelle sale del castello, comparendo soprattutto quando una disgrazia sta per colpire un membro della famiglia. Meli Lupi era Cavaliere di Onore e Devozione e Commendatore di juspatronato del Sovrano Militare Ordine di Malta, Cavaliere di Giustizia dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e membro della Fondazione Cartier. Non aveva figli. Lascia la sorella Isabella e i nipoti Maria Consolata e Manfredo Radicati di Primelio . Con lui scompare soprattutto una figura ormai rarissima: non soltanto il depositario di titoli che sembravano arrivare direttamente da un’altra Europa e di un’altra era, ma un uomo che aveva continuato a vivere nella casa dei propri antenati, aprendo al pubblico il ponte della Rocca e le sue sale. L’ultimo principe, insomma, che preferiva definirsi contadino .
Morto Diofebo Meli Lupi di Soragna, ultimo «Principe del Sacro Romano Impero». Di sé diceva: «Resto un contadino»
Principe del Sacro Romano Impero e di Soragna, marchese, Grande di Spagna, conte Palatino, patrizio veneto, nobile di Bologna. Per pronunciare tutti i titoli di Diofebo Meli Lupi di Soragna occorreva quasi prendere fiato. Lui, invece, amava liquidare la questione con una definizione assai più semplice: «Ma io rimango un contadino». È morto a 85 anni Diofebo Meli Lupi di Soragna, ultimo erede di una storia dinastica che per oltre otto secoli si è intrecciata con quella della Bassa parmense . Una storia custodita soprattutto nella Rocca di Soragna, la grande dimora di famiglia che continuava ad abitare e amministrare e della quale era, in qualche modo, diventato egli stesso parte dell’arredo: non era raro che i visitatori se lo trovassero davanti all’improvviso e che il principe in persona finisse per accompagnarli tra sale, affreschi e ritratti di antenati, raccontando aneddoti e leggende di famiglia. Nato a Varese nel 1941, laureato in Scienze politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano , Meli Lupi era stato ufficiale di complemento del VI Reggimento Alpini, conservando negli anni uno stretto legame con le penne nere. Parlava inglese, francese e tedesco, si era occupato di agricoltura e consulenza assicurativa ed era stato anche campione europeo di motonautica. Tra le sue passioni figuravano lo sci, il motociclismo, il ciclismo e la caccia . E poi la musica, in particolare la lirica: nella Rocca organizzava concerti e iniziative culturali. Ma è impossibile raccontare Diofebo senza raccontare la casa nella quale aveva scelto di continuare a vivere. L a Rocca Meli Lupi, costruita a partire dal 1385 e trasformata nei secoli da fortezza in sontuosa residenza, appartiene ancora alla famiglia . Oltre cento stanze, una biblioteca di migliaia di volumi e documenti storici, sale decorate dai Bibiena, mobili, dipinti, stucchi e un grande parco all’inglese: non soltanto una dimora privata, ma un pezzo della storia di Soragna che il principe aveva scelto di mantenere aperto al pubblico. Le radici dei Lupi nel territorio risalgono al Medioevo. Nel 1347 il feudo di Soragna ottenne il riconoscimento imperiale e nel 1385 Galeazzo Visconti autorizzò la costruzione della Rocca. Quando nel 1514 morì senza eredi diretti Diofebo I Lupi, il patrimonio passò al pronipote Giampaolo Meli . Fu Carlo V, nel 1530, a concedergli di unire al proprio cognome quello dei Lupi e di inserire l’aquila imperiale nello stemma di famiglia. Nel 1709 l’imperatore Giuseppe I elevò infine Soragna a Principato del Sacro Romano Impero, concedendo persino il diritto di battere moneta. Il potere feudale sarebbe terminato con l’età napoleonica, ma il titolo e soprattutto la Rocca sono rimasti alla famiglia. E Diofebo ne è stato per decenni il custode contemporaneo, con un rapporto con il castello assai meno museale di quanto ci si potrebbe aspettare da un uomo circondato da secoli di storia. Anche perché nella Rocca, insieme agli antenati dipinti, abitava una leggenda che lui amava raccontare ai visitatori: quella di Cassandra Marinoni, la «Donna Cenerina» , moglie del marchese Diofebo II Meli Lupi, morta nel 1573 dopo essere stata pugnalata. Secondo la tradizione il suo fantasma continuerebbe ad aggirarsi nelle sale del castello, comparendo soprattutto quando una disgrazia sta per colpire un membro della famiglia. Meli Lupi era Cavaliere di Onore e Devozione e Commendatore di juspatronato del Sovrano Militare Ordine di Malta, Cavaliere di Giustizia dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio e membro della Fondazione Cartier. Non aveva figli. Lascia la sorella Isabella e i nipoti Maria Consolata e Manfredo Radicati di Primelio . Con lui scompare soprattutto una figura ormai rarissima: non soltanto il depositario di titoli che sembravano arrivare direttamente da un’altra Europa e di un’altra era, ma un uomo che aveva continuato a vivere nella casa dei propri antenati, aprendo al pubblico il ponte della Rocca e le sue sale. L’ultimo principe, insomma, che preferiva definirsi contadino .

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