C’è una domanda che continua a rimbombare nella testa di Alessandro Avi , il compagno di Clara Palaoro , la maestra di 56 anni di Pergine Valsugana (Trento) morta otto mesi dopo l’intervento estetico a cui si era sottoposta in una clinica di Marostica : cos’è accaduto in quella sala operatoria il 28 gennaio? Perché, da allora, Clara non si è più risvegliata? Vuole conoscere la verità, Avi e per questo ha deciso di scrivere una lettera aperta indirizzata ai medici che hanno operato la donna. I destinatari della dolorosa missiva sono Bruno Bassetto e Mario Bertucci, il chirurgo e direttore della struttura e l’anestesista indagati per omicidio colposo. Nelle parole di Avi emerge tutto lo strazio per un’attesa durata mesi accanto al letto della compagna, nella speranza, purtroppo vana, che potesse accadere un miracolo. «Il 28 gennaio Clara è entrata in una sala operatoria fidandosi di voi – scrive - È uscita da quella giornata senza più una vita. Per mesi sono rimasto accanto a lei. Ho visto il suo corpo immobile . Ho aspettato una parola, uno sguardo, un segnale che non è mai arrivato. Poi Clara è morta. Io sono rimasto qui, con un dolore che non passa e una rabbia che non so dove mettere». Così Avi si rivolge ai due medici per chiarire una volta per tutte cosa possa essere accaduto, quando, uscita dalla sala operatoria, la sua compagna ha perso conoscenza senza più riprendersi, fino all’alba di lunedì quando il suo cuore ha smesso di battere. L’uomo, si legge nelle sue parole, non cerca vendetta , ma esige che venga fatta luce sulle ragioni che hanno trasformato un intervento considerato di routine in un dramma irreversibile. «Non spetta a me stabilire responsabilità. Lo farà la magistratura. Ma spetta a me chiedere la verità. Perché quando una persona si affida a un medico, gli affida la cosa più preziosa che possiede: la propria vita. Clara oggi non può più chiedere spiegazioni. Io le chiederò per lei. E finché avrò voce, parlerò per Clara». Le prime risposte potrebbero arrivare già lunedì quando sarà effettuata l’autopsia sul corpo della maestra. Quando, nel pomeriggio del 28 gennaio , la donna era arrivata al San Bassiano i medici le avevano riscontrato una grave forma di ipossia celebrare , ovvero la carenza di ossigeno nel cervello. Cosa l’abbia provocata, però, starà agli esperti individuarlo. Di certo, per ora, c’è che qualcosa quel giorno è andato storto. Clara Palaoro era uscita dalla sala operatoria attorno alle 13.10 e ad attenderla aveva trovato proprio Alessandro. « Pallida, con gli occhi sbarrati e confusa » l’aveva vista il compagno che l’aveva affidata ad un’infermiera prima di uscire alcuni minuti per prendere del cibo. Al suo ritorno la porta della clinica era sbarrata e solo due ore dopo era riuscito ad entrare nell’edificio scoprendo che la compagna era stata portata nuovamente in sala operatoria per un’emergenza. Alle 16.15 la chiamata al 118 e il successivo arrivo dell’ambulanza per il trasferimento al San Bassiano dove la donna era arrivata già in condizioni critiche.  Per provare a rianimarla, a Marostica era stato fatto rientrare l’anestesista attorno alle 14 che non era però riuscito ad intubarla. Spetterà ora ai magistrati fare luce su cosa sia accaduto tra le 10, orario in cui la donna ha iniziato le procedure per l’intervento e le 16.30 quando è arrivata al San Bassiano, ma anche verificare se , come denunciato da Avi, la donna non fosse mai stata sottoposta ad una visita preoperatoria ma «le sia stato chiesto solamente di compilare alcune carte la mattina stessa dell’intervento».