«Se siamo svegli e c’è lo spirito fin dai primi secondi bene, se invece facciamo mer..te e regaliamo le cose all’avversario non dipende dal progetto». Ardon Jashari non cerca alibi e soprattutto non li concede al Milan. Dopo il 2-0 con cui il Benfica ha espugnato San Siro nell’esordio stagionale di Europa League, il centrocampista svizzero sceglie le parole più dure per descrivere una serata in cui il Milan ha smarrito subito intensità , cattiveria e soprattutto la capacità di reagire agli episodi. Jashari mette il progetto sullo sfondo e porta il discorso sul campo, sui primi secondi di una partita che il Milan avrebbe dovuto affrontare con tutt’altro atteggiamento. «Se siamo svegli e c’è lo spirito fin dai primi secondi bene», insiste il centrocampista, che individua proprio nella mancanza di attenzione e aggressività uno dei problemi principali della squadra. Non una questione di idee o di moduli, dunque, ma di approccio: perché quando si concedono regali a una squadra come il Benfica, la partita rischia di prendere immediatamente un’altra direzione. E sul primo gol portoghese Jashari non si nasconde. Anzi, dopo aver rivisto le immagini dell’azione, si attribuisce una responsabilità precisa. «Era mia responsabilità essere più vicino a Lukebakio. Sono corso indietro ma lui non doveva tagliare così facilmente, dovevo stare più vicino al compagno e chiudere meglio», ha spiegato a Sky. Una lettura lucida, senza cercare responsabilità altrove: il movimento dell’attaccante è stato troppo semplice e lui avrebbe dovuto accompagnarlo più da vicino, impedendogli di trovare lo spazio per colpire. Un'autocritica individuale diventata riflesso di quella collettiva. Il Milan ha concesso troppo, ha prodotto poco in avanti e soprattutto non è riuscito a costruire quelle trame in profondità che avrebbero potuto mettere in difficoltà la difesa del Benfica. Una squadra rimasta spesso corta di idee e di ritmo, incapace di cambiare passo quando la partita lo chiedeva. Jashari, arrivato in estate con l’etichetta del centrocampista destinato a dare equilibrio e intensità, ha scelto dunque di parlare chiaro. Il messaggio è rivolto ai compagni prima ancora che agli avversari: il Milan deve svegliarsi, e deve farlo subito.