Sindi Manushi sindaca Pd di Pieve di Cadore, che ne pensa dell’ iniziativa del governo ? «È una proposta provocatoria e fine a se stessa, che sposta il dibattito pubblico da problemi ben più difficili da affrontare per il governo Meloni. La vedo come una rincorsa alle politiche sempre più estreme di Vannacci e come un ritorno alla campagna elettorale, con un Fratelli d’Italia in una veste più audace e provocatoria. La redistribuzione degli studenti non tanto stranieri, quanto non alfabetizzati, i cosiddetti neoarrivati in Italia, è già prevista da una circolare dell’allora ministra Gelmini. L’obiettivo è evitare di creare classi composte soltanto da ragazzi da alfabetizzare o, al contrario, soltanto da italiani. Il problema è che questa norma non è mai stata accompagnata dalle risorse necessarie per renderla efficace. Nelle grandi città può accadere che nelle scuole di periferia si concentrino molti ragazzi arrivati da poco in Italia e che non conoscono la lingua. Questi studenti dovrebbero essere distribuiti, ma spesso le scuole di prossimità non ci sono o sono poche e mancano le risorse per garantire insegnanti aggiuntivi e accelerare l’apprendimento dell’italiano. Se vuoi rendere efficace una norma, devi finanziarla. Altrimenti parliamo del nulla». In un post recente lei ha richiamato l’attenzione sulle altre carenze della scuola: educatori, sostegno, mediatori, psicologi. «Queste sono le vere carenze che noi tocchiamo con mano ogni giorno: insegnanti di sostegno, di psicologi, di educatori e di OSS, soprattutto per gli studenti con disabilità gravi. Sono figure ormai difficili da trovare anche nelle aziende sanitarie. In questi primi giorni di scuola ho ricevuto telefonate di genitori disperati. Una mamma mi ha detto che il figlio, gravemente disabile, è passato dalle 18 ore di sostegno dell’anno scorso a cinque. Mi ha detto: “Dovrei smettere di lavorare e tenerlo a casa”». Ma esistono anche casi estremi, come quello della scuola Pertini di Mestre, dove la presenza di bambini con background migratorio è molto alta e la conoscenza dell’italiano può essere un problema. Come si interviene? «Servono soldi, non parole: la circolare Gelmini sulla distribuzione degli studenti non alfabetizzati esiste già, ma non è mai entrata davvero in vigore. A Mestre per redistribuire una parte degli studenti servirebbe anche garantire il trasporto pubblico ai bambini e alle loro famiglie. E poi chi garantisce gli insegnanti in più nelle classi miste? Non si fanno a costo zero le politiche di integrazione». Lei è arrivata in Italia dall’Albania da bambina. Che cosa ricorda del suo inserimento a scuola? «Sono arrivata in quarta elementare, ho imparato l’italiano in pochissimo tempo e le assicuro che non sono una studentessa superdotata. L’anno dopo, in quinta, le insegnanti mi avevano affiancata a un ragazzo cadorino per aiutarlo a fare la sua tesina». Le era stato affiancato un insegnante? «No. Un’altra ragazza, una mia coetanea macedone, aveva invece bisogno di un insegnante che la affiancasse. Anche lei poi ha imparato la lingua e ha fatto il suo percorso». C’è chi sostiene però che le difficoltà linguistiche di alcuni studenti possano rallentare il resto della classe. «Tutte le classi viaggiano a velocità diverse, con o senza ragazzi da alfabetizzare. Ci sono gli studenti eccellenti, quelli che stanno nel mezzo, quelli con difficoltà di apprendimento e quelli che non hanno voglia di studiare. Sono le classi normali».
La sindaca di Pieve di Cadore: «Arrivai dall’Albania in quarta elementare, l’anno dopo aiutavo i compagni»
Sindi Manushi sindaca Pd di Pieve di Cadore, che ne pensa dell’ iniziativa del governo ? «È una proposta provocatoria e fine a se stessa, che sposta il dibattito pubblico da problemi ben più difficili da affrontare per il governo Meloni. La vedo come una rincorsa alle politiche sempre più estreme di Vannacci e come un ritorno alla campagna elettorale, con un Fratelli d’Italia in una veste più audace e provocatoria. La redistribuzione degli studenti non tanto stranieri, quanto non alfabetizzati, i cosiddetti neoarrivati in Italia, è già prevista da una circolare dell’allora ministra Gelmini. L’obiettivo è evitare di creare classi composte soltanto da ragazzi da alfabetizzare o, al contrario, soltanto da italiani. Il problema è che questa norma non è mai stata accompagnata dalle risorse necessarie per renderla efficace. Nelle grandi città può accadere che nelle scuole di periferia si concentrino molti ragazzi arrivati da poco in Italia e che non conoscono la lingua. Questi studenti dovrebbero essere distribuiti, ma spesso le scuole di prossimità non ci sono o sono poche e mancano le risorse per garantire insegnanti aggiuntivi e accelerare l’apprendimento dell’italiano. Se vuoi rendere efficace una norma, devi finanziarla. Altrimenti parliamo del nulla». In un post recente lei ha richiamato l’attenzione sulle altre carenze della scuola: educatori, sostegno, mediatori, psicologi. «Queste sono le vere carenze che noi tocchiamo con mano ogni giorno: insegnanti di sostegno, di psicologi, di educatori e di OSS, soprattutto per gli studenti con disabilità gravi. Sono figure ormai difficili da trovare anche nelle aziende sanitarie. In questi primi giorni di scuola ho ricevuto telefonate di genitori disperati. Una mamma mi ha detto che il figlio, gravemente disabile, è passato dalle 18 ore di sostegno dell’anno scorso a cinque. Mi ha detto: “Dovrei smettere di lavorare e tenerlo a casa”». Ma esistono anche casi estremi, come quello della scuola Pertini di Mestre, dove la presenza di bambini con background migratorio è molto alta e la conoscenza dell’italiano può essere un problema. Come si interviene? «Servono soldi, non parole: la circolare Gelmini sulla distribuzione degli studenti non alfabetizzati esiste già, ma non è mai entrata davvero in vigore. A Mestre per redistribuire una parte degli studenti servirebbe anche garantire il trasporto pubblico ai bambini e alle loro famiglie. E poi chi garantisce gli insegnanti in più nelle classi miste? Non si fanno a costo zero le politiche di integrazione». Lei è arrivata in Italia dall’Albania da bambina. Che cosa ricorda del suo inserimento a scuola? «Sono arrivata in quarta elementare, ho imparato l’italiano in pochissimo tempo e le assicuro che non sono una studentessa superdotata. L’anno dopo, in quinta, le insegnanti mi avevano affiancata a un ragazzo cadorino per aiutarlo a fare la sua tesina». Le era stato affiancato un insegnante? «No. Un’altra ragazza, una mia coetanea macedone, aveva invece bisogno di un insegnante che la affiancasse. Anche lei poi ha imparato la lingua e ha fatto il suo percorso». C’è chi sostiene però che le difficoltà linguistiche di alcuni studenti possano rallentare il resto della classe. «Tutte le classi viaggiano a velocità diverse, con o senza ragazzi da alfabetizzare. Ci sono gli studenti eccellenti, quelli che stanno nel mezzo, quelli con difficoltà di apprendimento e quelli che non hanno voglia di studiare. Sono le classi normali».

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