Il governo, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani , ha posto, nell'Aula della Camera, tre questioni di fiducia sui primi tre articoli del testo di riforma della legge elettorale. Secondo quanto convenuto nell'ultima conferenza dei capigruppo di Montecitorio, come riportato dal presidente di turno, Giorgio Mulé, le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia sul primo articolo del provvedimento si svolgeranno domani, martedì 6 ottobre, alle 12:10, con la prima chiama per appello nominale in programma dalle ore 14. Sempre nella stessa giornata, a seguire, ci saranno le dichiarazioni di voto e la prima chiama per appello nominale sulla questione di fiducia sul secondo articolo del testo. Si terranno dopodomani, mercoledì 7 ottobre, alle 9, le dichiarazioni di voto sulla terza questione di fiducia sul terzo articolo, con la prima chiama per appello nominale a partire dalle ore 10:50. Spazio, poi, all'esame ed alla votazione dell'articolo otto e degli ordini del giorno. Alle 10:30 di giovedì 8 ottobre, sono previste, in diretta televisiva, le dichiarazioni di voto finale con la votazione finale, a scrutinio segreto, non prima delle ore 12:30. La proposta di legge conta nove articoli e l'Assemblea di Montecitorio è chiamata ad esprimersi, in una terza lettura complessiva, esclusivamente sulle modifiche introdotte da Palazzo Madama dove, in particolare, sono state reintrodotte le preferenze (fino a un massimo di tre tra sei candidati, in una scheda con sette nomi e capolista bloccato), modificato il meccanismo delle firme per la presentazione delle liste e concesso il voto fuori sede per i caregiver familiari . La fiducia «non è un atto dovuto né un atto naturale. Il governo pone la fiducia rispetto ai 53 emendamenti presentati da tutte le opposizioni, di fronte ad una postura da parte delle opposizioni assolutamente in linea con la logica del dialogo e del confronto parlamentare che oggi avete rifiutato», protesta il deputato Pd Federico Fornaro . «Oggi voi date uno schiaffo a mano aperta al Parlamento, in particolare alla Camera, lo fate perché avete paura della vostra maggioranza, della sua tenuta, del voto segreto che comunque ci sarà in occasione dell'ultima votazione, a garanzia di tutti. La posizione della fiducia è una indegna conclusione», ha continuato il parlamentare. Questa legge «è una schifezza dal punto di vista democratico perché trasforma una minoranza nel Paese in una maggioranza schiacciante in Parlamento», ha osservato nel suo intervento il deputato e segretario di Più Europa, Riccardo Magi , protagonista da sei giorni di uno sciopero della fame in segno di protesta. «Voi avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari», segnala, rivolgendosi al centrodestra, l'esponente di Alleanza verdi e sinistra, Filiberto Zaratti . «Non c'èstato nessun dialogo da parte della maggioranza con le forze di opposizione», incalza la rappresentante del Movimento cinque stelle, Enrica Alifano. E se la fiducia non passasse? «Già con le pregiudiziali abbiamo visto che il Parlamento accoglie anche con un margine più ampio, con il voto segreto, dello stesso centrodestra. Ci sono tutti i presupposti affinché possa passare serenamente», ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di FdI. «Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento questo non passa dovrebbe salire immediatamente al Colle. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie », ha risposto a chi gli chiedeva se in caso di bocciatura sulla legge elettorale la premier Meloni dovrebbe dimettersi come avvenuto per Pedro Sanchez sfiduciato in Spagna. Tuttavia, sull'iter del provvedimento, l'esponente di FdI non teme scivoloni: «Non si tratta di spettro dei franchi tiratori. Noi abbiamo il rispetto dell'Aula, che è sempre sovrana e quello che decide va bene. Siamo sereni di aver fatto un'ottima legge elettorale che serve all'Italia - ha aggiunto Donzelli - e quindi andiamo con serenità e convinzione che sia approvata dal Parlamento».
Legge elettorale, il governo chiede la fiducia alla Camera sui primi tre articoli
Il governo, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani , ha posto, nell'Aula della Camera, tre questioni di fiducia sui primi tre articoli del testo di riforma della legge elettorale. Secondo quanto convenuto nell'ultima conferenza dei capigruppo di Montecitorio, come riportato dal presidente di turno, Giorgio Mulé, le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia sul primo articolo del provvedimento si svolgeranno domani, martedì 6 ottobre, alle 12:10, con la prima chiama per appello nominale in programma dalle ore 14. Sempre nella stessa giornata, a seguire, ci saranno le dichiarazioni di voto e la prima chiama per appello nominale sulla questione di fiducia sul secondo articolo del testo. Si terranno dopodomani, mercoledì 7 ottobre, alle 9, le dichiarazioni di voto sulla terza questione di fiducia sul terzo articolo, con la prima chiama per appello nominale a partire dalle ore 10:50. Spazio, poi, all'esame ed alla votazione dell'articolo otto e degli ordini del giorno. Alle 10:30 di giovedì 8 ottobre, sono previste, in diretta televisiva, le dichiarazioni di voto finale con la votazione finale, a scrutinio segreto, non prima delle ore 12:30. La proposta di legge conta nove articoli e l'Assemblea di Montecitorio è chiamata ad esprimersi, in una terza lettura complessiva, esclusivamente sulle modifiche introdotte da Palazzo Madama dove, in particolare, sono state reintrodotte le preferenze (fino a un massimo di tre tra sei candidati, in una scheda con sette nomi e capolista bloccato), modificato il meccanismo delle firme per la presentazione delle liste e concesso il voto fuori sede per i caregiver familiari . La fiducia «non è un atto dovuto né un atto naturale. Il governo pone la fiducia rispetto ai 53 emendamenti presentati da tutte le opposizioni, di fronte ad una postura da parte delle opposizioni assolutamente in linea con la logica del dialogo e del confronto parlamentare che oggi avete rifiutato», protesta il deputato Pd Federico Fornaro . «Oggi voi date uno schiaffo a mano aperta al Parlamento, in particolare alla Camera, lo fate perché avete paura della vostra maggioranza, della sua tenuta, del voto segreto che comunque ci sarà in occasione dell'ultima votazione, a garanzia di tutti. La posizione della fiducia è una indegna conclusione», ha continuato il parlamentare. Questa legge «è una schifezza dal punto di vista democratico perché trasforma una minoranza nel Paese in una maggioranza schiacciante in Parlamento», ha osservato nel suo intervento il deputato e segretario di Più Europa, Riccardo Magi , protagonista da sei giorni di uno sciopero della fame in segno di protesta. «Voi avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari», segnala, rivolgendosi al centrodestra, l'esponente di Alleanza verdi e sinistra, Filiberto Zaratti . «Non c'èstato nessun dialogo da parte della maggioranza con le forze di opposizione», incalza la rappresentante del Movimento cinque stelle, Enrica Alifano. E se la fiducia non passasse? «Già con le pregiudiziali abbiamo visto che il Parlamento accoglie anche con un margine più ampio, con il voto segreto, dello stesso centrodestra. Ci sono tutti i presupposti affinché possa passare serenamente», ha detto Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di FdI. «Se dopo che il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia su un provvedimento questo non passa dovrebbe salire immediatamente al Colle. Non è una questione politica, ma di rispetto istituzionale. Sarebbe una follia immaginare diversamente, siamo persone serie », ha risposto a chi gli chiedeva se in caso di bocciatura sulla legge elettorale la premier Meloni dovrebbe dimettersi come avvenuto per Pedro Sanchez sfiduciato in Spagna. Tuttavia, sull'iter del provvedimento, l'esponente di FdI non teme scivoloni: «Non si tratta di spettro dei franchi tiratori. Noi abbiamo il rispetto dell'Aula, che è sempre sovrana e quello che decide va bene. Siamo sereni di aver fatto un'ottima legge elettorale che serve all'Italia - ha aggiunto Donzelli - e quindi andiamo con serenità e convinzione che sia approvata dal Parlamento».

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