In «difesa del Parlamento , della sua rappresentanza », alla fine «della democrazia». I centristi, furibondi per la norma che quadruplicando le firme da raccogliere per presentare le liste colpisce proprio loro , guidano la rivolta. E organizzano le loro truppe: «Avviamo il cantiere della quarta gamba», promettono riuniti a Campobasso Riccardo Magi, Enzo Maraio e Alessandro Onorato . E intanto annunciano una manifestazione domani davanti al Senato. Schierato con loro è Giuseppe Conte («Chiediamo a Mattarella di fermare questa norma vergognosa», le parole pronunciate l’altro giorno dal leader del M5S), anche in funzione di contenimento di Matteo Renzi: l’ex premier è alla guida dell’unico movimento, Italia viva , che non deve raccogliere le firme e che per questo potrebbe egemonizzare l’area. «Renzi ha una storia importante ma del passato — lo attacca apertamente Onorato —. Siamo sicuri che convenga al centrosinistra un’unica forza che unisca tutto e il contrario di tutto?». E se Conte si è già rivolto al Quirinale, un sospetto sembra averlo anche il Pd: «La stretta sulle firme è abnorme — dice Stefano Bonaccini presidente del Pd — non so se possa essere messa in discussione sotto il profilo della costituzionalità». Gli occhi di tutti sono dunque puntati sul Quirinale, i cui uffici giuridici esamineranno con attenzione il testo (come tutto il resto): compresa la questione delle firme, che sarà dunque uno degli elementi sotto osservazione per verificare se ci siano palesi incostituzionalità. In questo clima incandescente, domani al Senato si ricomincia a votare la legge. E la ministra delle Riforme, Maria Elisabetta Casellati , azzarda un cronoprogramma: «Penso che la prossima settimana la legge sarà definita a Palazzo Madama , poi ci sarà il passaggio alla Camera e quindi entro i primi di ottobre, grosso modo, noi dovremo approvarla». Antonio Tajani, segretario forzista e vicepremier, annuisce e punge gli avversari: «Dispiace che la sinistra non sappia far altro che dire di no. Se si vogliono risolvere i problemi non si può fare soltanto un’opposizione distruttiva». Le forze di minoranza, però, non mollano. E tenteranno di interferire sul programma serrato della maggioranza. «Ci opporremo con tutte le nostre forze», ripetono da Avs, Pd, Iv e M5S. Se la contrapposizione sullo Stabilicum è frontale da mesi, è proprio l’innalzamento delle firme ad aver prodotto l’ultima fiammata nel dibattito. «Ci fosse stata ancora Emma Bonino , perfino lei avrebbe dovuto raccoglierle», sottolinea Magi. Ma la maggioranza difende la decisione. «Abbiamo innalzato dei paletti per evitare il rischio che si possa presentare chiunque, senza alcuna reale rappresentanza — dice Stefano Benigni, uno degli sherpa di Forza Italia al tavolo dei parlamentari di maggioranza che hanno concepito la riforma —. Sento che tutti si concentrano sulle 6.000 firme: ma cosa sono 6.000 firme su un territorio che mediamente conta un milione di abitanti? Cerchiamo di mantenere la finalità che ci eravamo posti dall’inizio: evitare i ricatti dei cespugli».
Legge elettorale, centristi in rivolta contro le nuove regole sulla raccolta delle firme. Il faro del Quirinale
In «difesa del Parlamento , della sua rappresentanza », alla fine «della democrazia». I centristi, furibondi per la norma che quadruplicando le firme da raccogliere per presentare le liste colpisce proprio loro , guidano la rivolta. E organizzano le loro truppe: «Avviamo il cantiere della quarta gamba», promettono riuniti a Campobasso Riccardo Magi, Enzo Maraio e Alessandro Onorato . E intanto annunciano una manifestazione domani davanti al Senato. Schierato con loro è Giuseppe Conte («Chiediamo a Mattarella di fermare questa norma vergognosa», le parole pronunciate l’altro giorno dal leader del M5S), anche in funzione di contenimento di Matteo Renzi: l’ex premier è alla guida dell’unico movimento, Italia viva , che non deve raccogliere le firme e che per questo potrebbe egemonizzare l’area. «Renzi ha una storia importante ma del passato — lo attacca apertamente Onorato —. Siamo sicuri che convenga al centrosinistra un’unica forza che unisca tutto e il contrario di tutto?». E se Conte si è già rivolto al Quirinale, un sospetto sembra averlo anche il Pd: «La stretta sulle firme è abnorme — dice Stefano Bonaccini presidente del Pd — non so se possa essere messa in discussione sotto il profilo della costituzionalità». Gli occhi di tutti sono dunque puntati sul Quirinale, i cui uffici giuridici esamineranno con attenzione il testo (come tutto il resto): compresa la questione delle firme, che sarà dunque uno degli elementi sotto osservazione per verificare se ci siano palesi incostituzionalità. In questo clima incandescente, domani al Senato si ricomincia a votare la legge. E la ministra delle Riforme, Maria Elisabetta Casellati , azzarda un cronoprogramma: «Penso che la prossima settimana la legge sarà definita a Palazzo Madama , poi ci sarà il passaggio alla Camera e quindi entro i primi di ottobre, grosso modo, noi dovremo approvarla». Antonio Tajani, segretario forzista e vicepremier, annuisce e punge gli avversari: «Dispiace che la sinistra non sappia far altro che dire di no. Se si vogliono risolvere i problemi non si può fare soltanto un’opposizione distruttiva». Le forze di minoranza, però, non mollano. E tenteranno di interferire sul programma serrato della maggioranza. «Ci opporremo con tutte le nostre forze», ripetono da Avs, Pd, Iv e M5S. Se la contrapposizione sullo Stabilicum è frontale da mesi, è proprio l’innalzamento delle firme ad aver prodotto l’ultima fiammata nel dibattito. «Ci fosse stata ancora Emma Bonino , perfino lei avrebbe dovuto raccoglierle», sottolinea Magi. Ma la maggioranza difende la decisione. «Abbiamo innalzato dei paletti per evitare il rischio che si possa presentare chiunque, senza alcuna reale rappresentanza — dice Stefano Benigni, uno degli sherpa di Forza Italia al tavolo dei parlamentari di maggioranza che hanno concepito la riforma —. Sento che tutti si concentrano sulle 6.000 firme: ma cosa sono 6.000 firme su un territorio che mediamente conta un milione di abitanti? Cerchiamo di mantenere la finalità che ci eravamo posti dall’inizio: evitare i ricatti dei cespugli».

SOURCE TRANSPARENCY