I politici delle cene eleganti, i cumènda di gintonerie vecchie e nuove , i calciatori dei vari privè di molte discoteche. Ma ieri, al catalogo delle storie di prostituzione che in Tribunale tracimano in processi per sesso con minorenni a pagamento , si aggiunge uno spaccato di un altro (forse sottovalutato) pezzo di «questo» tipo di Milano: quello dei professionisti di alto bordo in stile «il tuo tempo è prezioso, non sprecarlo con appuntamenti banali», come recita la piattaforma online sulla quale un 56enne avvocato partner di uno di più importanti studi civilistici italiani aveva nel 2020-2021 cercato e trovato i promessi «appuntamenti di alto livello per uomini ricchi e di successo (Sugar Daddy) e donne giovani, ambiziose e attraenti (Sugar Baby)».  In teoria tutte maggiorenni e consapevoli di farsi mantenere per qualche periodo accompagnando la vita del ricco Daddy di turno; in pratica non proprio o non sempre, pur se a volte magari la non ancora 18enne ragazza di turno si installava a casa del Daddy persino con l’approvazione della mamma . Ieri l’avvocato si è visto infliggere dalle giudici Canevini-Lucarelli-Falcone, su richiesta della pm Giulia Floris, una condanna in primo grado a 4 anni e mezzo per prostituzione minorile (l’essere andato a pagamento con due ragazze slave non maggiorenni per un paio di mesi) e detenzione-cessione di stupefacenti nel contesto degli incontri , più 20 mila euro di risarcimento all’unica giovane costituitasi parte civile (peraltro dopo travagliate vicissitudini culminate anche in un tentativo di suicidio).  Il verdetto del processo di ieri, martedì 15 settembre, svoltosi a porte chiuse come sempre nei casi di minori vittime, si aggiunge, nella stessa inchiesta avviata dalla pm Alessia Menegazzo, a un precedente patteggiamento a 2 anni col quale il legale, mesi fa, aveva già definito analoghe imputazioni nei rapporti con altre due ragazze straniere ancora minorenni all’epoca dei fatti , azzardando poi però la scelta di tacere tutta questa vicenda sia alla propria famiglia, sia all’importante studio legale di cui è partner, sia all’Ordine forense. Alla famiglia e ai colleghi di lavoro sarà adesso costretto dalla sentenza stessa a spiegare i fatti (e per questo qui, oltre che per non far indirettamente identificare le parti lese, non se ne farà per ora il nome): nel dispositivo, infatti, ieri le giudici hanno anche ordinato la comunicazione della condanna all’Ordine degli Avvocati per le valutazioni disciplinari.