DALLA NOSTRA INVIATA DALLAS Laura Loomer è stata una delle persone più intervistate alla convention di Dallas, tanto che ha pubblicato su X una foto con la scritta: «Assalita da una folla di reporter». È un’istantanea che documenta l’incredibile ascesa della nota provocatrice e cospirazionista (famosa anche per il complottismo sull’11 settembre), che un tempo era una figura marginale ma oggi è trattata come una specie di consigliera informale di Trump. Non a caso Zelensky di recente ha accettato di farsi intervistare da lei. Ad una domanda del Corriere sull’Ucraina, su cui ha cambiato posizione di recente dicendo di essere stata accecata in passato dalla propaganda di Putin, Loomer ha sottolineato di non parlare a nome del presidente, ma si è vantata del fatto che Steve Witkoff e Jared Kushner sono finalmente andati a Kiev dopo che lo ha fatto lei . Loomer, che ha corso senza successo per due volte in Florida per il Congresso, si definisce una giornalista: «Sono andata come reporter — ci ha detto — non per conto dell’amministrazione, ma spero di avere ispirato l’amministrazione a mandare i proprio emissari, un mese dopo che sono tornata». Nota per i suoi attacchi islamofobi, omofobi, antisemiti e anti immigrati, Loomer ha capito anni fa come trasformare le provocazioni in influenza politica (le provocazioni scatenano indignazione, che attira attenzione mediatica, che aumenta i follower, il che incoraggia nuove provocazioni). Ha costruito influenza non in quanto esperta di qualcosa ma in quando maestra nel conquistare l’attenzione. E anni fa, quando fu bandita da Twitter e altre piattaforme, ne fece parte della propria identità politica (martire della censura). I suoi sostenitori hanno interpretato la punizione come prova che stesse rivelando verità scomode. Loomer è anche pericolosa per chi circonda Trump. Ad un giornalista iraniano qui a Dallas ha detto che Trita Parsi, un noto analista politico irano-americano, dovrebbe essere deportato perché ha «cercato di infiltrare l’amministrazione Trump attraverso le sue conversazioni con il vicepresidente Vance» per spingerlo ad una politica estera isolazionista. È diventata una informale «addetta al controllo della fedeltà nell’orbita di Trump». La sua influenza turba gli stessi fedelissimi di Trump. Mesi fa ha fatto licenziare il direttore della National Security Agency e altri 7 funzionari dopo 30 minuti nello Studio ovale. Ora ha criticato i candidati repubblicani che non sono venuti alla convention: «Devono lealtà e supporto» al presidente «che sta cercando di spingere i loro culi oltre il traguardo». Sullo scontro tra Trump e Giorgia Meloni , ha detto che «forse lei dovrebbe chiamarlo e chiedere scusa», perché «non posso parlare per Trump, ma ovviamente pone grande enfasi sulla fedeltà… ma è uno che perdona, gli chiedono se grazierà Michael Cohen (l’ex avvocato che testimoniò contro di lui ndr ) e ha detto che forse lo farà. Io trovo che perdoni facilmente, forse troppo facilmente».
Loomer, la complottista che sussurra al tycoon «Grazie a me gli inviati Usa a Kiev»
DALLA NOSTRA INVIATA DALLAS Laura Loomer è stata una delle persone più intervistate alla convention di Dallas, tanto che ha pubblicato su X una foto con la scritta: «Assalita da una folla di reporter». È un’istantanea che documenta l’incredibile ascesa della nota provocatrice e cospirazionista (famosa anche per il complottismo sull’11 settembre), che un tempo era una figura marginale ma oggi è trattata come una specie di consigliera informale di Trump. Non a caso Zelensky di recente ha accettato di farsi intervistare da lei. Ad una domanda del Corriere sull’Ucraina, su cui ha cambiato posizione di recente dicendo di essere stata accecata in passato dalla propaganda di Putin, Loomer ha sottolineato di non parlare a nome del presidente, ma si è vantata del fatto che Steve Witkoff e Jared Kushner sono finalmente andati a Kiev dopo che lo ha fatto lei . Loomer, che ha corso senza successo per due volte in Florida per il Congresso, si definisce una giornalista: «Sono andata come reporter — ci ha detto — non per conto dell’amministrazione, ma spero di avere ispirato l’amministrazione a mandare i proprio emissari, un mese dopo che sono tornata». Nota per i suoi attacchi islamofobi, omofobi, antisemiti e anti immigrati, Loomer ha capito anni fa come trasformare le provocazioni in influenza politica (le provocazioni scatenano indignazione, che attira attenzione mediatica, che aumenta i follower, il che incoraggia nuove provocazioni). Ha costruito influenza non in quanto esperta di qualcosa ma in quando maestra nel conquistare l’attenzione. E anni fa, quando fu bandita da Twitter e altre piattaforme, ne fece parte della propria identità politica (martire della censura). I suoi sostenitori hanno interpretato la punizione come prova che stesse rivelando verità scomode. Loomer è anche pericolosa per chi circonda Trump. Ad un giornalista iraniano qui a Dallas ha detto che Trita Parsi, un noto analista politico irano-americano, dovrebbe essere deportato perché ha «cercato di infiltrare l’amministrazione Trump attraverso le sue conversazioni con il vicepresidente Vance» per spingerlo ad una politica estera isolazionista. È diventata una informale «addetta al controllo della fedeltà nell’orbita di Trump». La sua influenza turba gli stessi fedelissimi di Trump. Mesi fa ha fatto licenziare il direttore della National Security Agency e altri 7 funzionari dopo 30 minuti nello Studio ovale. Ora ha criticato i candidati repubblicani che non sono venuti alla convention: «Devono lealtà e supporto» al presidente «che sta cercando di spingere i loro culi oltre il traguardo». Sullo scontro tra Trump e Giorgia Meloni , ha detto che «forse lei dovrebbe chiamarlo e chiedere scusa», perché «non posso parlare per Trump, ma ovviamente pone grande enfasi sulla fedeltà… ma è uno che perdona, gli chiedono se grazierà Michael Cohen (l’ex avvocato che testimoniò contro di lui ndr ) e ha detto che forse lo farà. Io trovo che perdoni facilmente, forse troppo facilmente».

RELATED SIGNALS
Latest Trending News
SOURCE TRANSPARENCY