È tutto «in qualche modo più sereno» , dopo aver attraversato il dolore giorno per giorno, un anno dopo l’altro, e aver trovato sulla strada un filo di consapevolezza in più, un frammento di senso, una buona missione, «i primi anni erano atroci», ricorda Adele Scarani Pesapane, che nella strage di Linate, l’8 ottobre di venticinque anni fa, perse il marito Maurizio, che all’epoca aveva 49 anni, e rimase sola con tre figli. «Oggi a noi “storici” parenti delle vittime scappa magari una lacrima, ma c’è anche il piacere di ritrovarsi ancora insieme dopo tanti anni, di scambiarci un abbraccio più stretto, un racconto più tranquillo di come vadano i giorni ». Quel senso di quiete non lo dà il tempo passato: «Un quarto di secolo», mormora la presidente del Comitato 8 ottobre, misurando in qualche modo il periodo trascorso: «Ormai con noi ci sono i nipoti, i bisnipoti, e questo è bello. Condividiamo l’orgoglio di quel che abbiamo fatto, di essere ancora così tanti dopo molti anni, e soprattutto vediamo la continuazione del nostro lavoro: prima o poi non ci saremo più, ma ci sarà qualcuno che ha ricevuto il messaggio e lo porterà avanti». Nella nebbia fitta, alle 8.10 dell’8 ottobre 2001, un volo della SAS diretto a Copenaghen si scontrò con un Cessna che, per una catena di errori e negligenze, attraversò la pista di decollo. L’incidente provocò 118 vittime; 58 bambini e ragazzi rimasero orfani; tre bambini sono nati dopo aver perso il padre. Lo scorso 30 settembre, a Linate, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato i familiari delle vittime e l’unico superstite, Pasquale Padovano , operaio della Sea al lavoro nel magazzino bagagli che venne investito dall’aereo. Come una salita, è così che Adele Scarani vede ora i venticinque anni trascorsi , «una buona salita, la nostra storia. Da un niente che eravamo, affranti dal dolore, sconosciuti e disperati, qualcosa che definisco magico ci ha fatto prendere per mano , ci ha tenuti vicini, ci ha consentito di salire, costruire qualcosa. Da una tragedia immane abbiamo piantato un seme di speranza». Il Comitato 8 ottobre fu parte nel processo per cercare verità e giustizia , in contemporanea è maturato l’impegno per la sicurezza del volo, poi «il progetto per l’assistenza psicologica alle famiglie delle vittime, perché noi eravamo soli». E intanto le borse di studio, i premi di laurea, gli incontri con le scuole. Ogni anniversario è occasione di ricordo delle vittime della strage, ma anche per i loro parenti che non ci sono più: si può citare per tutti Paolo Pettinaroli, scomparso nel 2015. Fu primo presidente del Comitato ; a Linate aveva perso il figlio Lorenzo, 28 anni. «Ogni anno — racconta Adele Scarani — alla preghiera per tutti i nostri cari la lista è un po’ più lunga, preghiamo per qualcuno in più. Questa è la vita. Ma mi sento positiva, proprio per questo rivolgo ogni sforzo ai giovani. Noi, fino a che ce la facciamo, continueremo. Stiamo coinvolgendo i ragazzi perché quella strage è stata talmente assurda, immensa e immane che la memoria di quel che accadde non deve sparire. Conoscendo i motivi per cui avvenne quella tragedia, i ragazzi devono capire cosa sia l’etica professionale, l’etica civile, cosa voglia dire lavorare in modo coscienzioso». Giovedì mattina, a causa delle previsioni meteo, le cerimonie e la messa si terranno nella basilica di Sant’Ambrogio . Se davvero pioverà, la pioggia di questo 8 ottobre bagnerà i 118 alberi, uno per ciascuna delle vittime, piantati nel Bosco dei Faggi al parco Forlanini, «perché anche la natura custodisse nel tempo la loro memoria».
Linate, la strage 25 anni fa. Adele, che perse il marito: «Noi familiari delle 118 vittime ci siamo presi per mano»
È tutto «in qualche modo più sereno» , dopo aver attraversato il dolore giorno per giorno, un anno dopo l’altro, e aver trovato sulla strada un filo di consapevolezza in più, un frammento di senso, una buona missione, «i primi anni erano atroci», ricorda Adele Scarani Pesapane, che nella strage di Linate, l’8 ottobre di venticinque anni fa, perse il marito Maurizio, che all’epoca aveva 49 anni, e rimase sola con tre figli. «Oggi a noi “storici” parenti delle vittime scappa magari una lacrima, ma c’è anche il piacere di ritrovarsi ancora insieme dopo tanti anni, di scambiarci un abbraccio più stretto, un racconto più tranquillo di come vadano i giorni ». Quel senso di quiete non lo dà il tempo passato: «Un quarto di secolo», mormora la presidente del Comitato 8 ottobre, misurando in qualche modo il periodo trascorso: «Ormai con noi ci sono i nipoti, i bisnipoti, e questo è bello. Condividiamo l’orgoglio di quel che abbiamo fatto, di essere ancora così tanti dopo molti anni, e soprattutto vediamo la continuazione del nostro lavoro: prima o poi non ci saremo più, ma ci sarà qualcuno che ha ricevuto il messaggio e lo porterà avanti». Nella nebbia fitta, alle 8.10 dell’8 ottobre 2001, un volo della SAS diretto a Copenaghen si scontrò con un Cessna che, per una catena di errori e negligenze, attraversò la pista di decollo. L’incidente provocò 118 vittime; 58 bambini e ragazzi rimasero orfani; tre bambini sono nati dopo aver perso il padre. Lo scorso 30 settembre, a Linate, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato i familiari delle vittime e l’unico superstite, Pasquale Padovano , operaio della Sea al lavoro nel magazzino bagagli che venne investito dall’aereo. Come una salita, è così che Adele Scarani vede ora i venticinque anni trascorsi , «una buona salita, la nostra storia. Da un niente che eravamo, affranti dal dolore, sconosciuti e disperati, qualcosa che definisco magico ci ha fatto prendere per mano , ci ha tenuti vicini, ci ha consentito di salire, costruire qualcosa. Da una tragedia immane abbiamo piantato un seme di speranza». Il Comitato 8 ottobre fu parte nel processo per cercare verità e giustizia , in contemporanea è maturato l’impegno per la sicurezza del volo, poi «il progetto per l’assistenza psicologica alle famiglie delle vittime, perché noi eravamo soli». E intanto le borse di studio, i premi di laurea, gli incontri con le scuole. Ogni anniversario è occasione di ricordo delle vittime della strage, ma anche per i loro parenti che non ci sono più: si può citare per tutti Paolo Pettinaroli, scomparso nel 2015. Fu primo presidente del Comitato ; a Linate aveva perso il figlio Lorenzo, 28 anni. «Ogni anno — racconta Adele Scarani — alla preghiera per tutti i nostri cari la lista è un po’ più lunga, preghiamo per qualcuno in più. Questa è la vita. Ma mi sento positiva, proprio per questo rivolgo ogni sforzo ai giovani. Noi, fino a che ce la facciamo, continueremo. Stiamo coinvolgendo i ragazzi perché quella strage è stata talmente assurda, immensa e immane che la memoria di quel che accadde non deve sparire. Conoscendo i motivi per cui avvenne quella tragedia, i ragazzi devono capire cosa sia l’etica professionale, l’etica civile, cosa voglia dire lavorare in modo coscienzioso». Giovedì mattina, a causa delle previsioni meteo, le cerimonie e la messa si terranno nella basilica di Sant’Ambrogio . Se davvero pioverà, la pioggia di questo 8 ottobre bagnerà i 118 alberi, uno per ciascuna delle vittime, piantati nel Bosco dei Faggi al parco Forlanini, «perché anche la natura custodisse nel tempo la loro memoria».

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