Erano in cento. In strada. Un «raduno spontaneo» di cittadini esasperati dalla criminalità diventato nel giro di pochi minuti una «ronda» non autorizzata , e dalle intenzioni tutt’altro che pacifiche. Terminata solo con l’arrivo (in forze) di carabinieri e polizia locale. Non senza registrare prima due brutali aggressioni a immigrati. Il primo quasi linciato dalla folla, il secondo colpito mentre vagava ubriaco da due fratelli pregiudicati. Una caccia all’uomo iniziata dopo un altro pestaggio avvenuto in mattinata quando un marocchino di 24 anni era stato colpito in strada dai passant i (e dal marito della vittima) perché accusato di aver tentato di aggredire la donna mentre stava entrando in auto. Assalto terminato con l’iniziale ricovero in codice rosso all’Humanitas, poi per fortuna diventato meno grave fino alle dimissioni in giornata. Notte ad altissima tensione quella andata in scena nel quartiere Aler di Rozzano : oltre 40 mila abitanti, oggi considerata (anche dal governo) come l’epicentro dell’emergenza sicurezza. Non fosse altro che si tratta dell’unico comune del Nord Italia inserito nel cosiddetto «Decreto Caivano», oltre che «zona rossa» per il susseguirsi di episodi di microcriminalità. Quasi un paradosso, visto che il municipio è amministrato da una maggioranza di centrodestra. Eppure l’attenzione continua di Lega e Fratelli d’Italia al tema sicurezza, con il sindaco Mattia Ferretti (leggi l'intervista) che proprio tre giorni prima aveva promosso delle «passeggiate» per le strade di Rozzano per «riabituarci a vivere e riempire degli spazi che oggi sono troppo spesso “abbandonati” ma che sono nostri», s’è trasformata in una protesta violenta e senza autorizzazione. Tanto che mercoledì sera, insieme alle forze dell’ordine, sono dovuti intervenire in strada a mediare anche lo stesso primo cittadino e l’assessore Domenico Anselmo. Negli ultimi mesi a Rozzano ci sono stati diversi episodi critici . Non ultimo l’assalto armi in pugno — vicino a una scuola tra via Petunie e via dei Lillà — a un marocchino di 25 anni, con precedenti per spaccio, ferito a un piede e «sequestrato» per 48 ore al Gratosoglio prima di essere liberato dai carabinieri. Da tempo le bande della droga nordafricane, che controllano lo spaccio nei boschi intorno a Milano, hanno stabilito la loro base proprio a Rozzano. A questo si sommano i problemi «endemici» del quartiere dei Fiori: 20 mila persone in 6 mila stabili Aler . Intorno la presenza di personaggi legati a boss nostrani. Una miscela esplosiva che ricorda la Rozzano delle bande degli anni Ottanta e Novanta. Ma cosa è successo l’altra notte? Per capirlo bisogna partire dalla mattina di mercoledì. Una 30enne italiana che sta salendo in macchina in via Gigli viene aggredita da un marocchino di 24 anni che la strattona. Le urla e l’intervento dei passanti, tra i quali anche il marito della vittima . Il 24enne viene messo in salvo dai vigili che riescono a liberarlo dai «vendicatori». La stessa persona che la sera viene individuata in viale Liguria da alcuni partecipanti alla ronda: «È quello di stamattina, lo hanno già rilasciato». Poi l’assalto e ancora una volta l’intervento dei vigili che lo caricano in auto. Poi tocca a un altro marocchino, 38enne, che ubriaco viene aggredito sotto agli occhi dei carabinieri in via Mimose. A colpirlo, con calci e pugni, due fratelli Alessio G., 33 anni, e Andrea G. di 22, entrambi pregiudicati. L’uomo finisce in codice verde all’Humanitas. Il caso scoppia poi sui social. Con gli organizzatori della ronda (tra i quali il marito della donna) che dicono di non essere legati a movimenti di estrema destra , «non violenti» ma solo esasperati dai continui reati. E rilanciano: «Torneremo in piazza».
La «notte nera» di Rozzano: le ronde, i linciaggi e la caccia agli immigrati da parte di residenti esasperati dalla criminalità
Erano in cento. In strada. Un «raduno spontaneo» di cittadini esasperati dalla criminalità diventato nel giro di pochi minuti una «ronda» non autorizzata , e dalle intenzioni tutt’altro che pacifiche. Terminata solo con l’arrivo (in forze) di carabinieri e polizia locale. Non senza registrare prima due brutali aggressioni a immigrati. Il primo quasi linciato dalla folla, il secondo colpito mentre vagava ubriaco da due fratelli pregiudicati. Una caccia all’uomo iniziata dopo un altro pestaggio avvenuto in mattinata quando un marocchino di 24 anni era stato colpito in strada dai passant i (e dal marito della vittima) perché accusato di aver tentato di aggredire la donna mentre stava entrando in auto. Assalto terminato con l’iniziale ricovero in codice rosso all’Humanitas, poi per fortuna diventato meno grave fino alle dimissioni in giornata. Notte ad altissima tensione quella andata in scena nel quartiere Aler di Rozzano : oltre 40 mila abitanti, oggi considerata (anche dal governo) come l’epicentro dell’emergenza sicurezza. Non fosse altro che si tratta dell’unico comune del Nord Italia inserito nel cosiddetto «Decreto Caivano», oltre che «zona rossa» per il susseguirsi di episodi di microcriminalità. Quasi un paradosso, visto che il municipio è amministrato da una maggioranza di centrodestra. Eppure l’attenzione continua di Lega e Fratelli d’Italia al tema sicurezza, con il sindaco Mattia Ferretti (leggi l'intervista) che proprio tre giorni prima aveva promosso delle «passeggiate» per le strade di Rozzano per «riabituarci a vivere e riempire degli spazi che oggi sono troppo spesso “abbandonati” ma che sono nostri», s’è trasformata in una protesta violenta e senza autorizzazione. Tanto che mercoledì sera, insieme alle forze dell’ordine, sono dovuti intervenire in strada a mediare anche lo stesso primo cittadino e l’assessore Domenico Anselmo. Negli ultimi mesi a Rozzano ci sono stati diversi episodi critici . Non ultimo l’assalto armi in pugno — vicino a una scuola tra via Petunie e via dei Lillà — a un marocchino di 25 anni, con precedenti per spaccio, ferito a un piede e «sequestrato» per 48 ore al Gratosoglio prima di essere liberato dai carabinieri. Da tempo le bande della droga nordafricane, che controllano lo spaccio nei boschi intorno a Milano, hanno stabilito la loro base proprio a Rozzano. A questo si sommano i problemi «endemici» del quartiere dei Fiori: 20 mila persone in 6 mila stabili Aler . Intorno la presenza di personaggi legati a boss nostrani. Una miscela esplosiva che ricorda la Rozzano delle bande degli anni Ottanta e Novanta. Ma cosa è successo l’altra notte? Per capirlo bisogna partire dalla mattina di mercoledì. Una 30enne italiana che sta salendo in macchina in via Gigli viene aggredita da un marocchino di 24 anni che la strattona. Le urla e l’intervento dei passanti, tra i quali anche il marito della vittima . Il 24enne viene messo in salvo dai vigili che riescono a liberarlo dai «vendicatori». La stessa persona che la sera viene individuata in viale Liguria da alcuni partecipanti alla ronda: «È quello di stamattina, lo hanno già rilasciato». Poi l’assalto e ancora una volta l’intervento dei vigili che lo caricano in auto. Poi tocca a un altro marocchino, 38enne, che ubriaco viene aggredito sotto agli occhi dei carabinieri in via Mimose. A colpirlo, con calci e pugni, due fratelli Alessio G., 33 anni, e Andrea G. di 22, entrambi pregiudicati. L’uomo finisce in codice verde all’Humanitas. Il caso scoppia poi sui social. Con gli organizzatori della ronda (tra i quali il marito della donna) che dicono di non essere legati a movimenti di estrema destra , «non violenti» ma solo esasperati dai continui reati. E rilanciano: «Torneremo in piazza».

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