A indossarlo sembra un paio di robusti e scurissimi occhiali. Quelli più sportivi, che avvolgono il volto per proteggere dall’aria e dalla luce anche mentre siamo in movimenti. Ma qui lo sport non c’entra niente. Questi “occhiali” non servono per guardare il mondo ma per entrare in una realtà virtuale. Anzi, mista . Dove gli elementi digitali si sovrappongono a quelli fisici. Rendere meno invasivo un visore è una delle strade da percorrere per rendere questa tecnologia - in sviluppo da molto tempo ma rimasta sempre apprezzata da una nicchia - potenzialmente di massa. Più sottili, più leggeri, più facili da indossare . I Meta Vr Glasses sembrano sposare questa ambizione: annunciati da Mark Zuckerberg dal palco del Meta Connect - la conferenza annuale dedicata al mondo degli sviluppatori - sono ancora in lavorazione e usciranno la prossima primavera. In un evento dedicato a Londra abbiamo potuto provarli. E l’idea che sta dietro a questo progetto sembra proprio essere quella di far fare un balzo in avanti a un modo di lavorare, divertirsi e intrattenersi più immersivo. Non chiamiamolo più metaverso , il termine è stato abbandonato da tutti anche dalla stessa Meta. Torniamo alla classica definizione di VR. I Meta Vr Glasses si indossano proprio come un paio di occhiali. Lo stesso sistema ci guida per aggiustare i due piccoli schermi che stanno al posto delle lenti. Si spostano a destra e sinistra, con le dita, perché siano perfettamente in linea con gli occhi. Infilandoli, vediamo il mondo esterno, quello reale. È una ripresa delle due telecamere poste sulla montatura.  Quando ci immergiamo nel mondo digitale - eccola, la realtà virtuale - ci compare davanti uno schermo 5k micro-oled. La definizione è altissima: dimenticatevi fastidio agli occhi e movimenti poco fluidi. Per muoversi all’interno dell’ambiente non ci sono controller . I “joystick” sono i nostri occhi e le nostre mani. Per scegliere cosa selezionare basta guardarlo, per avviarlo basta unire pollice e indice. Altre telecamere si occupano di monitorare ogni movimenti delle pupille e delle dita. Con cui si può anche scrivere su una tastiera virtuale. Appare solo a chi ha la prospettiva dall’interno del visore, sulla superficie della scrivania. I Meta Vr Glasses possono infatti essere connessi a un computer e trasferire tutte le finestre di lavoro nel più esteso spazio virtuale . Una a destra, una a sinistra, una in alto e una in basso. Lo schermo diventa grande quanto tutto lo spazio che i nostri occhi possono coprire.  Spazio che può anche trasformarsi in una sala cinema , con tanto di formato Imax. Meta ha già stretto partnership con diverse case di produzione e distribuzione, tra cui Disney+, Peacock, Hbo, YouTube, per ottenere versioni tridimensionali di molti film e serie tv. Forse però le immagini che colpiscono di più sono quelle sportive. Abbiamo visto una partita di basket direttamente da bordo campo e l’esperienza è sicuramente diversa da quella che si può avere seduti sugli spalti. Qui gli accordi sono con tutte le principali leghe sportive ed emittenti: MLB, UFC, NBC Sports, ESPN e TNT Sports. Non manca, ovviamente, la modalità “sala giochi” : il gaming è il settore che meglio si presta all’immersività della realtà virtuale. Abbiamo provato la nuova versione di Beat Saber, forse il videogioco di maggior successo per il Vr. Liberandosi dei joystick, ora si possono usare tantissime gestualità per colpire gli elementi digitali che ci arrivano addosso a colpi di musica. Un caso emblematico di uso del virtuale per muovere anche il corpo, quello fisico. Senza rischiare ora di finire addosso a un muro: le due telecamere che riprendono il mondo attorno ci mostrano sempre sullo sfondo la stanza. Chi vuole giocare in modo più tradizionale può invece prendere in mano un classico controller e immergersi nel gigantesco schermo. Il visore dei Meta Vr Glasses è leggerissimo : pesa solo 100 grammi. Nessun dispositivo di questo tipo pesa così poco. Ma c’è il “trucco”: agli occhiali è agganciato, attraverso un filo, un altro oggetto. Un “puck” dove sono stati spostati tutti i componenti computazionali. Trecento grammi da infilarsi in tasca . Una soluzione che avevamo già visto adottata da Apple, con il Vision Pro. In quel caso ospitava solo la batteria, qui invece c’è anche il “cervello” del visore. Il processore , il nuovo Snapdragon Reality Elite. La memoria , da 12 Giga, e lo spazio di archiviazione , da 128 Giga che però può essere ampliato fino a un Tera con una Sd. E poi la batteria , che - dichiara l’azienda - ha un’autonomia di circa tre ore. I Meta Vr Glasses ereditano l’ecosistema dei loro più ingombranti predecessori: i Quest. Il sistema operativo è Horizon OS e dunque questo dispositivo, che è nuovo nell’estetica e nell’interfaccia, eredita invece tutta l’offerta di app e servizi preesistenti. Un vantaggio competitivo non indifferente rispetto a quello che sembra il suo più grande rivale: il Vision Pro . In quel caso c’era tutto un mondo nuovo da costruire, qui si parte già con diverse possibilità che saranno probabilmente ampliate dagli sviluppatori. Il motivo per cui è stato presentato in anticipo rispetto al lancio effettivo è proprio questo. L’altro vantaggio competitivo è il prezzo : alto - 1.299 dollari - ma dimezzato rispetto al Vision Pro. Quest’ultimo è un oggetto ad altissima tecnologia, che ha inaugurato un nuovo modo di interagire nel virtuale. Sofisticato e di alto livello ingegneristico, non è però riuscito a trovare un vero e proprio pubblico . Le vendite sono state basse e la stessa Apple ha smesso di promuoverlo - non è mai arrivato in Italia - in attesa forse di un rilancio con un prodotto più evoluto. La domanda è rimasta la stessa che ha perseguitato la realtà virtuale da quando sono usciti i primi visori. Ed è la più banale ma anche la più importante: che cosa ci faccio con questo dispositivo? O meglio: che potenzialità mi permette di sbloccare e quali delle attività quotidiane che compio nel reale sono effettivamente migliori e più coinvolgenti in quel mondo digitale? Il gioco deve valere la candela, anche perché spostarsi in realtà virtuale (o mista) significa accettare di indossare un ingombrante oggetto sul volto e di perdere inevitabilmente una quota di socialità e di contatto con l’esterno . L’alienazione è uno dei problemi più grandi che comporta la realtà virtuale. Passare dall’estetica e dall’alleggerimento dell’hardware - a prezzi alti, ma non inavvicinabili - rendere il visore un oggetto facile da mettere e togliere come un paio di occhiali può essere una strada.