A due settimane dalla partenza della nuova stagione della Nba (20 ottobre), LeBron James continua a tenere banco. E non solo a causa del suo trasferimento ai Philadelphia 76ers che non ha smesso di far discutere. Di mezzo ci sono, oltre alla soluzione originale dei trasferimenti da New York (dove ha deciso di vivere) a Philly in elicottero, accordi paralleli, contratti, soldi. Quattrini, insomma, più che mai il motore di tanti aspetti dello sport. Andiamo con ordine. Sul fronte del «commuting» con velivoli ad ala rotante è montata prima di tutto una bella preoccupazione perché non è sfuggito il ricordo di quanto capitato al povero Kobe Bryant nel 2020. È una paura irrazionale perché non esiste una certezza sui colpi di sfortuna che ti possono colpire o non colpire, in cielo, o in terra o in mare. Resta però un dato di fatto: trasferirsi in elicottero in certe giornate di maltempo non è proprio possibile o è comunque sconsigliato. In inverno il meteo nella zona tra New York e Philadelphia può anche diventare “cattivo”, per cui è probabile che LBJ debba pensare a un piano B: treno? Limousine con chaffeur, a rischio peraltro di imbattersi nel traffico della Grande Mela?   Oppure un più sano alloggio a Philly, anche se la «città dell’amore fraterno» è meno glamour di NYC? Vedremo, posto che è inevitabile che qualche volta il grande veterano dovrà accontentarsi di soggiornare lì. Intanto, tornando agli elicotteri, si è appreso che non è affatto vero che spenderà un bel po’ di soldi (2 milioni di dollari è la stima) per gli spostamenti aerei. Secondo quanto appreso dal sito TMZ Sports, infatti, LeBron non sborserà nemmeno un centesimo perché nell’accordo con la società di scommesse Fanatics ha fatto inserire la clausola in base alla quale gli viene gratuitamente messo a disposizione uno dei velivoli della flotta. Questo contratto ci porta a un secondo aspetto (che riguarda lui, ma pure altri giocatori della Nba). La tendenza, per tanti, è di diventare testimonial proprio nel mondo del «betting» e dintorni. Nello specifico, il Prescelto ha firmato un accordo di sponsorizzazione con Polymarket del valore – così riporta Front Office Sport – di 15 milioni di dollari. Per la cronaca, il campione che ha lasciato i Los Angeles Lakers ha firmato con i Sixers per “appena” 3,9 milioni di dollari. Pertanto uno dei più grandi giocatori della storia guadagnerà quasi 4 volte di più come promotore di un mercato di previsioni e pronostici rispetto alla sua attività cestistica. Questo contratto appare al momento lecito – non siamo insomma alla vicenda di K awhi Leonard che ha inguaiato i Clippers : in quel caso la franchigia invitò degli sponsor a pagare emolumenti al giocatore, con il risultato di evadere le rigide regole sul salary cap – e LeBron è stato pure furbo nell’annunciare che la sua attività riguarderà solo il football americano e non il basket. Ma ci sono almeno due punti critici. Il primo si lega a una domanda: pur non configurandosi apparenti violazioni delle norme, che cosa accade quando l'economia che ruota attorno ai giocatori Nba diventa più vasta, ricca e intrecciata con lo sport stesso rispetto a una struttura salariale che la lega professionistica ha impiegato decenni a costruire? In secondo luogo, nei giorni scorsi il Procuratore Generale di New York, Letitia James (per combinazione ha lo stesso cognome di LeBron…), ha fatto causa a Polymarket accusando l'azienda di gestire un'attività di gioco d'azzardo illegale, la stessa tegola calata all’inizio del 2026 su Kalshi, una società simile.  Non solo: LaBron in realtà sta facendo molto di più che prestare il volto a un prodotto legato al mondo dello sport. Quest’estate, con il lungo (e stucchevole) tiramolla resto-non resto, vado di qui-no vado di là, è diventato lui stesso… il prodotto. Hanno infatti calcolato che le scommesse sulla futura destinazione hanno mosso qualcosa come 270 milioni di dollari sui mercati di previsione. James non è il solo coinvolto in questi giri di puntate e di soldi. Parlando di Kalshi va infatti detto Giannis Antetokounmpo , passato da Milwaukee a Miami, era diventato azionista prima che scoppiasse la grana: nel suo caso le scommesse sulla nuova squadra hanno mosso solo 25 milioni di dollari, ma hanno confermato un fenomeno chiaro . Adam Silver, commissioner della Nba, in assenza di evidenze inconfutabili come quelle che hanno rovinato i Clippers non può fare nulla. Ma di sicuro vigila con attenzione raddoppiata. Intanto sul fronte dei giocatori c’è chi prende le distanze. Uno su tutti, Victor Wembanyama , asso dei San Antonio Spurs : «Io non lo farò mai. Onestamente trovo molto triste vedere alcuni colleghi promuovere certe attività».