Sette ristoranti italiani tra le 50 migliori steakhouse d’Europa e uno a un passo dalla vetta. «I Due Cippi» di Saturnia, in provincia di Grosseto, Toscana, conquista il secondo posto nella prima edizione di Europe's 50 Best Steak Restaurants , la nuova classifica continentale realizzata dall'organizzazione che cura World's 101 Best Steak Restaurants . Davanti al locale toscano c'è soltanto «La Cúpula de El Capricho», a Jiménez de Jamuz, in Spagna; al terzo posto «Casa Julián de Tolosa», nei Paesi Baschi. Ma il risultato italiano non si esaurisce sul podio. La «Braseria» di Osio Sotto, in provincia di Bergamo, è 11ª, «Beefbar Milano» 20°, «Regina Bistecca» di Firenze 28ª, «Asina Luna» di Peschiera Borromeo, alle porte di Milano, 41ª, «Bifrò» di Torino 45° e «Varrone» di Milano 49°. In tutto sono dunque sette le insegne italiane nella Top 50 europea: quattro in Lombardia, due in Toscana e una in Piemonte. Il risultato più importante porta a Saturnia, nel cuore della Maremma. «I Due Cippi», affacciato sulla piazza principale del paese, è guidato dalla famiglia Aniello e ha costruito negli anni la propria identità intorno alla selezione della materia prima, alla maturazione e soprattutto alla cottura. Lorenzo Aniello, indicato dalla stessa organizzazione come «Meat Master», lavora carni di razze italiane ed europee, oltre al Wagyu giapponese, ricorre prevalentemente al dry aging e utilizza una griglia a legna e fuoco aperto realizzata su misura. Ma il secondo posto europeo non è un risultato isolato . Nella World's 101 Best Steak Restaurants 2026 , la graduatoria mondiale pubblicata dalla stessa organizzazione, «I Due Cippi» occupa il quarto posto ed è il primo ristorante italiano. Un segnale, questo, di quanto sia cambiato negli ultimi anni il concetto di steakhouse. Non basta più scegliere un grande taglio e metterlo sulla brace. Nei ristoranti specializzati si parla ormai di razza, allevamento e provenienza, marezzatura, tecniche e tempi di frollatura, temperature e combustibili utilizzati per la cottura. Informazioni che sempre più spesso diventano parte dell'esperienza gastronomica. Per trovare il secondo indirizzo italiano bisogna scendere di qualche posizione soltanto. «La Braseria» di Osio Sotto, nel Bergamasco, conquista l'11° posto. Il ristorante dello chef Luca Brasi ha fatto della selezione e della maturazione uno dei cardini della propria proposta, lavorando tipologie e razze differenti, dalla Chianina al Bue Grasso Piemontese fino al Wagyu. L'Italia riesce così a piazzare due ristoranti nelle prime undici posizioni, in una parte alta della classifica nella quale è soprattutto la Spagna a imporsi. Il terzo italiano è «Beefbar Milano», al 20° posto, declinazione milanese del format internazionale nato a Montecarlo. Al 28° c'è «Regina Bistecca» di Firenze, a pochi passi dal Duomo, dove la protagonista è la bistecca alla fiorentina. La Toscana entra così due volte nella Top 50 attraverso interpretazioni differenti: da una parte il lavoro sulle selezioni e sulle maturazioni di «I Due Cippi», dall'altra uno dei piatti più profondamente legati alla tradizione regionale. Bisogna poi arrivare al 41° posto per «Asina Luna, »a Peschiera Borromeo, alle porte di Milano. «Bifrò» di Torino è 45°, con una proposta costruita sulle carni frollate di diverse provenienze e sulla cottura a carbone. Chiude la presenza italiana «Varrone» di Milano, al 49° posto. La geografia dei sette premiati restituisce quindi una netta prevalenza lombarda , con quattro insegne, seguita dalla Toscana con due e dal Piemonte con una. Milano e il suo hinterland, da soli, ne contano tre. Se l'Italia porta sette insegne nei primi cinquanta, è però la Spagna a dominare la parte più alta della classifica. «La Cúpula de El Capricho» è prima, «Casa Julián de Tolosa» terza, «Lana» di Madrid quarta e «Laia Erretegia di Hondarribia» quinta. A interrompere la sequenza spagnola nei primi cinque è proprio l'italiana «I Due Cippi». Forte anche la presenza di Londra, con otto locali nella Top 50 , tra cui «Ibai» al sesto posto e «Hawksmoor St Pancras» al decimo. Ne emerge una geografia della bistecca europea molto più articolata della immagine della steakhouse di derivazione americana. Nella stessa graduatoria convivono txuleta basca, bistecca alla fiorentina, parrilla di matrice argentina, grandi tagli internazionali, Wagyu, dry aging e cotture su legna o carbone. Qui la classifica completa. Europe's 50 Best Steak Restaurants debutta nel 2026 ed è realizzata dalla stessa organizzazione che dal 2019 pubblica World's 101 Best Steak Restaurants . La graduatoria è stata svelata progressivamente nel corso di settembre. Il giudizio non riguarda soltanto la bistecca nel piatto. Secondo la metodologia dichiarata, le visite vengono effettuate in incognito da una rete di « Steak Ambassadors » e prendono in considerazione qualità e sapore della carne, preparazione, provenienza e varietà dei tagli, razze e tecniche di frollatura. Entrano nella valutazione anche competenza del personale, capacità di spiegare origine e caratteristiche del prodotto, carta dei vini, servizio e atmosfera. Si tratta quindi di una valutazione complessiva dei ristoranti che hanno costruito la propria identità intorno alla carne. E i sette indirizzi italiani raccontano bene quanto questo modello possa assumere forme diverse : dalla Maremma a Milano, dalla fiorentina alle lunghe maturazioni, dai grandi tagli italiani alle selezioni internazionali. Cambiano provenienze, tecniche e interpretazioni. Quello che resta al centro è un lavoro sempre più specializzato sulla materia prima e su tutto ciò che accade prima che la bistecca arrivi nel piatto.
Le migliori steakhouse d’Europa 2026: la prima italiana (di 7) al secondo posto interrompe il dominio spagnolo. La classifica
Sette ristoranti italiani tra le 50 migliori steakhouse d’Europa e uno a un passo dalla vetta. «I Due Cippi» di Saturnia, in provincia di Grosseto, Toscana, conquista il secondo posto nella prima edizione di Europe's 50 Best Steak Restaurants , la nuova classifica continentale realizzata dall'organizzazione che cura World's 101 Best Steak Restaurants . Davanti al locale toscano c'è soltanto «La Cúpula de El Capricho», a Jiménez de Jamuz, in Spagna; al terzo posto «Casa Julián de Tolosa», nei Paesi Baschi. Ma il risultato italiano non si esaurisce sul podio. La «Braseria» di Osio Sotto, in provincia di Bergamo, è 11ª, «Beefbar Milano» 20°, «Regina Bistecca» di Firenze 28ª, «Asina Luna» di Peschiera Borromeo, alle porte di Milano, 41ª, «Bifrò» di Torino 45° e «Varrone» di Milano 49°. In tutto sono dunque sette le insegne italiane nella Top 50 europea: quattro in Lombardia, due in Toscana e una in Piemonte. Il risultato più importante porta a Saturnia, nel cuore della Maremma. «I Due Cippi», affacciato sulla piazza principale del paese, è guidato dalla famiglia Aniello e ha costruito negli anni la propria identità intorno alla selezione della materia prima, alla maturazione e soprattutto alla cottura. Lorenzo Aniello, indicato dalla stessa organizzazione come «Meat Master», lavora carni di razze italiane ed europee, oltre al Wagyu giapponese, ricorre prevalentemente al dry aging e utilizza una griglia a legna e fuoco aperto realizzata su misura. Ma il secondo posto europeo non è un risultato isolato . Nella World's 101 Best Steak Restaurants 2026 , la graduatoria mondiale pubblicata dalla stessa organizzazione, «I Due Cippi» occupa il quarto posto ed è il primo ristorante italiano. Un segnale, questo, di quanto sia cambiato negli ultimi anni il concetto di steakhouse. Non basta più scegliere un grande taglio e metterlo sulla brace. Nei ristoranti specializzati si parla ormai di razza, allevamento e provenienza, marezzatura, tecniche e tempi di frollatura, temperature e combustibili utilizzati per la cottura. Informazioni che sempre più spesso diventano parte dell'esperienza gastronomica. Per trovare il secondo indirizzo italiano bisogna scendere di qualche posizione soltanto. «La Braseria» di Osio Sotto, nel Bergamasco, conquista l'11° posto. Il ristorante dello chef Luca Brasi ha fatto della selezione e della maturazione uno dei cardini della propria proposta, lavorando tipologie e razze differenti, dalla Chianina al Bue Grasso Piemontese fino al Wagyu. L'Italia riesce così a piazzare due ristoranti nelle prime undici posizioni, in una parte alta della classifica nella quale è soprattutto la Spagna a imporsi. Il terzo italiano è «Beefbar Milano», al 20° posto, declinazione milanese del format internazionale nato a Montecarlo. Al 28° c'è «Regina Bistecca» di Firenze, a pochi passi dal Duomo, dove la protagonista è la bistecca alla fiorentina. La Toscana entra così due volte nella Top 50 attraverso interpretazioni differenti: da una parte il lavoro sulle selezioni e sulle maturazioni di «I Due Cippi», dall'altra uno dei piatti più profondamente legati alla tradizione regionale. Bisogna poi arrivare al 41° posto per «Asina Luna, »a Peschiera Borromeo, alle porte di Milano. «Bifrò» di Torino è 45°, con una proposta costruita sulle carni frollate di diverse provenienze e sulla cottura a carbone. Chiude la presenza italiana «Varrone» di Milano, al 49° posto. La geografia dei sette premiati restituisce quindi una netta prevalenza lombarda , con quattro insegne, seguita dalla Toscana con due e dal Piemonte con una. Milano e il suo hinterland, da soli, ne contano tre. Se l'Italia porta sette insegne nei primi cinquanta, è però la Spagna a dominare la parte più alta della classifica. «La Cúpula de El Capricho» è prima, «Casa Julián de Tolosa» terza, «Lana» di Madrid quarta e «Laia Erretegia di Hondarribia» quinta. A interrompere la sequenza spagnola nei primi cinque è proprio l'italiana «I Due Cippi». Forte anche la presenza di Londra, con otto locali nella Top 50 , tra cui «Ibai» al sesto posto e «Hawksmoor St Pancras» al decimo. Ne emerge una geografia della bistecca europea molto più articolata della immagine della steakhouse di derivazione americana. Nella stessa graduatoria convivono txuleta basca, bistecca alla fiorentina, parrilla di matrice argentina, grandi tagli internazionali, Wagyu, dry aging e cotture su legna o carbone. Qui la classifica completa. Europe's 50 Best Steak Restaurants debutta nel 2026 ed è realizzata dalla stessa organizzazione che dal 2019 pubblica World's 101 Best Steak Restaurants . La graduatoria è stata svelata progressivamente nel corso di settembre. Il giudizio non riguarda soltanto la bistecca nel piatto. Secondo la metodologia dichiarata, le visite vengono effettuate in incognito da una rete di « Steak Ambassadors » e prendono in considerazione qualità e sapore della carne, preparazione, provenienza e varietà dei tagli, razze e tecniche di frollatura. Entrano nella valutazione anche competenza del personale, capacità di spiegare origine e caratteristiche del prodotto, carta dei vini, servizio e atmosfera. Si tratta quindi di una valutazione complessiva dei ristoranti che hanno costruito la propria identità intorno alla carne. E i sette indirizzi italiani raccontano bene quanto questo modello possa assumere forme diverse : dalla Maremma a Milano, dalla fiorentina alle lunghe maturazioni, dai grandi tagli italiani alle selezioni internazionali. Cambiano provenienze, tecniche e interpretazioni. Quello che resta al centro è un lavoro sempre più specializzato sulla materia prima e su tutto ciò che accade prima che la bistecca arrivi nel piatto.

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