«Vogliamo sapere la verità. Vogliamo sapere perché Andrea è morto». Fuori dall’istituto di medicina legale della Sapienza Fabrizio e Silvana Moretti si disperano. E con loro una delle tre sorelle dell’operaio rocciatore che mercoledì notte ha perso la vita precipitando all’interno del Colosseo. Sono partiti all’alba da Tottea, in provincia di Teramo, per tornare di nuovo a Roma. Lo avevano già fatto di notte, qualche ora dopo l’incidente nel quale è deceduto il figlio, ma la madre del 22enne in quell’occasione non aveva potuto vederlo per l’ultima volta. E a fine giornata arriva la notizia dei primi sette indagati dalla Procura per omicidio colposo in violazione della legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Un primo atto ufficiale dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio, con il pm Eleonora Fini: si tratta dei responsabili dei lavori del Parco archeologico del Colosseo, dei due coordinatori della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, insieme con il delegato per la sicurezza da parte del ministero della Cultura e il responsabile della sicurezza del Parco. E i dirigenti delle due ditte incaricate, quella appaltante e quella in subappalto. La famiglia di Andrea non si spiega cosa sia successo: lo ha chiesto a Gabriele, il cognato della vittima, che si trovava con lui con un altro collega a lavorare sul nuovo impianto elettrico del monumento — l’inaugurazione del 9 ottobre è stata rinviata a data da destinarsi —, e poi ai cugini che dirigono la «Quintilio Moretti srl», la ditta di Tottea in subappalto al Colosseo per conto della «I.G. Group» che si è aggiudicata l’incarico con la «Equattroe srl». Il cantiere è aperto dall’aprile 2025. Ora è tutto fermo. Al Colosseo ieri, con il lutto al braccio, al lavoro c’erano i circa 200 dipendenti del Parco che oggi alle 16 incontreranno il ministro della Cultura Alessandro Giuli con il direttore Simone Quilici. Il Colosseo per il terzo giorno di seguito è chiuso e ora il titolare del Mic vuole verificare di persona che ci siano le condizioni psicologiche per la riapertura. L’incarico per l’autopsia sarà invece affidato lunedì dai pm, come le deleghe d’indagine ai carabinieri della compagnia Roma Centro, agli ispettori del lavoro in Procura e allo Spresal. A parte le ipotesi sull’incidente — errore umano o un problema nell’attrezzatura utilizzata dal ragazzo, visto che la fune è risultata non assicurata all’imbracatura —, i punti da chiarire sono ancora molti: la presenza o meno di una cima di sicurezza prevista dalla legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro in caso di interventi in quota, oltre a quella di lavoro, che avrebbe dovuto sostenere il ragazzo in caso di emergenza; la mancanza di un secondo operatore al piano per supportare l’operaio in sospensione, pronto a intervenire in caso di necessità (non c’era nessuno come riferito dai due colleghi); cosa abbiano ripreso le telecamere di sicurezza, una delle quali avrebbe registrato l’incidente. I tre avevano cominciato a lavorare alle 19 circa di martedì e stavano proseguendo a notte fonda. Di lì a poco si sarebbero fermati per cenare sempre nel monumento. Le indagini dovranno stabilire cosa abbiano fatto prima di prendere servizio , se il 22enne fosse in condizioni fisiche ottimali e soprattutto non fosse stanco. Fra gli accertamenti in corso anche quello sull’illuminazione del cantiere fra il terzo e il secondo anello del Colosseo: Andrea e i suoi colleghi stavano operando con le luci di servizio del monumento e inoltre il 22enne aveva il faretto sul casco. Erano sufficienti? L’analisi del Documento valutazione dei rischi (Dvr) e del Piano operativo di sicurezza (Pos) acquisiti dai carabinieri dovrebbe dare una risposta.
Morto al Colosseo, sette indagati per omicidio colposo. Andrea lavorava da solo: nessuno lo monitorava da terra
«Vogliamo sapere la verità. Vogliamo sapere perché Andrea è morto». Fuori dall’istituto di medicina legale della Sapienza Fabrizio e Silvana Moretti si disperano. E con loro una delle tre sorelle dell’operaio rocciatore che mercoledì notte ha perso la vita precipitando all’interno del Colosseo. Sono partiti all’alba da Tottea, in provincia di Teramo, per tornare di nuovo a Roma. Lo avevano già fatto di notte, qualche ora dopo l’incidente nel quale è deceduto il figlio, ma la madre del 22enne in quell’occasione non aveva potuto vederlo per l’ultima volta. E a fine giornata arriva la notizia dei primi sette indagati dalla Procura per omicidio colposo in violazione della legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Un primo atto ufficiale dell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio, con il pm Eleonora Fini: si tratta dei responsabili dei lavori del Parco archeologico del Colosseo, dei due coordinatori della sicurezza in fase di progettazione e di esecuzione, insieme con il delegato per la sicurezza da parte del ministero della Cultura e il responsabile della sicurezza del Parco. E i dirigenti delle due ditte incaricate, quella appaltante e quella in subappalto. La famiglia di Andrea non si spiega cosa sia successo: lo ha chiesto a Gabriele, il cognato della vittima, che si trovava con lui con un altro collega a lavorare sul nuovo impianto elettrico del monumento — l’inaugurazione del 9 ottobre è stata rinviata a data da destinarsi —, e poi ai cugini che dirigono la «Quintilio Moretti srl», la ditta di Tottea in subappalto al Colosseo per conto della «I.G. Group» che si è aggiudicata l’incarico con la «Equattroe srl». Il cantiere è aperto dall’aprile 2025. Ora è tutto fermo. Al Colosseo ieri, con il lutto al braccio, al lavoro c’erano i circa 200 dipendenti del Parco che oggi alle 16 incontreranno il ministro della Cultura Alessandro Giuli con il direttore Simone Quilici. Il Colosseo per il terzo giorno di seguito è chiuso e ora il titolare del Mic vuole verificare di persona che ci siano le condizioni psicologiche per la riapertura. L’incarico per l’autopsia sarà invece affidato lunedì dai pm, come le deleghe d’indagine ai carabinieri della compagnia Roma Centro, agli ispettori del lavoro in Procura e allo Spresal. A parte le ipotesi sull’incidente — errore umano o un problema nell’attrezzatura utilizzata dal ragazzo, visto che la fune è risultata non assicurata all’imbracatura —, i punti da chiarire sono ancora molti: la presenza o meno di una cima di sicurezza prevista dalla legge sulla sicurezza sui luoghi di lavoro in caso di interventi in quota, oltre a quella di lavoro, che avrebbe dovuto sostenere il ragazzo in caso di emergenza; la mancanza di un secondo operatore al piano per supportare l’operaio in sospensione, pronto a intervenire in caso di necessità (non c’era nessuno come riferito dai due colleghi); cosa abbiano ripreso le telecamere di sicurezza, una delle quali avrebbe registrato l’incidente. I tre avevano cominciato a lavorare alle 19 circa di martedì e stavano proseguendo a notte fonda. Di lì a poco si sarebbero fermati per cenare sempre nel monumento. Le indagini dovranno stabilire cosa abbiano fatto prima di prendere servizio , se il 22enne fosse in condizioni fisiche ottimali e soprattutto non fosse stanco. Fra gli accertamenti in corso anche quello sull’illuminazione del cantiere fra il terzo e il secondo anello del Colosseo: Andrea e i suoi colleghi stavano operando con le luci di servizio del monumento e inoltre il 22enne aveva il faretto sul casco. Erano sufficienti? L’analisi del Documento valutazione dei rischi (Dvr) e del Piano operativo di sicurezza (Pos) acquisiti dai carabinieri dovrebbe dare una risposta.

RELATED SIGNALS
Latest Trending News
SOURCE TRANSPARENCY