« È stato commovente vedere così tanta gente e così tanto entusiasmo a Bari. Ed è stato per me molto importante». Giorgia Meloni consegna al Corriere il bilancio intimo dell’evento che ha celebrato il record di longevità del suo governo. «Quelle scene mi motivano ad affrontare, da quasi 4 anni, l’enorme lavoro e le molte difficoltà . Il consenso — continua — così alto per FdI dopo 4 anni di governo è la testimonianza che non abbiamo deluso chi ci aveva dato fiducia nel 2022 , e questa per me è la cosa più importante». Alla fine la premier venerdì sera ha deciso di restare in Puglia, per presentarsi a sorpresa ieri a Policoro, in Basilicata , per un sopralluogo nella cittadina jonica colpita la settimana scorsa da una tromba d’aria .  Un’attenzione istituzionale che porta a un possibile cambio di strategia per quest’ultimo anno a Palazzo Chigi: girare di più l’Italia, raccontare cosa ha fatto l’esecutivo e cosa vorrà fare. Dunque curare di più il giardino di casa , a scapito degli impegni internazionali «evitabili» (da qui il forfait all’assemblea dell’Onu a New York dove andrà il ministro degli Esteri Antonio Tajani ). Venerdì la premier sarà a Vercelli per inaugurare Risò, domenica 20 potrebbe chiudere Fenix, la festa di Gioventù nazionale al laghetto dell’Eur a Roma. Per questo motivo la premier vuole farsi trovare pronta davanti a qualsiasi scenario . A partire da quello del voto anticipato in tarda primavera . Magari con un election day agganciato alle grandi città metropolitane chiamate a rinnovare i consigli comunali ( Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna) . Si tratta di un’ipotesi che nessuno esclude. Da giorni se ne parla. Si soppesano i pro e i contro. La mossa è legata a una serie di variabili: la più importante si chiama manovra, l’ultima, che varerà il governo. Se l’Eurostat il 22 settembre certificherà l’uscita di Roma dalla procedura d’infrazione ci potrebbero essere margini per proseguire l’avventura fino alla scadenza naturale della legislatura (settembre) per capitalizzare e comunicare i provvedimenti messi in campo. In caso contrario, se il rapporto deficit-Pil dovesse continuare a essere sopra il 3% , il voto è destinato ad avvicinarsi. Anche se Matteo Salvini per la Lega e Antonio Tajani continua a insistere «sulla scadenza naturale». Tanto che in via della Scrofa, seppur sotto voce, si parla già di liste. La nuova legge elettorale, che salvo inciampi vedrà la luce a ottobre , spinge Fratelli d’Italia a cambiare approccio sulla scelta dei profili , rispetto al Rosatellum. Sondaggi alla mano, i garantiti per la rielezione perché candidati come capilista, sono circa 85 alla Camera e 40 suppergiù al Senato. Tutti gli altri dovranno andare a cercare il bis con le preferenze (e un’altra quota, ancora meno garantita, dovrà sperare nella vittoria netta del centrodestra affinché scatti il listino di coalizione).  Ecco perché in queste ore vengono pesati con molta attenzione i consiglieri regionali e i sindaci uscenti e si parla anche di eurodeputati molti radicati nel territorio. Qualche esempio: l’ex ministro Gennaro Sangiuliano (capogruppo di FdI in Campania) e il sindaco dell’Aquila, ormai quasi alla fine del secondo mandato Pierluigi Biondi (responsabile degli enti locali). Dal palco di Bari la leader ha spronato la sua classe dirigente a fare di più e meglio. Tanti deputati del Sud hanno fatto quasi a gara nell’organizzare i pullman di militanti come ostentazione di radicamento nel collegio di provenienza: un messaggio ai vertici. Non solo.  Si parla anche di un «pagellone» che Fratelli d’Italia ha in mente per giudicare il rendimento degli eletti in questa legislatura: presenze in Aula, leggi presentate, assenze nelle commissioni. Sarà un criterio in più al momento della scelta. Intanto viene data ormai per scontata la candidatura —pare al Senato — di Arianna Meloni, sorella della presidente del Consiglio e dirigente apicale di FdI dopo decenni di militanza nell’ombra. C’è anche la suggestione Matteo Piantedosi, attuale ministro dell’Interno, arrivato al Viminale nel 2022 teoricamente in quota Lega. Un altro profilo che piace è quello di Matteo Zoppas , imprenditore con un passato in Confindustria, attuale presidente dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice).