«Accogliere a Monaco il presidente Mattarella è qualcosa di fantastico, è il primo presidente italiano in visita di Stato nel Principato e per noi è un grande orgoglio e assieme la testimonianza della forza dei legami storici tra i nostri due Paesi», ha detto parlando in esclusiva con il Corriere, il principe Alberto di Monaco alla vigilia della storica visita del presidente Sergio Mattarella con la figlia Laura, arrivato a Monaco il 2 ottobre. E prima di ripartire per l'Italia il 3 ottobre, il Presidente Mattarella - ricordando la visita italiana di Grace e Ranieri III più di mezzo secolo fa - ha espresso «la convinzione che i legami tra i nostri Paesi ne saranno ulteriormente rafforzati». Completando: «Spero di poterLa rivedere presto in Italia, Altezza con Charlène». In mezzo, due giorni intensi in cui Alberto ha ricevuto al Rocher con i massimi onori il presidente italiano accompagnato da Laura Mattarella, poi un gala musicale all'Opera e un banchetto di Stato, seguito dalla visita del Museo Oceanografico, il cuore più antico della vocazione per la sostenibilità del Principato. Al momento del brindisi nella sala del trono il principe tocca il tema della sostenibilità da sempre al centro della sua battaglia contro il climate change. E ricorda come cinquant’anni fa, proprio in quella Sala del Trono, l’Italia, la Francia e Monaco firmavano l’Accordo Ramoge per la protezione dell’ambiente marino. «Questo anniversario ci ricorda quanto siamo capaci di realizzare insieme, ma anche quanto resta ancora da fare, in particolare per preservare il Mediterraneo che condividiamo». Mattarella riconosce «il perdurante impegno del Principato nella protezione dell'ambiente che rappresenta un contributo inestimabile alla causa che, più di qualunque altra, delineerà il futuro del mondo e delle generazioni che lo abiteranno». E ricorda «il nostro comune impegno alla sensibilizzazione e alla protezione del Mediterraneo, prosegue. Quel Mare Nostrum, scosso oggi da conflitti, violenze, crisi migratorie e che noi aspiriamo a far tornare, malgrado i troppi venti contrari, fonte di civiltà, mare di pace e di cooperazione tra popoli». Poi, sottolinea «il valore che il Principato, così come l’Italia, attribuisce allo sport sul piano sociale, sul piano della formazione dei giovani e sul piano di relazioni internazionali sane e corrette», evocando le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 alle quali Alberto e la famiglia sono stati molto presenti. Vent’anni dopo la decisione dell’Italia di elevare il proprio Consolato Generale al rango di Ambasciata, Francia e Italia sono gli unici due Paesi ad avere a Monaco un ambasciatore permanente, «la vicinanza storica e culturale che ci unisce trova massima espressione nella Vostra ospitalità, in questa splendida cornice del Palazzo dei Principi, dove l’influenza del Rinascimento italiano è tanto visibile quanto emozionante», nota Mattarella. Già, il Principato e l’Italia sono uniti da una Storia secolare, sin da quel 1297 quando da Genova partì Francesco Grimaldi che espugnò la Rocca per non lasciarla più.
Mediterraneo, pace e sport. Le parole (e il glamour) della prima visita di un presidente italiano a Monaco
«Accogliere a Monaco il presidente Mattarella è qualcosa di fantastico, è il primo presidente italiano in visita di Stato nel Principato e per noi è un grande orgoglio e assieme la testimonianza della forza dei legami storici tra i nostri due Paesi», ha detto parlando in esclusiva con il Corriere, il principe Alberto di Monaco alla vigilia della storica visita del presidente Sergio Mattarella con la figlia Laura, arrivato a Monaco il 2 ottobre. E prima di ripartire per l'Italia il 3 ottobre, il Presidente Mattarella - ricordando la visita italiana di Grace e Ranieri III più di mezzo secolo fa - ha espresso «la convinzione che i legami tra i nostri Paesi ne saranno ulteriormente rafforzati». Completando: «Spero di poterLa rivedere presto in Italia, Altezza con Charlène». In mezzo, due giorni intensi in cui Alberto ha ricevuto al Rocher con i massimi onori il presidente italiano accompagnato da Laura Mattarella, poi un gala musicale all'Opera e un banchetto di Stato, seguito dalla visita del Museo Oceanografico, il cuore più antico della vocazione per la sostenibilità del Principato. Al momento del brindisi nella sala del trono il principe tocca il tema della sostenibilità da sempre al centro della sua battaglia contro il climate change. E ricorda come cinquant’anni fa, proprio in quella Sala del Trono, l’Italia, la Francia e Monaco firmavano l’Accordo Ramoge per la protezione dell’ambiente marino. «Questo anniversario ci ricorda quanto siamo capaci di realizzare insieme, ma anche quanto resta ancora da fare, in particolare per preservare il Mediterraneo che condividiamo». Mattarella riconosce «il perdurante impegno del Principato nella protezione dell'ambiente che rappresenta un contributo inestimabile alla causa che, più di qualunque altra, delineerà il futuro del mondo e delle generazioni che lo abiteranno». E ricorda «il nostro comune impegno alla sensibilizzazione e alla protezione del Mediterraneo, prosegue. Quel Mare Nostrum, scosso oggi da conflitti, violenze, crisi migratorie e che noi aspiriamo a far tornare, malgrado i troppi venti contrari, fonte di civiltà, mare di pace e di cooperazione tra popoli». Poi, sottolinea «il valore che il Principato, così come l’Italia, attribuisce allo sport sul piano sociale, sul piano della formazione dei giovani e sul piano di relazioni internazionali sane e corrette», evocando le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 alle quali Alberto e la famiglia sono stati molto presenti. Vent’anni dopo la decisione dell’Italia di elevare il proprio Consolato Generale al rango di Ambasciata, Francia e Italia sono gli unici due Paesi ad avere a Monaco un ambasciatore permanente, «la vicinanza storica e culturale che ci unisce trova massima espressione nella Vostra ospitalità, in questa splendida cornice del Palazzo dei Principi, dove l’influenza del Rinascimento italiano è tanto visibile quanto emozionante», nota Mattarella. Già, il Principato e l’Italia sono uniti da una Storia secolare, sin da quel 1297 quando da Genova partì Francesco Grimaldi che espugnò la Rocca per non lasciarla più.

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