Sul ritorno al nucleare, oggi si può ragionare per suggestioni, poco altro. Si pensa ai luoghi in cui sono state ipotizzate negli anni (anche recenti) mini centrali: Porto Marghera , Porto Tolle, Fusina, ma senza progetti concreti. Eppure con il ddl del ministro all’Ambiente Pichetto Fratin , il dibattito è già diffuso. Il bisogno di energia continua a crescere e i sostenitori di quella dell’atomo (oggi meno invasiva e più sicura) non hanno mai smesso di insistere, anche dopo il referendum del 1987 che l’aveva cancellata. Dire che il nucleare è tornato sarebbe ambizioso, il governo ora può legiferare attraverso decreti attuativi e il piano potrà entrare in funzione dopo il 2033 , ma la volontà politica c’è. Il ministro Pichetto Fratin aveva annunciato a luglio alla Settimana del Clima a Venezia di voler ripristinare « la produzione del nucleare con reattori di ultima generazione » sottolineando che per i nuovi siti (e Porto Marghera non era escluso) sarebbe servita vicinanza a « grandi aree industriali e data center, di luoghi di forte domande d’energia», e che il Nord Italia, pieno di siti produttivi e divoratore d’energia, avrebbe potuto trarne vantaggio. «L’industria veneta, come quella italiana, ha bisogno di autonomia energetica possibilmente a basso costo - afferma Fabio Zanardi , advisor Energia di Confindustria Veneto -. È ancora presto per parlare di impianti, ma siamo laici e favorevoli a ospitarne, anche perché nel ddl c’è grande attenzione all’ impatto ambientale e alla sicurezza . È un’opportunità dal punto di vista del consumo ma anche della produzione perché porterebbe occupazione e sviluppo». Zanardi è presidente di Zanardi Fonderie Spa e presidente dell’associazione di categoria nazionale: «Il nostro settore è fortemente energivoro - premette -. Dobbiamo accelerare. La Spagna , modello virtuoso, non ha più rinnovabili dell’Italia ma anche grazie al nucleare mantiene l’indipendenza dai combustibili fossili e i costi contenuti. Questo permette di essere più competitivi». Il presidente di Confapi Padova Marco Trevisan ricorda la questione costi: «Le nostre imprese pagano l’elettricità più del doppio della media europea . Serve un piano energetico strategico per il Nord Est. L’approvazione di questa legge rappresenta una svolta attesa da tempo per la sicurezza e l’indipendenza energetica ». Il modello da seguire, dice, è quello francese: «Da cinquant’anni Parigi ha fatto del nucleare la colonna della propria indipendenza energetica e lì i prezzi dell’energia sono più stabili». Per Claudia Scarzanella , presidente di Confartigianato Belluno il ddl «è un passo in avanti importante verso la transizione ecologica, e grazie al nucleare in Svizzera e Francia oggi possono contare su una diminuzione netta delle emissioni di CO2». Non distante da qui, a marzo 2025 è stato siglato un accordo tra il colosso dell’acciaio friulano Danieli e Newcleo , società piemontese dell’energia nucleare con una tecnologia innovativa per la produzione di piccoli reattori veloci: l’obiettivo è produrre acciaio attraverso impianti siderurgici a impatto zero. Newcleo ha siglato un accordo simile con Fincantieri , con l’obiettivo di utilizzare l’energia nucleare nei futuri motori per la propulsione navale. In questi giorni di dibattito torna buona una mappa realizzata dalla Technical University of Munich : ci sono 900 potenziali siti adatti per ospitare centrali a fusione in Europa, 196 in Italia . Il Veneto è coinvolto sull’asse alla foce del Po e lungo la costa adriatica in un’area che offre «industria pesante, capacità di rete e infrastrutture energetiche». Serve però fare un passo indietro. «Bisogna bloccare i facili entusiasmi - sottolinea Davide Tabarelli , fondatore di Nomisma Energia -. L’individuazione dei siti è un processo complesso e in Italia le contrarietà si manifestano anche su piccoli impianti fotovoltaici ». La sfida è iniziata, non vinta: «Non si parla di nucleare da quarant’anni, per il Veneto i siti più citati sono ancora l’ex centrale di Porto Tolle e Fusina. E con le tecnologie di oggi e i dispositivi di sicurezza e le dimensioni degli impianti, anche i siti veneti vicino all’acqua e alle reti elettriche sono interessanti».