«Trovo spaventosamente simbolico che Emma sia mancata proprio nei giorni del trionfo di AfD , quando Trump esorta gli alleati a lavorare per l’abolizione del Tribunale penale internazionale e in Italia si affermano partiti sovranisti che sull’Europa, e sulle donne, hanno le posizioni che sappiamo. Questo rende ancora più triste l’addio. Bonino è stata una delle rare persone che, senza interessi di partito e con sacrifici personali, ha lottato per far andare avanti il mondo». Nel giorno dell’addio , l’ex premier e senatore a vita Mario Monti torna con la mente alla comune esperienza da commissari europei e si sofferma, mentre altri ricordano le battaglie sui diritti civili, sull’impegno della storica esponente radicale su tanti fronti internazionali. Da dove partiamo? «Racconto un aneddoto: alla prima riunione informale della nuova Commissione Ue nell’ottobre del ’94 Bonino non c’era. Si trovava a New York, all’Onu, al lavoro per costituire la Corte penale internazionale. Ci raggiunse il giorno dopo. Per lei quella era la priorità. Ma sull’integrazione europea ha speso tanti anni del suo impegno politico con una forza e una determinazione incredibili». Vi conosceste a Bruxelles. «Ammirai fin dall’inizio il suo coraggio nel difendere i principi in cui credeva, senza interessi di parte o di partito. Io ero estraneo alla politica. Ci intendemmo subito. Avevamo in comune i principi della libertà individuale e non amavamo un ruolo eccessivo dello Stato nella società e nell’economia. Difesa della libertà ed Europa erano i nostri capisaldi. Sui diritti civili ero più grezzo, non avevo idee formate. Ero un borghese agli antipodi di un certo modo pannelliano di fare politica». E però apprezzò quelle battaglie. «Quelle sul divorzio e l’aborto le ho viste con comprensione e simpatia. Sono state molto importanti per il nostro Paese. Ma anche le battaglie per le donne non le ha mai vissute con uno spirito di protezione. Era contraria, per esempio, alle quote rosa. Voleva una parità effettiva. Le donne che non potevano divorziare o abortire erano in una condizione di subordinazione. Quelle sono state battaglie di libertà». Siete stati nominati alla Commissione Ue da Silvio Berlusconi. Non potevate essere più diversi. «Vero, ma la nostra collaborazione è stata sempre molto intensa. Emma era molto più brava di me. Io ero l’economista accademico, lei una politica combattiva e coraggiosa. Sapeva difendere le sue posizioni con grande forza, la guardavo con ammirazione e con qualche complesso di inferiorità. Ma abbiamo lavorato bene insieme per la causa europea». Dopo i 5 anni di mandato, l’arrivo di Romano Prodi alla guida della Commissione impose una scelta (i rappresentanti italiani potevano essere solo due). Fu preferito lei. «Sì, ma Emma fu assolutamente leale e non si lamentò. A differenza di Pannella che se la prese con i fantomatici “poteri forti”. Anche quando ebbi l’incarico di guidare il governo italiano Bonino, pur da non parlamentare, mi garantì un forte sostegno». Molti in queste ore ricordano la campagna per portare Bonino al Quirinale. Se lo sarebbe meritato? «La presidenza della Repubblica non è un incarico che si merita, non è il risultato di un concorso. Sicuramente aveva le caratteristiche giuste: dirittura morale, europeista, senso delle istituzioni (qualità comuni anche a Ciampi, Napolitano e Mattarella). Diciamo che in un Paese molto cattolico il suo radicalismo ha costituito una comprensibile difficoltà». Quando vi siete visti l’ultima volta? «Nel luglio scorso. Non ci vedevamo spesso. Ho avuto come un presentimento e sono andato a casa sua. Le ho portato una piantina indonesiana che ha gradito molto perché le ha ricordato sua madre. Era molto provata ma ancora molto vivace. Mi ha raccontato della visita di papa Francesco e poi ci siamo intrattenuti a lungo sull’Europa e sulla situazione politica italiana. Sono felice di averle fatto quella visita. È un ricordo che porto con me». Come quello del valzer che ballaste insieme? «Sì, era l’ottobre del 1998. Emma fu votata come Bocconiana dell’anno. Ci ritrovammo in pista a ballare. Per me è stata la prima e unica volta in pubblico. Ma lei fu trascinante. Come sempre nella sua vita».