Il re del Marocco ha nominato martedì 29 settembre Fatima Ezzahra El Mansouri , sindaca di Marrakech, prima donna a ricoprire la carica di primo ministro nel Paese, dopo la vittoria del suo partito alle elezioni parlamentari della scorsa settimana.  El Mansouri, che ha già ricoperto l'incarico di ministra dell'Edilizia abitativa del Regno , è stata ricevuta da Mohammed VI al palazzo reale e ha ricevuto l'incarico di formare il nuovo governo.  «Lavoreremo per un esecutivo all'altezza delle aspettative del re e del popolo», sono state le prime parole. Qui il ritratto scritto da Francesco Battistini nei giorni precedenti la nomina. «Sua Maestà detiene la saggezza. Se mi sarà affidata la responsabilità di primo ministro, sarà un grande onore». Niente velo, perché non lo mette mai. Niente francese, perché in arabo la capiscono tutti. Niente timidezze, perché è abituata al potere. Fatima-Zahra Mansouri si presenta con l’abito della premier già incoronata, seta bianca e blazer blu, anche se il re Mohammed VI (M6) non ha ancora deciso nulla. Ai giornalisti nella hall di Rabat, lo dice chiaro: la coalizione tripartita del centrodestra, al governo, ha guadagnato la maggioranza assoluta del Parlamento, 228 seggi su 395 , e il suo Pam, il Partito dell’Autenticità e della Modernità, ne è di gran lunga il capofila. Se non ora, quando: per dire al mondo che il Marocco non è solo l’onda degli 80mila migranti invasori di Ceuta? Se non lei, chi: per avere una donna premier, la prima nella storia del piccolo Regno d’Occidente. Trouvez la femme . Nel Paese che ha abolito la poligamia e il ripudio, che ha cancellato le spose bambine e che s’è dato un codice di famiglia fra i più moderni del Maghreb, ma dove le zone arretrate ancora alle prove di verginità e ai riti magici narrati da Bowles, sfondare il tetto di cristallo può far male: ne sa qualcosa Sua Altezza Lalla Salma, la regina forse divorziata o forse no , un tempo prezzemolina d’ogni mondanità e oggi tenuta in disparte come una velenosa mandragola. Ora ci proverebbe lei, l’avvocata Fatima, 50 anni, figlia d’un pascià che fu ambasciatore negli Emirati, studi in Francia, due volte madre e due volte sindaca della sua città, Marrakech : la prima marocchina a governare una metropoli di 3 milioni d’abitanti. Giornali e tv, tutti pronti a giurarci: sarà Fatima la prescelta di M6, incaricata di formare una coalizione per i prossimi cinque anni. Un mandato cruciale. Perché i n queste ore gli occhi internazionali saranno pure sul governo del mondo, ma qui c’è da formare quello che tutti chiamano il Governo dei Mondiali: di qui al 2030, gestirà la Coppa del Mondo di calcio in Marocco . Una torta gigantesca: non per nulla, cucinata da un presidente della Federcalcio marocchina che è amico d’infanzia del re. Un arraffo bell’e pronto: in campagna elettorale, è spuntato un audio-pirata in cui il presidente della Camera come spartire le future poltrone. Un problema geopolitico: l’organizzazione è condivisa col Portogallo e soprattutto con la Spagna, con cui i rapporti sono a dir poco problematici. 34 partiti e «nessuna linea rossa che escluda», promette la previdente Fatima, ma nessun assalto alla diligenza: i Mondiali 2030 dovranno essere un’occasione di sviluppo, dice, e per esempio assieme a nuovi stadi si costruiscano nuovissime scuole. «Usiamo il calcio non per fare sport-washing», per farci belli con lo sport, «ma per avviare una soul-building», una costruzione vera dell’anima di questo Paese, «un po’ com’è accaduto con la Coppa del Mondo in Sudafrica». Ai marocchini, che pure al 63% hanno disertato le urne, la determinazione di Fatima sembra piacere . Una che cinque anni fa sfidò (e sconfisse) i candidati corrotti del Pam, «preferisco perdere il potere che la faccia», e ama ripetere un vecchio proverbio del Rif: «Le buone maniere valgono più del denaro». Popolare su TikTok, l’hanno votata molti giovani, per i quali ha fondato la piattaforma Jeel (generazione) 2030: «Loro non sono il nostro futuro – è lo slogan -, loro sono gl’ingegneri del nostro presente». Musulmana sunnita con simpatie per il sufismo, «l’Islam c’insegna che prima s’ascolta e poi si decide», l’avvocata Fatima non è una mammoletta: già ministra dell’Edilizia, nel 2014 fu inserita dalla rivista Forbes fra le venti donne più influenti d’Africa. Ne sa qualcosa il giudice che una volta l’accusò di frodi elettorali: sbugiardato, ha dovuto lasciare la magistratura. « S’ispira al pragmatismo di Angela Merkel – spiega Ayman El Ghazi, politologo marocchino che insegna all’Università spagnola di Valencia -, all’orgoglio femminista della neozelandese Jacinta Arden, al rigore etico di Margareth Thatcher ». Da Madrid, dopo i fatti di Ceuta, hanno già detto che non importa se a governare sarà la destra e se Fatima sarà primo ministro : primo, perché fra i due Paesi fanno fede i vecchi accordi firmati nel 2020; secondo, perché tanto a decidere è sempre e solo M6 ; terzo, perché l’importante è avere da Rabat spiegazioni su quell’incredibile ondata migratoria d’agosto. Per il Marocco, allineato con Trump e Netanyahu, sarebbe più facile presentare al governo spagnolo una donna premier: un buon inizio per negoziare con la sinistra di Pedro Sanchez e per rimarginare la ferita della grande fuga in mare verso la Spagna. Una ferita, proprio così: perché contraddice la propaganda del regno (crescita economica record, investimenti in grandi porti e infrastrutture, spinta dalle delocalizzazioni e dal turismo, povertà «solo» al 13%) e mostra tutte le rughe d’un Marocco che l’anno scorso ha represso nel sangue le proteste giovanili e quest’estate non ha potuto (o non ha voluto) fermare gli 80mila che nuotavano verso Ceuta . L’avvocata Fatima promette un milione di posti di lavoro da qui al 2030. Vuole scatenare la lotta al carovita, alla disoccupazione e alla siccità. Il suo simbolo è un trattore, la sua patente è il buon governo di Marrakech , che s’è risollevata dal terremoto e «oggi ha più fascino di tante città europee». Ostenta fedeltà alle sue radici nella Città dell’Ocra, anche se l’Europa è distante appena 14 km e ci sono sei milioni di marocchini all’estero, Mondiali o non Mondiali, per nulla disposti a tornare. Nel Paese del Tramonto, nasce l’astro di Fatima: se sarà un’alba, si vedrà.