« Prima portiamo a casa la legge elettorale senza scherzi, poi si aprirà con il Quirinale una riflessione sulla data del voto». Ai piani alti di Via della Scrofa mettono in ordine l’agenda delle variabili, che sono tantissime . I big di Fratelli d’Italia , lontani dai taccuini, non escludono l’ipotesi di urne anticipate . Anzi. Per esempio il presidente del Senato Ignazio La Russa nei giorni scorsi lo ha rivelato a chi gli chiedeva un vaticinio interessato sul «quando» si andrà alle urne. I segnali di un’accelerazione si contano e si mischiano tra di loro. Gli indizi legati alle mosse di Giorgia Meloni — sospensione del bollo, tetto alla benzina imposto da Eni e scuola — si affastellano. Compresa la volontà di limitare al minimo le missioni all’estero (l’ultima polemica riguarda la sua presenza alla Milano Fashion Week nei giorni dell’assemblea dell’Onu: «Non era una passerella ma un gesto di vicinanza alla moda, la sinistra non conosce il Paese reale», si difende e attacca Meloni). Tutto farebbe pensare dunque a uno sprint . Nonostante la premier in pubblico dica di voler arrivare alla fine del mandato, anche per non far sobbalzare sulla sedia i suoi alleati, Antonio Tajani e Matteo Salvini, che le chiedono «tempo». Tuttavia l’odore di una campagna elettorale incombente si respira tutte le mattine. L’attivismo del ministro Francesco Lollobrigida, capodelegazione di FdI al governo , nel divertirsi a fare le liste elettorali appena ha un attimo di svago, si accompagna anche a un’altra piccola notizia: «Lollo» nei giorni scorsi ha assunto un consulente per la comunicazione. Si tratta di Luigi De Gregorio, docente di Scienze politiche, volto tv del melonismo, nonché in passato «Mister wolf» di Gianni Alemanno in Campidoglio, ma anche di Francesco Rocca in Regione Lazio e di Marco Marsilio in Abruzzo. Il ministro lo ha chiamato per iniziare «a raccontare meglio agli italiani» quanto ha fatto in questi anni per l’Agricoltura. Non ci resta che «un anno con la condizionale» è la battuta che circola in maggioranza indicando la possibilità del voto fra un anno, ma forse anche prima. Magari tra sei o sette mesi. « Al 60 forse 70% si arriverà a scadenza, mi sento di pronosticare . E anche di scommettere un piatto di pasta asciutta che questa volta la legge elettorale filerà liscia, altro che franchi tiratori», dice Paolo Barelli, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento di Forza Italia, nonché ex capogruppo alla Camera. Giovedì si inizia a Montecitorio con il voto segreto sulle pregiudiziali (nel pomeriggio la premier parteciperà all’assemblea della Cna a Roma) . Tutti i componenti del governo sono convocati, le missioni abolite, parlamentari vedette controlleranno la porzione dell’emiciclo della maggioranza fila per fila, non si escludono videomaker di FdI in piccionaia, dove ci sono le tribune. Dal partito di Meloni c’è chi spiega: « Esistono tre strati di possibile franchi tiratori; le donne, chi non vuole le preferenze e chi punta a destabilizzare il proprio leader. Dinamiche che non abitano in casa nostra». Anche perché in caso di incidenti, Meloni ha già avvisato tutti: «Il governo cadrà».